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Vento freddo dalla Germania

15 Febbraio 2012

Qualche tempo fa sul mio blog scrissi un articolo intitolato: “La Germania ci deve molto”. In sostanza chiedevo alla Germania di essere più malleabile rispetto all’intransigenza che sta manifestando a scapito dei Paesi europei più deboli. È vero, questi Paesi hanno sbagliato, si sono illusi di vivere oltre le loro possibilità. È stato un grave errore, soprattutto se si pensi che negli stessi anni, grosso modo,la Germania sosteneva sacrifici immani per far fronte ai costi della riunificazione.
La preoccupazione per questa intransigenza ancora mi pervade e suscita in me perfino del risentimento.

Non mi aspetto nulla dal governo Monti, per il semplice motivo che ciò che sta facendo è, al momento, assai insufficiente, soprattutto se non ci si decide al più presto a dismettere il nostro patrimonio, nei modi e nei tempi che sono stati più volte indicati dagli esperti, il cui ricavo dovrà andare soprattutto a riduzione del gigantesco debito pubblico. Infatti, fintanto che avremo un debito pubblico delle attuali dimensioni, non saremo mai al sicuro, né oggi né domani, e saremo sempre preda della speculazione, ogni volta che stabilisse di divertirsi alla nostre spalle, annullando la democrazia e decidendo al posto del popolo sovrano. Come è noto, è ciò che è accaduto con la nascita del governo Monti, che ha visto il capo dello Stato piegarsi ai diktat soprattutto di una Germania (la telefonata della Merkel) che si è messa in testa, sbagliando, di spadroneggiare in Europa.
Mi aspetto molto, invece, dalla Germania, o meglio dal popolo tedesco. Proprio perché la Germania ci deve molto.

In queste sere sono andato a rivedere alcuni film che ricordano la tragedia nazista. In particolare il film di Carlo Lizzani, “l’Hotel Meina”, in cui si ha la misura della crudeltà e del cinismo che avevano pervaso perfino minuscoli ufficiali del regime.
Gli ospiti ebrei di questo Hotel vengono illusi della salvezza imminente, ed invece a gruppi distanziati gli uni dagli altri sono condotti in una boscaglia in riva al lago di Stresa e mitragliati. Poi i loro corpi sono gettati nello stesso lago, legati ad una pietra.

“La caduta” è un altro film che ho guardato in questi giorni, del regista Oliver Hirschbiegel. Vi si mostra (seppure vi sia qualche concessione romantica per gli ultimi giorni di Hitler) la follia di una presunta superiorità della razza ariana su tutte le altre.

Poi “Kapò”, di Gillo Pontecorvo, una drammatica rappresentazione dei campi di sterminio femminili.
“La notte dei generali” di Anatole Litvak, che ha un’interpretazione maiuscola di Peter O’Toole, ci precipita nella follia più devastante, incarnata da un fanatico generale Tanz, sulla cui strada troviamo soltanto distruzione e morte.

Perché ricordo questi film? Perché guardandoli, pur salvaguardando le differenze tra l’ieri e l’oggi, ho avvertito la stessa mefitica atmosfera imperniata della filosofia del superuomo e della super razza.

Ho avuto, ossia, l’impressione chela Germania non abbia ancora fatto del tutto i conti con il suo passato. L’immunità di cui si è circondata grazie agli accordi internazionali probabilmente è la causa di questa sorta di spirito di onnipotenza che ancora la pervade.
Dovrebbe liberarsene.

Helmut Koll, se non ricordo male, ha cercato di convincere la Merkel ad una maggiore disponibilità del suo Paese verso i Paesi europei più deboli, forse ricordando, il grande statista, ciò che la Germania ha ricevuto, non solo dagli Usa, ma anche dall’Europa, nei termini di una solidarietà piena e di un aiuto, se non altro morale, a liberarsi del pesante fardello del passato.

Non so se dipenda dalla storia differente che ha accompagnato la formazione politica della cancelliera Merkel, che proviene, non dimentichiamolo, dall’ex Germania comunista, ma sta di fatto che il suo atteggiamento di ostinata chiusura fa pensare che sia rimasta prigioniera in qualche modo di questo passato che ha portato solo sciagura e morte.

Di che cosa ha paura, la Cancelliera? Noi non abbiamo avuto paura quando Koll chiese all’Occidente di aiutarlo nella riunificazione. Da veri democratici ne abbiamo esultato.

Non abbiamo pensato un solo momento che questa riunificazione potesse di nuovo liberare i gelidi venti del delirio di onnipotenza.
Ci aiuti la Merkel a fugarli oggi, se essi ritornano come neri fantasmi a inquietare la nostra memoria.

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Bart