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Vittorio Feltri e Paolo Flores d’Arcais

5 Novembre 2012

Con il primo mi sono trovato quasi sempre d’accordo, anche quando denunciò il caso Boffo, per via che Boffo una condanna piuttosto seria – lui che pontificava sugli eccessi sessuali di Berlusconi – l’aveva subita proprio nello stesso campo, documenti alla mano. C’era in più una velina che lo definiva omosessuale e questa, in realtà, fu una trappola in cui Feltri, riportandola come prova di accusa contro Boffo, era caduto non solo con i piedi ma fino alla testa, essendo una documento falso.

Ma per questa parte, e per questa soltanto, chiese scusa, ed oggi, per dargli ancora addosso, si cita il caso come esempio di giornalismo infame. No, Boffo la condanna per molestie sessuali l’ebbe veramente e fu documentata da Feltri, riportando copia della sentenza di condanna, mai smentita. Del resto, non potrebbe esserlo, essendo provata.

Invece con Paolo Flores d’Arcais, non mi sono mai, credo, trovato d’accordo a causa del suo antiberlusconismo viscerale e a prescindere, in ciò perfetto gemello di altri come Marco Travaglio, Antonio Di Pietro, Rosy Bindi, Dario Franceschini, per citare solo alcuni nomi più in vista.

Ma da qualche tempo concordo anche con il direttore di “Micromega” e il vice direttore de “il Fatto Quotidiano”, dal momento in cui, come me, nutrono molti dubbi sul modo di esercitare la sua carica da parte di Napolitano e sui suoi segreti che tali non potrebbero restare di fronte all’esigenza di trasparenza a cui il suo ruolo è obbligato, soprattutto quando si tratta di materia che rientra nel complesso e complicato mistero della trattativa tra lo Stato e la mafia.

Di fronte al silenzio dei tanti cortigiani, sono rimasti solo loro (insieme con Di Pietro) a far sentire la loro voce.   In verità il loro tono si è un po’ consumato e la critica affievolita da interventi divenuti stentati e saltuari, a tal punto che posso tranquillamente sostenere che sono rimasto il solo a non demordere e a mantenere alto il livello di critica. E così farò quando la Consulta si esibirà in un perfetto salamelecchi nei confronti del capo dello Stato. Ciò rappresenterà un altro sberleffo alla democrazia e alla sovranità popolare.

Ma oggi devo constatare che tanto Feltri che d’Arcais si producono, qui e qui, in un’analisi del fenomeno Grillo molto somigliante, e rispondono con sarcasmo all’endorsement del governo Napolitano – Monti, esibito e sviolinato da Eugenio Scalfari in più occasioni e da ultimo domenica scorsa, quando ha attaccato il movimento 5 Stelle.

Scrive d’Arcais:

credo che «un programma “Giustizia e libertà” sia maggioritario tra i cittadini. Ed è proprio per questo che va fatta tabula rasa di tutto quanto ne impedisce la nascita ».

E Feltri:

«Agli elettori importa poco delle proposte dell’ex comico (essi non ne valutano nemmeno la fattibilità), ma sta a cuore l’eliminazione di un ceto politico percepito quale nemico che deve scomparire. Per far posto a chi? A chiunque non sia implicato in scandali e scandaletti, non abbia goduto di privilegi assurdi, non abbia partecipato alla spartizione delle torte, non abbia contribuito al dissesto finanziario dello Stato. Aspettative illusorie? Può darsi. Ma la scelta popolare non è vasta: meglio confidare in chi non ha mai rubato o confermare i ladri e gli inetti cui si rimprovera di aver ridotto il Paese sull’orlo del baratro (per usare un’espressione ricorrente sulla bocca di Mario Monti)? »

È una convergenza da seguire con molto interesse, soprattutto da chi, come me, desidera proprio arrivare ad una ‘tabula rasa’, pur sapendo che essa potrebbe rappresentare un rischio, e tuttavia scegliendo deliberatamente di affrontare l’ignoto piuttosto che raspare nel fango dell’ipocrisia, della falsità e della corruzione.

Solo facendo tabula rasa, la marcia palude in cui la nostra democrazia è stata immersa, può essere bonificata e da una tale radicale bonifica potrà nascerne una nuova e migliore, con uno Stato finalmente rispettoso dei cittadini e della loro sovranità.


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