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Vengono i brividi solo a pensarci

16 Settembre 2010

Se riflettete sul caso Fini, non potete non concordare con me che gli indizi che si stanno accumulando sulla persona del presidente della Camera cominciano ad avere la consistenza di prove, a cui basterebbe poco per certificarle inequivocabilmente.  

I magistrati leggono anche loro i giornali. Nessuno potrebbe darci ad intendere che stiano tutto il giorno chini sui molti fascicoli inevasi. Hanno le loro pause dal lavoro, e si sa che sono pure pause rilassanti e abbastanza lunghe, se è vero, come lessi qualche tempo fa, che le ore lavorate (e ben pagate) sono ridicole se confrontate con quelle dei normali lavoratori.  

Dunque, dai giornali (almeno da taluni: quelli che stanno svolgendo una delle inchieste giornalistiche più serie degli ultimi anni) hanno potuto leggere che ci sono documenti e testimoni più che in abbondanza che consiglierebbero di interrogare il presidente Fini. Il quale, insieme con il cognato Giancarlo Tulliani, dovrebbe essere il destinatario eccellente per dirimere tanto il caso di Montecarlo, quanto quello delle raccomandazioni in Rai e quello dello sblocco di fondi a favore dell’imprenditore Piscicelli.
Poche domande alla persona giusta, ossia a Fini, e tutto sarebbe risolto, nel bene o nel male.  

Ma i magistrati hanno fatto sapere che non è loro intenzione ascoltare Fini, né il cognato. Belpietro la vede brutta. Intitola il suo pezzo “Fini, Lamorte dell’inchiesta” unendo abilmente l’articolo “la”con il sostantivo “morte”, per formare il cognome di uno dei testimoni.  

Sente odore di archiviazione. I magistrati, anche secondo me, non vi mettono l’impegno necessario. Se a questo aggiungiamo il silenzio della maggior parte della stampa che conta, e il silenzio del capo dello Stato, allora, almeno al sottoscritto, vengono i brividi, e dovrebbero venire a tutti gli italiani, al pensiero del blocco potente che si è costituito intorno ad una persona per nasconderne i presunti misfatti.  

Ma Fini è davvero colpevole? Un innocente, un normale cittadino che lo fosse, non si sarebbe tirato indietro di fronte a qualsiasi domanda. Chi lo facesse, genererebbe legittimi sospetti. Figurarsi quali sospetti enormi può suscitare la terza carica dello Stato che rifiuta di sottoporsi alle domande dei giornalisti.  

E in più, come nel caso di Fini, quando tutti gli indizi raccolti congiurano verso la sua corresponsabilità nello scandalo. Ma Fini non lo fa.  

Personalmente propendo ormai per ritenerlo colpevole, non solo, ma ritengo che abbia mentito agli italiani. Il che, per la terza carica dello Stato, è cosa gravissima. Per me, Fini non è più il mio presidente della Camera. Ho accumulato nei suoi confronti una convinzione di colpevolezza che solo lui potrebbe dissipare, accettando di sottoporsi alle domande dei giornalisti.  

Soprattutto di quelli che stanno svolgendo lodevolmente le inchieste che lo riguardano. Perché andare da Mentana o da qualche giornalista del Corriere della Sera, della Stampa, del Fatto quotidiano, di Repubblica, significherebbe avere la possibilità di sfuggire alle domande che contano. A rendere inutile e vuota l’intervista.  

Il caso Fini sta andando più in là dei suoi contenuti visibili. Esso sta mostrando come una evidente ipotesi di corresponsabilità in scandali illeciti possa essere mafiosamente protetta, al punto che il sospettato può addirittura sentirsi talmente sicuro da prendere i giro tutti gli italiani.  

Se davvero Libero e il Giornale, come hanno promesso, andranno fino in fondo, come fecero i due coraggiosi giornalisti del celebre Watergate, gli italiani dovranno loro molto più che una semplice riconoscenza. Questi giornali avranno smascherato e messo goffamente allo scoperto un potere mafioso, in cui sono coinvolti certa stampa, certa opposizione e certi apparati istituzionali. Essi avranno dato così un nome al troppo silenzio che si è cercato abilmente di costruire intorno alle gravi responsabilità della terza carica dello Stato.

Ove si pensi, poi, a ciò che questo stesso potere mafioso ha preteso con il caso Scajola.

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“Il Pdl ai tre finiani: “Dieci giorni per difendersi”. Qui.

Casa di Montecarlo. Qui.


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6 Comments

  1. Pingback by Vengono i brividi solo a pensarci | Politica Italiana — 16 Settembre 2010 @ 15:46

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=13980 AKPC_IDS += “18541,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on settembre 16th, 2010 Tags: Fini-Tulliani Share | […]

  2. Pingback by Vengono i brividi solo a pensarci | Politica Italiana — 16 Settembre 2010 @ 15:46

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  3. Commento by Ambra Biagioni — 17 Settembre 2010 @ 10:39

    Qui le ultime da Libero

  4. Commento by Felice Muolo — 17 Settembre 2010 @ 11:03

    Bart, mettiamo che Fini o chi per lui si sia fregato l’appartamento, dov’è la novità? Ti meravigli del silenzio?  A certi livelli, zitto chi sa il gioco.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Settembre 2010 @ 11:51

    Grazie, Ambra, avevo già letto. Clamorosa è la testimonianza di Caruso che contraddice quanto da lui detto in un’intervista del 5 agosto. Ho scritto su questo il nuovo post.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Settembre 2010 @ 11:52

    Il grave, Felice, è che Fini, terza carica dello Stato, ci sta prendendo tutti in giro.

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