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Un Napolitano diverso

4 Settembre 2011

È da qualche tempo, ossia dall’inizio dell’assalto speculativo sull’Italia, che sto osservando il comportamento del Capo dello Stato, che ho spesso criticato aspramente. Soprattutto per il suo silenzio – ancora oggi inspiegabile – sul caso Fini, e per aver mostrato più di una volta di avere un occhio di riguardo per il suo partito di provenienza.

Lo sto osservando perché mi trovo a condividere l’atteggiamento fermo, risoluto ed incisivo che sta tenendo affinché l’Italia non perda la testa in un momento in cui perderla vorrebbe dire gettare sul lastrico il Paese.

I suoi richiami, anche rivolti con cipiglio all’opposizione, sono da condividere e pure l’appoggio che sostanzialmente sta dando all’azione di governo ( naturalmente purché la maggioranza non si chiuda a riccio su se stessa, ma si apra anche ai suggerimenti dell’opposizione).

Mi pare che è ciò che il governo Berlusconi sta facendo, anche se l’opposizione, e in specie il Pd, continua a recitare come un mantra la richiesta di dimissioni, stordita da un vetero antiberlusconismo e dalla incapacità di ragionare. Ieri sera, nella trasmissione satirica Gli sgommati, su Sky, hanno fatto vedere un Bersani ricoverato in clinica, con i dottori intorno che cercavano inutilmente di curarlo dalla mania di chiedere continuamente le dimissioni del governo. Era uno spasso, ma la visione suscitava perfino molta tristezza.

Effettivamente il comportamento di Bersani desta più di una preoccupazione, e forse lo ha capito molto bene il capo dello Stato, che deve conoscere a menadito i meccanismi evidenti e segreti che regolano le giornate di un segretario del Pd.

Come ho già scritto, Napolitano ha preso le redini in mano di una opposizione che ha perso il senso della misura e dello Stato.

Ieri poi, è stato assai chiaro ed incisivo, raffreddando le teste calde che si stanno illudendo di prendere le redini del Paese, a partire da Montezemolo per finire a Profumo.

Indugiavo però a scriverne, restando ancora nascosta in me un po’ di diffidenza nei suoi confronti. A mio avviso, nei mesi scorsi Napolitano ne ha combinate di così grosse sul piano istituzionale, debordando dai suoi limiti inderogabili, che firmargli oggi addirittura una cambiale in bianco, mi sembrava una follia.

E infatti una cambiale in bianco non gliela affido, ci mancherebbe. Però registro questa novità, che è una novità importante. Il capo dello Stato rappresenta la Nazione, e dunque nel momento di maggior pericolo è doveroso il suo impegno e i suoi sforzi affinché tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, guardino in primo luogo al bene del Paese.

Stamani un editoriale di Mario Sechi intitolato “Prima di tutto viene l’Italia”, tesse l’elogio dell’ultimo Napolitano.
Con questo scritto, mi unisco a lui.

Altri articoli

“Il meraviglioso mondo di Bersani” di Francesco Damato. Qui.

“Africani, i reietti della nuova Libia” di Lorenzo Cremonesi. Qui.

“Lunedì nero per le borse. Ormai si scommette sulla fine dell’Europa” di Nicola Porro. Qui.


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Bart