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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Una telefonata da distruggere

3 Ottobre 2013

Chi sa che nell’etere mercoledì notte, al termine delle due votazioni di fiducia, non sia corsa una telefonata tra Matteo Renzi e Enrico Letta, due toscanacci, di questo tenore.

MT – O Enrico, scusa se ti telefono a quest’ora, ci siam visti l’altro giorno e ci siamo anche stretti la mano, ma l’hai sentito il Berlusca? Ci vuol mettere l’uno contro l’altro…
EN – A me, caro Matteo, di quel che fa il Berlusca non mi può importare di meno.
MT – Ma se l’han visto tutti alla tv che ti è scappato di dire che è un grande.
(silenzio di Enrico di qualche secondo, di nuovo Matteo)
MT – Enrico, ci sei?
EN – Sì, son qui.
MT – E perché non rispondi, dio bono.
EN – Pensavo alla nuova maggioranza politica…
MT – O Enrico, ma che, mi fai il grullo?
EN – No, no…
MT – O Pisanaccio, altro che maggioranza nuova di zecca, a te e a me il Berlusca ce l’ha messa in domo.
EN – Dici?
MT – O Enrico, un fa’ ‘l sega. Che te l’hai capito subito. A te in quel posto t’è arrivato dritto come un missile, e il botto l’hai avuto quando hai detto che è un grande. ‘Un so se l’hai detto a proposito di Berlusconi o del siluro che t’ha…, insomma, iolai, m’intendi…
EN – A dire il vero, bel fiorentino, son stati grandi tutti e due, il Berlusca e il missile, e c’è mancato poco che l’urto ‘un mi sbalzasse dallo scranno.
MT – E ora che si fa, maremma cane.
EN – E a te’ un t’è arrivato il missile, ‘un hai sentito proprio nulla nulla…
MT – O che credi Enrico, quel caimano in meno di due minuti t’ha sganciato un missile che t’ha preso te a Roma e poi è arrivato qui a Firenze, maremma cane. Stavo a tavola a masticarmi una bella bisteccona quando fra poco non la rigettavo con tutt’ i denti, tanto il botto m’è arrivato dove t’è arrivato anche a te.
EN – ‘Un scherza’, Matteo, che qui son cavoli amari.
MT – E chi scherza. Stammi a senti’, Enricuccio bello. Te ‘un legge’ il giornale di Sallusti, lui e la pitonessa è meglio lascialli sta’. Con Sallusti c’ha provato anche quel lessone di Cicchitto e fra poo’ ci lasciava gli occhiali e il naso. ‘Un hai sentito quando gli ha detto: O Fabrizio, non ti dice niente che a applaudirti è il pubblico di Ballarò?
EN – Ballarò ‘un l’ho visto, ma m’immagino la faccia di Cicchitto, con gli occhiali finiti di traverso.
MT – Solo gli occhiali? Fra poo’ gli prendeva l’ictus.
EN – A te’ ti toccherà fa’ il segretario del Pd e a me il presidente del Consiglio. È il Berlusca che ha deciso. Te lo saresti mai immaginato che il giaguaro smacchiasse Bersani?
MT – Fosse solo Bersani, ha smacchiato anche il D’Alemino, che a me mi vede come il fumo nell’occhi.
EN – Certo che è un ganzo…
MT -Chi, il D’Alemino?
EN – No no, il D’Alemino c’ha solo fatto la battuta, ma il geniaccio della lampada, il Berlusca, forse al missile gli ha fatto fare un bel girotondo, e dopo Firenze l’ha rispedito a Roma, a centrare il D’Alemino. Chi sa che botto… Te l’immagini il D’Alemino che fa un salto dalla sedia…
MT – Ora è a te che ti va di scherzare, e invece ci sarebbe da piange’… Ma dimmi te come si fa a piange’ che te e io rappresentiamo il futuro del Pd. Ci pensi che roba…
EN –Roba di che?
MT, O Enrico ‘un fa il nesci. Che l’abbiamo presa in quel posto ormai lo sanno tutti.
EN – Lasciamo perde’ che è meglio. Piuttosto dimmi che ne pensi, Matteo: ma il Berlusca “è diventato tutt’insieme superfluo” come dice quello della Stampa, il Sorgi.
MT – Allora, pisanaccio, vuoi proprio che ti dica la verità! il Berlusca in quei due minuti ha fatto trema’ la terra. Un terremoto, e il Sorgi c’è rimasto sotto; è ancora tutto rintronato.
EN – Allora è proprio vero. ‘Un è superfluo…
MT – Te, Matteo, a Pisa, c’avrai anche la Torre Pendente, ma noi fiorentini c’abbiamo avuto Messer Niccolò, e sai che ti dico: mettiamoci le mani avanti e didietro, perché l’omino di Arcore, di missili ce ne scaricherà per lo meno un’altra diecina. Ha fatto la scorta, iolai, ora che devono arriva’ le sentenze di quei topi sordi della magistratura, che il putiferio l’han scatenato loro, e noi fessi a dargli retta. Si pensava di celebra’ il funerale del Berlusca con du’ spiccioli, e invece il Berlusca ci butterà tutt’insieme nella fossa comune, poi un po’ di calce sopra, un bel mucchio di terra e chi s’è visto s’è visto.
EN – Non ti sembra d’essere un popoino pessimista… In fin dei conti, la bocca per parla’ c’è rimasta, e ti pare poco?
MT – O Enricuccio, ma te: la fai o non la fai un po’ di palestra?
EN – E come faccio? Ho da pensa’ al bene del Paese…
MT – Pensaci, pensaci, al bene del Paese, ma se va avanti così, il Berlusca, che la palestra la fa alla grande – ‘un vedi come ringhia, che pare un rottweiler pronto a saltarti addosso – un giorno o l’altro finisce che ci mena.
EN – Sono almeno due volte più grosso di lui.
MT – E che vol di’. Te dimmi dove te l’ha ficcato il missile…
EN – ‘Un me lo fa di’ che lo sai benissimo.
MT – E allora dimmi te che gli ci vole, al Berlusca, a farsi un cenetta con du’ rognoni del presidente del consiglio. Hai visto? Ha dei denti che sembrano proprio delle zanne di rottweiler.
EN – ‘Un ci scherza’, Matteo, perché il Berlusca, di rognoni a cena potrebbe anche portarcene quattro…
MT – Che voi di’
EN – Va la’ che m’hai capito bene.
MT – Oddio, Enrico, s’è fatto tardi. Ti devo lascia’. Bonanotte.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart