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Letta è ok ma la City resta scettica

21 Luglio 2013

di Bill Emmott
(da “La Stampa”, 21 luglio 2013)

Non c’√® nulla che noi scettici, sospettosi e talvolta un po’ insulari britannici amiamo di pi√Ļ di chi, arrivando a farci visita, parla la nostra lingua, e non solo in senso lessicale. √ą senz’altro il caso del presidente Enrico Letta impegnato questa settimana nel suo Grand Tour delle istituzioni londinesi, dal numero 10 di Downing Street ai media internazionali come il ¬ęFinancial Times ¬Ľ e ¬ęThe Economist ¬Ľ, dagli investitori e analisti finanziari della City agli intellettuali e agli opinionisti .

Perch√© alla fine, sembrava proprio uno di noi, con il suo ottimo inglese, i modi eleganti, le sue idee sul libero mercato. Il suo colpo da maestro, nella capitale che di recente ha celebrato il funerale di Margaret Thatcher, √® stato quello di annunciarci per l’autunno il suo piano per la privatizzazione del patrimonio pubblico. Se c’√® una cosa che potrebbe rendere credibili ai cinici finanzieri della City tutti i suoi proclami sulla riduzione del debito pubblico italiano, la riforma della politica e la liberalizzazione dell’economia, ecco, sarebbe esattamente un piano di privatizzazione.

Eppure, meglio non sognare troppo. Perch√© un’altra caratteristica britannica √® che noi seguiamo le notizie internazionali, soprattutto leggendo il FT.

Questo significa che, dietro la calda accoglienza (in una per noi insolita ondata di caldo estivo) e i sorrisi pieni di ottimismo di quanti l’hanno accolto, aleggiava un bel po’ di scetticismo. L’attenzione era puntata soprattutto sullo strano caso di Alma Shalabayeva.

Il Kazakistan ha gettato un’ombra sulla visita a Londra di Letta, molto pi√Ļ di quanto abbia fatto il comportamento incivile e barbaro di Roberto Calderoli. Non che abbia giovato all’immagine internazionale dell’Italia, ma praticamente nessuno a Londra ha mai sentito parlare di Calderoli e chi ne sa qualcosa pensa la Lega Nord sia sgradevole ma irrilevante. Nessuno, peraltro, aveva mai sentito parlare della signora Shalabayeva e di suo marito Mukhtar Ablyazov, ma la loro storia ha avuto grande risonanza.

¬ęConsegna speciale ¬Ľ, cos√¨ l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha definito questa deportazione, √® un termine che fa male a Londra, giacch√© riteniamo che il nostro governo sia stato coinvolto in qualcuna di queste procedure extragiudiziali illegali durante il passato decennio, durante la ¬ęguerra al terrorismo ¬Ľ guidata dagli Stati Uniti. Ma abbiamo anche una fede particolarmente radicata nello Stato di diritto, e nel rispetto dell’asilo politico.

Inoltre, √® appena giunta a termine in Gran Bretagna un’annosa vicenda riguardante l’estradizione di un islamista radicale giordano, Abu Qatada, dopo oltre un decennio di battaglie legali per poterlo espellere e rimpatriare in Giordania dove doveva essere processato. A Londra la gente si chiede, se ci sono voluti dieci anni per ottenere il diritto di espellere Abu Qatada, come mai ha potuto la polizia italiana espellere la signora Shalabayeva e sua figlia nel giro di due giorni, senza alcuna possibilit√† di appello?

Il caso kazako, tuttavia, piace ad alcuni euroscettici britannici perch√© conferma una delle loro pi√Ļ radicate convinzioni, vale a dire che il problema con l’Unione europea √® che siamo solo noi britannici a obbedire alle regole, mentre tutti gli altri le ignorano. Non importa che non sia vero, n√© che in questo caso la normativa in questione siano i diritti umani e le convenzioni dell’Onu, piuttosto che qualcosa che ha a che fare con l’Ue. Gli euroscettici britannici amano essere confermati nelle loro credenze.

