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Un Napolitano che ci sta portando…

20 Gennaio 2012

La crisi ha avuto in Italia un effetto negativo (mi verrebbe da scrivere: devastante) in più. Quello di esaltare il nostro capo di Stato, il quale, constatato che i partiti si stavano avvitando su se stessi, ha pensato bene di prendere in mano la situazione e di comandare direttamente la nave. La posta in gioco era enorme. Sconfiggere una crisi disastrosa quale quella che attanaglia l’Italia – inserita peraltro in una crisi internazionale per la quale non si vedono timonieri adeguati -, vorrebbe dire passare alla Storia.
A chi questo obiettivo non farebbe girare la testa?

Ho l’impressione che Napolitano sia stato colpito da una tale suggestione al punto che non si rende conto dello scenario che la sua rotta sta disegnando in mezzo a noi.
All’estero lo hanno chiamato Re Giorgio e qualcuno già ventila che egli succederà a se stesso nel 2013.
Ciò dà la misura di come i partiti siano spariti dall’orizzonte politico e di come Re Giorgio stia governando da moderno monarca a cui il parlamento non può e non deve fare da ostacolo.

Pochi degli uomini politici ancora assennati si rendono conto della deriva democratica che ci sta sommergendo.
Una crisi così sovranamente diretta sta sollevando una quantità di rivolte che è ottusamente sbagliato far risalire alla Merkel (come ha tentato di fare Mario Monti qualche giorno fa) o alla mancata governance dell’Europa.
Anche questi aspetti c’entrano, eccome, ma la ragione principale sta nel fatto che chi ha preso il timone non ha azzeccato la rotta e anziché farci uscire dalla tempesta, vi si sta immergendo sempre di più ad ogni giro di motore.
Ho già scritto che la soluzione, che ancora tarda a venire, è quella di mettere in vendita, nei tanti modi possibili, il nostro patrimonio immobiliare eccessivo e inutilizzato (e quando fosse insufficiente, anche quello più pregiato), così come farebbe un buon padre di famiglia.
Invece lo Stato non si dimostra un buon padre di famiglia e ci lascerà affondare nei debiti prima ancora di rendersi conto che sarà troppo tardi per rimediare.

Napolitano (perché è lui, e non Monti, al timone) ha preferito scegliere la strada tipica della sinistra, ossia quella di tassare a più non posso i cittadini, incurante invece di arginare i numerosi varchi aperti da una spesa pubblica che non ha l’eguale forse in tutto il mondo. Sappiamo bene quanto altri Stati europei, come la Germania, l’Inghilterra e la Francia, ad esempio, oppure quanto gli stessi Stati Uniti costino almeno la metà di quanto ci costa a noi cittadini il nostro Stato elefantiaco,  improduttivo e farraginoso.
La stessa presidenza della Repubblica è una voragine senza fondo a cui nessuno pensa seriamente di porre rimedio, se non attraverso palliativi assolutamente neutri e risibili.
Tuttavia, Napolitano è incriticabile (si veda la grande stampa che ormai parla poco di politica ed è diventata noiosa). Pochi osano farlo, e nessuno addirittura dice che Napolitano, se non fosse stato pure lui contagiato dall’antiberlusconismo, avrebbe avuto ben altra soluzione da mettere in campo: appoggiare il decreto legge che stava per varare il governo Berlusconi in ottemperanza agli impegni europei e fare opera di persuasione presso il Pd affinché la finisse di gridare Al lupo, al lupo e si rimboccasse le maniche per aiutare il governo ad uscire dalle secche.

Ciò che invece ha fatto dopo, quando ha deciso di far saltare Berlusconi per sostituirlo con un suo uomo e dar vita così a quello che ormai tutti riconoscono come il governo del Presidente.
Monti, infatti, potrebbe fare qualunque cosa e il Pd sarebbe tacitato semplicemente con un abbaio del re che ha il suo trono sul Colle.
Un abbaio che avrebbe dovuto erompere molto tempo prima, e non solo nei confronti del Pd ma anche di quella parte delle Istituzioni che stava esondando dai propri limiti. Fini e la magistratura, ad esempio.

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Altri articoli

“Liberalizzazioni, via libera al piano Monti: «Basta con le tasse occulte »”. Qui.


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