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300 milioni di euro

17 Gennaio 2011

Tanti sono i dindini (denari) che Berlusconi ha speso finora per difendersi dalle accuse della magistratura, molte delle quali evaporatesi come nebbia al sole.

Il nostro premier dichiara che   ha dovuto contrastare “una persecuzione che si è articolata su 105 indagini e in 28 processi, il record assoluto credo di tutta la storia dell’uomo in qualunque paese del mondo. Questi processi hanno impegnato i miei difensori in 2.560 udienze, con più di 1.000 magistrati intervenuti con un costo, per me, di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti e credo con un costo di pari importo per lo Stato e quindi per i contribuenti.”

Non vi è dubbio che quando la corazzata della magistratura prende di mira un cittadino, non bada a spese né si risparmia in accanimento e fatica. Che poi questo ambaradan gravi tutto sulle spalle dei cittadini, ai magistrati interessa un fico secco. Come pure ai magistrati interessa un fico secco se, ancora una volta, tutto questo spreco di tempo e di denaro sarà gettato al vento, ove nessuna prova certa convalidasse le loro accuse. I soldi non sono loro e la conseguente dannosa esposizione mediatica non colpisce loro ma il malcapitato di turno. Essi, anzi, ne guadagnano in popolarità e considerazione. Spesso ne consegue addirittura una promozione.

Avete mai letto che uno dei magistrati che ha clamorosamente fallito abbia pagato i danni alla vittima? Mai. Se qualche volta si è pagato, lo ha fatto lo Stato con i nostri soldi.

Torno ai 300 milioni. Avete idea di quanti siano, messi uno sull’altro? Tempo fa giocavano da tutto il mondo al nostro Superenalotto poiché la posta in palio era, se non ricordo male, di circa 175 milioni di euro. Una somma ragguardevole, ma quasi la metà di quella che ha dovuto spendere, per le bizzarrie della nostra magistratura, il presidente del Consiglio.

Mi domando se una cosa del genere fosse capitata ad un cittadino non ricco come Berlusconi. C’è da rabbrividire al solo pensiero.
Immaginatevi che un magistrato si proponga di tacitare qualche suo antipatico avversario, che magari faccia nella vita l’imprenditore o il giornalista.

Il magistrato è in grado, come si vede nel caso Ruby, ma non solo, di arraffare prove risibili, di metterle insieme e di costruirci un teorema. Con tanto di copyright. È suo e, in quanto magistrato, nessuno può metterlo in discussione. Il suo teorema può essere applicato senza che vi sia possibilità di condizionarlo. Potrà succedere che solo nel corso del dibattimento, esso venga smontato e messo in ridicolo dai difensori, ma intanto le spese per l’accusato corrono in ragione della durata del processo e i suoi avvocati andranno pagati ben al di sopra della modesta cifra che si troverà scritta nella sentenza.

Se lo stesso magistrato ce l’ha a morte con te, nessuno gli impedirà di mettersi alla ricerca di qualche altro cavillo che ti possa di nuovo incastrare. E risiamo da capo. Faccio notare che lui non spende nulla. Nel suo lavoro si diverte anzi, avendo fatto della caccia al nemico il suo passatempo, se non la sua vendetta. Ma tu intanto scuci altri soldi per difenderti.

La disparità che ne consegue è palese. Uno, il magistrato, si diverte levandosi gli sfizi contro di te e non spende manco un centesimo; tu, per difenderti, vieni distratto dal tuo lavoro, non guadagni più come prima e, a maggior beffa, spendi denaro che ti viene sottratto impudentemente alla tua vita, alla tua famiglia e alla tua attività.
Se ancora vi fossero dei dubbi sulla disparità che corre tra un cittadino e un magistrato, l’esempio che ho cercato di fare dovrebbe chiarirli. Siamo davvero tutti uguali davanti alla legge?

Berlusconi si dichiara l’uomo più perseguitato al mondo. È vero. Ma è grazie ai suoi soldi, e perciò alla sua complessiva capacità di resistenza, che oggi sono saltate agli occhi di tutti le aberrazioni di cui taluni magistrati godono e fanno uso.
Se Berlusconi non fosse stato tra i cento uomini più ricchi al mondo (mi pare che sia al 70mo posto della classifica dei paperoni), noi oggi lo avremmo visto capitolare sin dal principio. Per l’impossibilità economica di difendersi. Che è ciò su cui contano i magistrati quando vogliono approfittarsi di una giustizia che fa acqua da tutte le parti.

Ieri Berlusconi (e ha fatto bene) al Tg4 delle ore 19 ha spiegato le sue ragioni. Anche in questo caso è grazie alla sua ricchezza che ha potuto trovare immediata disponibilità presso una rete televisiva di proprietà della sua famiglia. Gli italiani hanno potuto ascoltare le sue parole senza filtri o manomissioni a cui certa stampa ci ha abituati. Se non fosse stato così, noi avremmo potuto ragionare solo sul si dice e sulle interpretazioni dei singoli giornalisti.