E tuttavia non √® questo il motivo principale per cui il caso kazako ha oscurato il successo della visita del presidente Letta. La ragione principale √® che, per tutti quelli che prestano attenzione al governo italiano, il caso kazako ha dimostrato come, nonostante l’agenda coraggiosa e le sagge promesse, n√© le istituzioni di governo, n√© la coalizione siano pi√Ļ capaci, affidabili e responsabili di prima.

E’ stato un brutto anno per la diplomazia italiana: la cattiva gestione del caso dei mar√≤ in India ha offuscato l’immagine di competenza del governo Monti. Ora il caso kazako suggerisce che, anche quando √® ministro degli Esteri una persona ammirata a livello internazionale come Emma Bonino, non ha davvero alcun potere o influenza. Che il ministro dell’Interno, responsabile della deportazione, sia uomo di Silvio Berlusconi non √® passato inosservato, tanto pi√Ļ che uno dei messaggi del presidente Letta diceva, almeno implicitamente, che erano finiti i tempi in cui immagine dell’Italia era plasmata da Berlusconi.

Al di l√† delle ombre, peraltro, l’affettuoso consenso britannico per il presidente Letta era venato di simpatia ma pieno di scetticismo. Uno scetticismo solidale per quanto riguarda l’economia e soprattutto l’euro: gli inglesi sanno che lo spazio di manovra dell’Italia √® limitato e che ogni speranza poggia su un qualche cambiamento nella politica tedesca dopo le elezioni di settembre, di cui nessuno pu√≤ essere sicuro.

Ma sulla stabilit√† del governo, e sulla sua capacit√† di svolgere il programma impressionante e rassicurante tracciato dal presidente Letta, lo scetticismo di Londra era pi√Ļ profondo. Sappiamo che parla sul serio e ci √® piaciuto quello che abbiamo sentito. Dubitiamo, per√≤, che sia in grado di farlo. Tuttavia, per una volta ci auguriamo di essere smentiti.

(traduzione di Carla Reschia)


Il solo modo per salvare un governo ammaccato
di Eugenio Scalfari
(da “la Repubblica”, 21 luglio 2013)

LA MOZIONE di sfiducia individuale contro il ministro dell’Interno (e vicepresidente del Consiglio) Angelino Alfano √® stata respinta con il voto pressoch√© compatto dei tre partiti della ‚Äústrana maggioranza‚ÄĚ. Nel Pd ci sono stati tre astenuti e tre assenti nei confronti dei quali (voglio sperare) non ci sar√† alcuna censura. Si tratta infatti di un tipico caso di obiezione di coscienza motivato dal fatto che sia Enrico Letta, sia il segretario Epifani e sia il presidente della Repubblica avevano definito il caso kazako come incredibile e intollerabile al punto da rivolere indietro madre e figlia incautamente e inopportunamente estradate in Kazakhstan.

Resta tuttavia in piedi la questione della permanenza al governo di Alfano, sanata solo parzialmente dalla non del tutto provata sua ignoranza dei maneggi dei suoi pi√Ļ intimi collaboratori, in parte gi√† sostituiti nei ruoli che avevano. Enrico Letta ha assunto su di s√© la certificazione di quella ignoranza-innocenza, ma resta comunque aperta la questione della responsabilit√† politica che rappresenta uno dei cardini della pubblica amministrazione. L’ha ricordato ieri su questo giornale Stefano Rodot√†, ma √Ę‚ā¨‚Äú mi piace qui ricordarlo √Ę‚ā¨‚Äú si tratta di un principio che ha contraddistinto la storia costituzionale italiana fin dai suoi albori, da quando la afferm√≤ Marco Minghetti e con lui Ruggero Bonghi e Zanardelli e da quando Silvio Spaventa cre√≤ la sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato proprio per difendere i cittadini dai possibili arbitrii della pubblica amministrazione.

