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Una nuova accusa a Napolitano

4 Marzo 2013

Questa volta  proviene dal procuratore regionale della Corte dei Conti del Trentino Alto Adige Robert Schulmers.
Si può leggere tutto su “il Fatto Quotidiano”, in un articolo del bravo Marco Lillo, il quale dimostra ancora una volta (come Gian Marco Chiocci de “il Giornale”) di avere coraggio da vendere e di non guardare in faccia a nessuno.

Si tratta di questo.
Schulmers accusa il potente presidente della regione altoatesina, Luis Durnwalder, di aver procurato allo Stato un danno erariale di 1 milione e 600mila euro. Da quel momento comincia il suo calvario, che racconta in varie lettere inviate a più di un destinatario, e soprattutto ai suoi superiori, i quali si sono fatti invadenti e lo invitano a desistere dalle accuse e a chiudere la vertenza quanto prima. Ovviamente Schulmers non ci sta e cerca di resistere finché non decide di rendere noto il suo caso.
Osserva che ogni volta che le pressioni si sono fatte insistenti e vessatorie, esse sono state precedute da una visita di Durnwalder al Quirinale.

Chi ricorda il caso Napolitano – Mancino non può non constatare che ci troviamo in presenza dello stesso percorso: l’imputato va o telefona al Quirinale, e subito dopo partono le pressioni affinché il caso sia trattato con un certo riguardo, o addirittura chiuso.

È arcinoto che a fronte della vicenda Napolitano-Mancino la magistratura poteva contare sulle telefonate casualmente intercettate fra Napolitano e l’ex presidente del senato, ed è altrettanto noto che, con un’azione assai inquietante, Napolitano è riuscito a nasconderne il contenuto e a mettersene al riparo grazie ad una sentenza della corte costituzionale scandalosa e servile, che ha fatto strame della nostra Carta e concesso al presidente della repubblica una immunità osteggiata dai padri costituenti.

Nel caso Schulmers, invece, sembra che non esistano nastri o prove di qualunque genere, poiché le conversazioni intercorse tra il 2012 e il 2013 tra Durnwalder e il Quirinale, furono di tipo colloquiale, quindi ci troviamo in presenza della sola testimonianza del procuratore regionale Schulmers.

Per curiosità, stamani ho consultato sul web i giornali più importanti e, come mi aspettavo, nessuno ha avuto il coraggio di riprendere la grave accusa portata alla luce dal giornalista Marco Lillo. Solo nel tardo pomeriggio appare una smentita, qui.
Qualcuno dirà: Ci troviamo in un delicato momento politico e non è il caso di mettere un’altra volta sotto accusa il capo dello Stato che è occupato a sbrogliare la intricata matassa del dopo elezioni.
Non è un motivo valido, e non lo è mai stato quando si trattava di denunciare qualche presunta malefatta di Silvio Berlusconi.

Dopo il caso Mancino, con questa replica del caso Schulmers possiamo azzardare qualche conclusione: nel senso che Napolitano possiede questo inquietante vizietto di mettere il naso nelle vicende giudiziarie per forzarne il corso.
Come si può passare sopra uno scandalo di queste proporzioni e di rango costituzionale?

Ricordo che, e lo cito solo ora perché a quel tempo dimenticai il nome del pm che denunciò il fatto, questo magistrato, almeno fino a qualche mese fa in servizio in Sicilia, denunciò in una trasmissione televisiva di aver scoperto che il Quirinale possedeva spesso le copie delle sue inchieste, e si domandava chi in procura adempisse a un tale spregevole compito di spia.
Pur non ricordando il nome del pm, ritengo doveroso, a questo punto, aggiungere anche questo ulteriore caso, che chiunque ne abbia i mezzi può rintracciare negli archivi televisivi.

Vedremo nei prossimi giorni se la denuncia di Marco Lillo sarà ripresa da altri quotidiani, o sarà seppellita sotto una montagna di nequizie e di ipocrisie.


Le dichiarazioni di Durnwalder, qui.


P.S. Leggo un articolo che ha dell’incredibile. Riguarda il caso RubY e la testimonianza del pm minorile Anna Maria Fiorillo, la quale ha ieri testimoniato di essere stata contraria alle decisioni del commissario Iafrate, che modificava le proprie disposizioni. Dichiara la Fiorillo: «A me sembrava una cosa talmente incredibile… Comunque conclusi la telefonata molto infastidita, la Iafrate sembrava un fiume in piena che non voleva ascoltare. Le dissi perciò: quello che avevo da dire gliel’ho detto, confermo le mie disposizioni e non mi disturbi più. Le dissi anche che lei aveva capito benissimo quello che intendevo dire e che se non avesse inteso se ne sarebbe assunta le responsabilità ».

Ossia, la Fiorillo, ad un certo punto sapendo che il commissario Iafrate non rispettava le sue disposizione, abbassa il telefono e se ne lava le mani dicendo: “non mi disturbi più”.
Vi sembra un comportamento tollerabile? Non avrebbe dovuto invece presentarsi davanti alla Iafrate ed esigere il rispetto delle sue decisioni?
L’articolo conclude prevedendo qualche provvedimento nei confronti della Iafrate. Ma non dovrebbe essere censurata anche la Fiorillo?
Ma in che razza di Paese viviamo?!


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