Ricordate i due articoli di cui parlai qualche giorno fa così diversamente impostati sull’udienza tenutasi a Palermo circa la trattativa tra Stato e mafia e in particolare su ciò che ha riferito il testimone giudice Sabella?

Torniamo alle dichiarazioni di ieri sera di Berlusconi al Tg4. Come i pm milanesi hanno dichiarato che era urgente convocare Berlusconi perché si dovevano eseguire in tutta fretta le perquisizioni, così ha fatto bene Berlusconi a rispondere con altrettanta urgenza per arginare in qualche modo la macchina del fango che quei pm hanno tentato di avviare.

Probabilmente (spero proprio di no) assisteremo in questi giorni alla solita sinistra che farneticherà sulle stesse cose: Berlusconi usa le sue televisioni per difendersi anziché andare dai magistrati, e così via, dimenticando che Berlusconi ha un suo collegio di difesa e, come tutti sanno, è ad esso che egli deve rimettersi. Del resto due ore dopo abbiamo potuto assistere su Raitre all’intervista in ginocchio che Fazio ha rivolto a Gianfranco Fini.

Riguardo alle dichiarazioni di Berlusconi di ieri sera, non ho alcun dubbio sulla loro veridicità. Io  gli credo. Non trovo alcun motivo per dubitare che egli sia stato sincero. Soprattutto perché ha portato una ragione molto solida, per chi le donne le conosce. Alle feste è “assai spesso” presente la sua compagna, a cui – ha detto – è legato sentimentalmente da quando è separato dalla moglie e dunque, ha lasciato intendere, potrebbe mai la mia compagna acconsentire che io vada a letto con un’altra?

Dopo quanto stanno cercando di fare i pm di Milano, la cancrena giustizia sta impestando la penisola.
È arrivato il tempo, dunque, di richiamare all’ordine certa magistratura con una riforma che la costringa dentro il suo ambito, visto che nessun altro potere dello Stato, compreso il presidente della Repubblica, riesce più a controllarla.

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“L’insopportabile usurpatore, insomma, per quanto plebiscitariamente votato, deve finire non soltanto in galera, ma seppellito dall’ignominia. Ecco dove è approdata la destrutturazione della ragion di Stato. E se davanti a noi si apre il baratro dell’ingovernabilità, dell’anarchia politica, dell’instabilità sociale, poco male. Il tiranno, come tale qualificato ancor prima che mostrasse, orsono diciassette anni, le sue inclinazioni, deve sparire anche se è stato suffragato dal consenso di milioni di italiani. E deve essere condannato, perché così stabilito, moralmente prima che giudiziariamente per il solo fatto che qualche giudice, appoggiato dalla stampa moralizzatrice, ha decretato, senza uno straccio di riscontro oggettivo, che si sarebbe approfittato di una minorenne anche se il soggetto violato, nel frattempo diventato maggiorenne, sostiene che mai e’ avvenuto quanto si imputa all’ingordo Drago.
Le conclusioni le traggono, dai brandelli di verbali che pure dovrebbero restare segreti ed invece vengono venduti a dispense dai più autorevoli quotidiani, i soliti maestri del pensiero. E a nessuno di loro viene in mente che, in assenza di reati gravissimi connessi alle funzioni politico- istituzionali del premier, la ragion di Stato dovrebbe prevalere perché il Paese non venga avvolto nelle spire della crisi di legalità e di legittimità che è appena dietro l’angolo del seduttivo colpo di scena che potrebbe configurarsi come un frizzante colpo di Stato morbido al quale gioiosamente tutti i nemici, vecchi e nuovi, parteciperebbero senza contemplare neppure una fuoriuscita un po’ più dignitosa dell’ammissione dell’adescamento non riuscito di una diciassettenne che sembra una ventiquattrenne e non e’ nipote di nessuno o, almeno, non di un leader africano.”

“B. sapeva che Ruby era minorenne” di Gianni Barbacetto. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by Marzio Messora — 17 Gennaio 2011 @ 08:26

    Siamo davvero messi male… eppure qualcuno è disposto a gettare ogni diritto per odio dell’avversario. Chissà poi con cosa governeranno… E’ chiaro che sono davvero al soldo della magistratura, solo i pazzi si suicidano sul nemico. Se mai saremo governati dalle sinistre, sappiamo che a loro volta sono governate dai giudici. Noi siamo in fondo, servi… e tutto torna, è questo il comunismo!

  2. Commento by Rudorf — 17 Gennaio 2011 @ 10:11

    Ma come si fa a parlare di comunismo? Questo è puro vittimismo. Provavtelo il comunismo e poi ne riparliamo.

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