Nel caso specifico, la responsabilit√† politica di Alfano risulta tanto pi√Ļ piena e ineludibile in quanto il ministro era perfettamente al corrente delle richieste dell’ambasciatore kazako al quale, qualora le due estradate non dovessero esserci al pi√Ļ presto restituite, il nostro ministero degli Esteri dovrebbe togliere il gradimento e rispedirlo in patria.

Del resto il Senato e in particolare il Pd, come risulta dalla dichiarazione di voto del capogruppo Luigi Zanda, ha votato contro la mozione di sfiducia dando al proprio voto il significato di un voto di fiducia a Letta e al governo da lui presieduto. Lo stesso Zanda ha rilevato che Alfano ha troppi incarichi per poterli adempiere con la dovuta diligenza, una constatazione che lo stesso Alfano, avendo ormai ottenuto il riconoscimento della sua ignorante innocenza ma non certo l’esenzione dalla responsabilit√† politica che incombe su di lui come un macigno, dovrebbe riconoscere e al pi√Ļ presto dimettersi lasciando al suo partito il diritto di mettere un altro al suo posto.
Questo dovrebbe avvenire, questo ho suggerito venerd√¨ scorso a Berlusconi e questo √Ę‚ā¨‚Äú penso io √Ę‚ā¨‚Äú sarebbe gradito anche al Quirinale perch√© rafforzerebbe il governo nel momento in cui ne ha il maggior bisogno.

Non dovrebbe esser dimenticato da alcuno che dei tre partiti favorevoli al governo il Pd √® quello che dispone della maggioranza assoluta alla Camera e della maggioranza relativa al Senato. √ą vero che all’attuale formula di governo non ci sono alternative politiche, ma possono esserci alternative numeriche; sicch√©, qualora le condizioni politiche cambiassero, un’alternativa potrebbe configurarsi sempre che abbia come perno, numericamente e politicamente indispensabile, il Pd. Fino quando durer√† questa legislatura senza di loro nulla si pu√≤ fare. Questo punto √® bene sia tenuto presente da tutti, a cominciare dallo stesso Pd che a volte sembra dimenticarsene sia a livello degli organi dirigenti sia a quello dei militanti e degli elettori. *** Non mi pare ci siano altre considerazioni da aggiungere sulla stretta attualit√† politica e tantomeno sulla sentenza definitiva che riguarda il processo Mediaset alla quale mancano esattamente dieci giorni. Si tratta, come lo stesso interessato-imputato ha pi√Ļ volte riconosciuto, di un evento molto importante per lui ma del tutto distinto dalla vita del governo.

Nessun salvacondotto √® disponibile e neppure pensabile, fermo restando che la sentenza pu√≤ confermare la condanna o decidere di una parziale o totale invalidazione nei limiti dei poteri che l’ordinamento assegna alla Corte di Cassazione. Le sentenze, proclamate a nome del popolo italiano, possono essere tecnicamente discusse, ma accettate con rispetto nella loro sostanza. Ripercussioni politiche squalificherebbero chi le mettesse in atto e non penso sarebbero gradite dai cittadini elettori, quali che siano le loro personali convinzioni.

***
Desidero invece riprendere brevemente un tema sviluppato qualche giorno fa sul nostro giornale da Michele Serra, del quale sono amico ed estimatore di quanto pensa e scrive; ma sul suo ultimo intervento intitolato ‚ÄúDire qualcosa di Sinistra‚ÄĚ sento di dovergli sottoporre qualche osservazione.

Serra sostiene che, a partire dalla Rivoluzione francese dell’Ottantanove, ebbe inizio un cambiamento politico che con fasi diverse ed anche alterne √® arrivato fino ai nostri giorni e ancora durer√†, sempre opponendo la destra alla sinistra, la prima incline a conservare l’esistente e la seconda a cambiarlo.

