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Uno Stato più snello. Cominciano le resistenze

13 Agosto 2011

La casta, dunque, non è solo quella rappresentata dai parlamentari. È un’entità più grossa del più grosso mostro marino ((mi si consenta l’immagine, visto che l’Italia si distende, come un corpo allungato, nelle acque del mar Mediterraneo). Come questo, è onnivora e senza pietà.
Da anni ci facciamo tutti belli a parole lamentando che in Italia stiamo peggio che al tempo dei Borbone.

Una struttura elefantiaca, e per di più inefficiente, mette alla prova la pazienza di un santo.
Per la prima volta, a causa della profonda crisi mondiale che ci costringe a una cura da cavallo per non essere travolti, troviamo un governo che ha preso il coraggio a quattro mani e mostra di avere la più seria intenzione di arrivare fino in fondo.
Naturalmente, il dibattito che si avrà in parlamento, e che mi auguro costruttivo, metterà in luce qualche distorsione che nella fretta può essere stata compiuta dal governo.
Sembra tuttavia che le fasce medio basse non escano dalla manovra annunciata con le ossa del tutto rotte. Chi ha di più (stipendi medio alti) pagherà di più.
Perfino Carlo De Benedetti l’altro giorno ha rilasciato una dichiarazione, dicendosi d’accordo con una tale linea.

Ma la cura più importante, a mio avviso, è quella, appena iniziata, del dimagrimento della struttura dello Stato. Dubito che il governo e il parlamento riusciranno a condurre in porto questo lodevole proposito. Già i Comuni, le Provincie e vari Enti considerati inutili, oggetto di questo dimagrimento, hanno alzato la voce e si dicono intenzionati a resistere.
Si capisce. Si tratta di eliminare decine di migliaia di poltrone (e spesso di autentici e consistenti sprechi) che, se rendono felici e opulenti coloro che vi siedono sopra, impoveriscono la ricchezza nazionale e tolgono risorse allo sviluppo.

La crisi, dunque, potrebbe essere salutifera e permettere di colpire una parte del corpo del mostro marino.
Se l’operazione, come sembra, sarà arricchita dal dimezzamento dei parlamentari (Bersani è d’accordo, finalmente, dopo che con un referendum aveva impedito il raggiungimento di questo obiettivo anni fa), potremo cominciare a respirare.
Se poi, in aggiunta, ci proporremo di attribuire ad una sola Camera il potere legislativo, e daremo ad un premier eletto dai cittadini più potere, liberandolo da lacci e lacciuoli, noi potremo perfino tornare a sperare.
Avremo fatto ciò che non è riuscito di fare a nessuno nel corso di molti anni.

I soldi da trovare sono importanti, non v’è dubbio – e l’insistenza con cui l’Europa ci chiede di reperirli per sanare il nostro colossale debito lo dimostra -; ben più importante, però, è la costruzione di una nuova architettura dello Stato, che ci permetta di sbadigliare meno e di fare di più.
Quando saremo arrivati ad esercitare una tale efficienza, inizierà – ne sono convinto – un percorso virtuoso, nel corso del quale i nostri problemi diventeranno sempre di più risolvibili ed ordinari.
Alla condizione, però, che la classe politica sia meglio selezionata e preparata. A questo proposito, torno alla mia vecchia idea, e cioè: potremo avere un’ottima classe politica se i parlamentari e tutti coloro che occuperanno cariche elettive saranno pagati con stipendi normali, oltre che spogliati di ogni privilegio.
Bene ha fatto il governo a stabilire che i parlamentari d’ora in avanti dovranno viaggiare in classe economica e non più in quella di lusso.
Solo ridimensionando il compenso economico ed eliminando i benefit, infatti, potremo sperare che dalla politica stiano lontano i disonesti, i trafficoni, e i delinquenti.

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Bart