La parola che distingue la sinistra √® dunque cambiamento, che pu√≤ andare dal pi√Ļ spicciolo riformismo fino alla vera e propria rivoluzione che tutto abbatta e tutto ricostruisca. Certe volte √® preferibile l’uno e altre volte l’altra purch√© di cambiamenti si tratti visto che questa evoluzione √® il destino della nostra specie. C’√® chi frena e anche il freno √® talvolta necessario purch√© ceda infine all’acceleratore cio√® appunto al cambiamento. Spero di aver fedelmente ricapitolato.

La descrizione di Serra √® giusta ma estremamente semplificata. Manca un elemento fondamentale che si chiama realt√†, ed un altro ancor pi√Ļ determinante che si chiama ‚Äúresto del mondo‚ÄĚ. Sia la realt√† sia il resto del mondo debbono esser tenuti presenti quando si parla di cambiamento e dei due pedali che lo regolano, cio√® il freno e l’acceleratore.

La rivoluzione dell’Ottantanove richiamata da Serra era in realt√† cominciata due secoli prima con Colombo e la scoperta del Nuovo Mondo, poi con Galileo e Copernico nella scoperta della nuova scienza e con Montaigne nella cultura e nel pensiero; infine con l’Illuminismo e l’Enciclopedia.

Di l√¨ comincia un’epoca che si chiam√≤ la modernit√† e i suoi cambiamenti, i primi dei quali, nella politica propriamente detta, ebbero inizio nientemeno con il regno di Luigi XVI che fu un sovrano riformista anche se alla fine ci rimise la testa insieme alla sua famiglia. Infatti chiam√≤ al governo i fisiocratici e Turgot, indisse dopo circa due secoli la riunione degli Stati Generali e ne accett√≤ la trasformazione in Assemblea costituente, anche per combattere una recessione che stava impoverendo le campagne; infine accett√≤ la Costituzione del 1791 e l’Assemblea legislativa che ne fu il risultato.

Qui si ferma il cambiamento democratico che, avendo perso di vista l’elemento della realt√†, si trasform√≤ rapidamente nella dittatura di Robespierre ispirata dai giacobini e dalla Comune di Parigi e culminata nel terrore. Danton cerc√≤ di impedire quella deriva e di deviarla nella difesa patriottica contro gli eserciti delle monarchie europee, ma ci rimise la pelle anche lui, insieme ai repubblicani democratici della Gironda. Poi Robespierre fu rovesciato e cominci√≤ il terrore del Direttorio; poi Napoleone e vent’anni di guerre, poi la restaurazione borbonica, poi il regno parzialmente liberale di Filippo d’Orleans, poi la seconda rivoluzione del Quarantotto che coinvolse tutta l’Europa cui seguirono i prussiani da un lato e Napoleone III dall’altro con l’annessa ‚Äúcuccagna‚ÄĚ del primo capitalismo corrotto fin nelle midolla, poi Sedan, poi la Comune e infine la repubblica parlamentare.

Insomma dall’Ottantanove alla fine dell’Ottocento tre anni di cambiamenti progressisti e un secolo di dittature, terrore, stragi, guerre. Seguirono trent’anni di Belle √Čpoque e poi di nuovo terrore, stragi e guerre dal 1914 al 1945. Finalmente una destra e una sinistra accettabili e un capitalismo di tonalit√† democratica. Nel frattempo per√≤ la modernit√† √® terminata. Siamo agli albori di un’epoca nuova, socialmente ‚Äúliquida‚ÄĚ, globale, tecnologica, nella quale il linguaggio √® radicalmente cambiato e quindi anche il pensiero che lo articola e ne √® articolato.

Questa, caro Michele Serra, √® la situazione nella quale dire qualcosa di sinistra, come tu chiedi, √® certamente necessario, ma dove la parola che continua a significare cambiamento sta vedendo la fine di un’epoca mentre l’epoca nuova non √® ancora cominciata. Per questo siamo liquidi, acqua priva di forma e assenza di contenitori.

Il cambiamento spetter√† farlo ai giovani. Tu ed io, caro amico mio, abbiamo vissuto il nostro tempo. Chi vuole il cambiamento e si rivolge a noi pu√≤ solo essere aiutato a non dimenticare l’esperienza passata ma non ad immaginare il futuro. Sarebbe come aver chiesto a Boezio i rudimenti della civilt√† medievale mentre lui aveva in mente ancora la romanit√† e perci√≤ non era adatto.


L’ossessione dei pm anti Cav: ora √® vietato pure difendersi
di Stefano Zurlo
(da “il Giornale”, 21 luglio 2013)

Manca ancora il maggiordomo, che nei romanzi gialli √® colpevole per definizione, ma presto i magistrati milanesi rimedieranno. I giudici del processo Ruby, Ruby 1 e Ruby2, hanno compilato una lista di possibili falsi testimoni che non finisce pi√Ļ.

Una lenzuola sterminata che in un futuro non lontano potrebbe diventare la base del processo Ruby3. Il meccanismo studiato √® semplice: chi ha spiegato che ad Arcore si svolgevano solo le cosiddette cene eleganti, chi non si √® imbattuto in palpeggiamenti e orge bacchiche, chi in definitiva non si √® allineato alle tesi dei pm rischia l’incriminazione. Dipender√† dall’atteggiamento della procura che si √® presa non una ma due tirate d’orecchie dal tribunale, incredibilmente pi√Ļ accusatorio dell’accusa.

Ora, intendiamoci, le condanne, come quelle di Mora, Minetti e Fede, alla fine di un dibattimento ci possono pure stare ma che per far quadrare i conti si ordini di indagare su tutti quelli che hanno aperto bocca portando acqua al mulino di Arcore, francamente √® una novit√† pure nell’Italia manettara di oggi. Giorgia Iafrate, il funzionario di polizia che era di turno la notte fra il 27 e il 28 maggio 2010 quando Ruby venne fermata, rischia grosso, probabilmente per aver sostenuto che le modalit√† con cui Ruby fu affidata a Nicole Minetti erano regolari; e con lei rischia l’europarlamentare Licia Ronzulli, il capo della scorta del Cavaliere Giuseppe Estorelli, il suo consigliere diplomatico Valentino Valentini. Rischiano in blocco le ormai famigerate Olgettine e perfino il menestrello di Arcore Mariano Apicella che probabilmente avr√† taroccato le melodie dei suoi cd e forse ha copiato Pupo e i Ricchi e Poveri.

A questo punto pure il cuoco e il giardiniere devono chiedersi per chi suoner√† la campana e sorvoliamo sullo stalliere perch√© l√¨ il Cavaliere ha gi√† dato. Il disegno √® impressionante. Nella lista chilometrica dei sospettati entrano, ed √® una prima che lascia sbalorditi, anche gli avvocati storici di Berlusconi, Piero Longo e Niccol√≤ Ghedini. Dunque, non solo chi ha sposato la linea della difesa, ma la difesa tout court. Ma come, i legali non sono un cardine della democrazia? E non svolgono una missione sacra, come i confessori? Non importa, ce n’√® pure per loro, perch√© avrebbero – il condizionale in attesa delle motivazioni √® d’obbligo – brigato, manovrato in modo illecito, organizzato interrogatori misteriosi e forse, chiss√†, vai a sapere, avrebbero incontrato pure James Bond e il capo della Spectre con il gatto sulle ginocchia. Tranquilli: si monitorer√† anche il felino.

Attenzione. Il Cavaliere √® stato condannato a 7 anni, ma non basta. Qui non si butta via niente, come per il maiale: forse anche Silvio Berlusconi verr√† riprocessato. Ci dev’essere un motivo infatti se qualche teste l’ha soccorso o semplicemente non ha confermato le convinzioni della Procura. Ovvio, il Cavaliere che si √® comprato il Milan e la villa alle Bermuda ha pagato pure loro. E del resto stipendia ancora, con 2.500 euro al mese, le Olgettine. Dunque, affari suoi. Lo stesso Berlusconi √® a un passo dal rinvio a giudizio pure a Bari, dove va in scena pi√Ļ o meno lo stesso copione: Gianpaolo Tarantini racconta del suo giro di ragazze disposte a fare sesso con il Cavaliere, ma secondo la procura dovrebbe dire di pi√Ļ. Molto di pi√Ļ. Perch√© tace o minimizza? Ma certo, perch√© il solito Cavaliere gli ha promesso soldi, un posto di lavoro, appalti e altro ancora. In sintesi, ha acquistato il suo silenzio. Dunque chi sta con il Cavaliere viene processato e lo risucchia a sua volta nel vortice di un nuovo procedimento. Ruby2, Ruby3, Ruby chiss√†. √ą una giostra che non si ferma mai, tanto c’√® sempre una deposizione, un’intercettazione, una carta che la fanno girare. Ce n’√® per tutti i gusti: per un giornalista di lungo corso come Carlo Rossella e perfino per la presunta vittima di questi festini a luci rosse: Ruby. Pure lei in aula ha negato. E ora potrebbe accomodarsi sul banco degli imputati. Pi√Ļ affollato che mai.


Liberato un assassino, ma Fede e Mora in cella
di Alessandro Sallusti
(da “il Giornale”, 21 luglio 2013)

Se Emilio Fede avesse scelto di vivere con pi√Ļ serenit√† i secondi cinquant’anni della sua vita, si sarebbe risparmiato un mucchio di guai e scocciature.
Ma ciò non giustifica in alcun modo la condanna, sette anni di carcere, che il tribunale di Milano gli ha inflitto ieri nel processo che lo vedeva imputato insieme a Lele Mora (sette anni pure a lui) e a Nicole Minetti (cinque).

Pene pesantissime, assurde per una vicenda (le serate ad Arcore ospiti di Silvio Berlusconi) che mai avrebbe dovuto – e potuto, in un Paese normale – varcare la soglia di un Palazzo di giustizia. In questa sentenza non c’√® giustizia ma solo odio, politico e personale. E l’arroganza di una procura, quella di Milano, diventato uno Stato nello Stato che non ha voluto ammettere che l’inchiesta cosiddetta Bunga Bunga era una bufala, per di pi√Ļ condotta con metodi da dittature comuniste: il presidente del Consiglio e decine di ragazze in cerca di un ascensore sociale (e per questo all’epoca ben contente di frequentare la corte di Lele Mora) spiati e intercettati nella loro libera vita privata.

Se pensiamo che ieri è stato scarcerato il marocchino che nel milanese dopo aver investito e ucciso una ragazza si era dato latitante per sette giorni, cercando di far sparire le prove, ecco, se paragoniamo le numerose vicende di questo genere ai sette anni a Fede, vengono i brividi. Per certi giudici è meno grave uccidere e scappare che passare una serata ad Arcore dove nessuno ha fatto male a una mosca. Ormai in carcere devono finire solo Silvio Berlusconi, i suoi amici, i suoi direttori, gli imprenditori che gli sono stati vicini (che senso ha la retata dei Ligresti quando per il Montepaschi nessuno ha fatto un giorno di cella?).

Altro che Kazakistan e la farsa dei diritti umani calpestati. Vogliamo indignarci anche per i diritti negati a noi italiani non di sinistra? Non facciamoci abbagliare: chi umilia l’Italia non √® Angelino Alfano, ma la procura di Milano e il suo tribunale. La vergogna non √® la strana vita di Emilio Fede, che √® sua e solo sua, ma una sentenza etica e pazzesca che vuole colpire ci√≤ che Fede ha rappresentato in questi anni. Dolce e Gabbana hanno chiuso i loro negozi di Milano per ¬ęindignazione ¬Ľ contro il soviet di Pisapia. Il 30 luglio, data della sentenza decisiva per Berlusconi, si avvicina. Prepariamoci a fare altrettanto contro il soviet della giustizia.


Per smentire i giudici basta un geriatra
di Vittorio Feltri
(da “il Giornale”, 21 luglio 2013)

Emilio Fede, fino allo scorso anno diret ¬≠tore del Tg4, giornalista d’antico pelo, cacciato in malo modo da Mediaset do ¬≠po lustri di servizio diligente, ora subi ¬≠sce anche l’onta di una pesante condanna pena ¬≠le: sette-anni-sette di carcere.

Ullall√†, cosa avr√† mai combinato l’ultraottantenne ex personag ¬≠gio televisivo? Il tribunale milanese lo ha ricono ¬≠sciu ¬≠to colpevole di favoreggiamento della prosti ¬≠tuzione, reato considerato gravissimo dal nostro codice bigotto e soprattutto farisaico, raramente applicato nei confronti di chi con mezzi coerciti ¬≠vi – torture e similari – trascina donne, bambine incluse, sul marciapiedi, le costringe a vendersi e confisca loro ogni provento, sfruttandole quali schiave. Esagero? Nossignori. Le strade di periferia e di provincia sono piene di ragazze e ragazzine mi ¬≠norenni (basta guardarle in faccia per capirlo) che battono sotto gli occhi vigili di magnaccia professionali, in grado di agire indisturbati, qua ¬≠si mai perseguiti perch√© cos√¨ va il mondo: quello della puttana √® un mestiere che cominci√≤ nella notte dei tempi e sar√† praticato finch√© la terra sa ¬≠r√† abitata dall’uomo. Gi√†,√® la domanda che crea l’offerta. Basta navigare su Internet per scoprire che √® pi√Ļ facile procurarsi una mignotta che una pagnotta. C’est la vie . Non c’√® adulto immune da ipocrisia che non ne sia al corrente.
Nonostante ciò, nonostante non vi sia bisogno di un intermediario per godere della compagnia occasionale di una, due o tre escort di target alto (o basso, di ­pende dalla tariffa che si è di ­sposti a pagare), Fede avrebbe svolto, come secondo lavoro, quello di reclutare entusiaste meretrici pronte a soddisfare le voglie insaziabili di Silvio Berlusconi, ultrasettantenne, operato nel 1996 di cancro alla prostata, imprenditore miliar ­dario, varie volte presidente del Consiglio.

Secondo le accuse – confer ¬≠mate in sentenza – il giornali ¬≠sta, oltre a mandare in onda i notiziari, mandava zoccole ad Arcore. E che zoccole! Tutte giovani, avvenenti, disponibili per non dire felici di correre in villa allo scopo di assecon ¬≠dare i desideri del principe ¬≠sa ¬≠trapo. Di pi√Ļ. Emilio avrebbe compiuto esercizi assai raffi ¬≠nati: non si limitava all’attivi ¬≠t√† di selezionatore all’ingros ¬≠so delle candidate; gli √® stato attribuito anche il ruolo di as ¬≠saggiatore. Nel senso che egli, per essere sicuro che le fan ¬≠ciulle fossero all’altezza di co ¬≠tanto cliente, le avrebbe perso ¬≠nalmente sperimentate sul piano orizzontale.
Un bel daffare, povero Fede. Se si sobbarcava tale defati ¬≠gante impegno, avr√† avuto la sua convenienza. Quale? Ri ¬≠scuoteva dalle sgualdrine una percentuale su ogni marchet ¬≠ta? Questo no, non √® emerso. Forse percepiva un lauto com ¬≠penso dall’utilizzatore finale? √ą escluso. Si desume quindi che l’ultraottantenne diretto ¬≠re si sottoponesse gratis alla funzione sfiancante di assag ¬≠giatore per compiacere il pa ¬≠drone. Converr√† il lettore che a una certa et√† √® difficile e com ¬≠plicato scopare per gusto pro ¬≠prio, figuriamoci per dovere d’ufficio, tra l’altro senza un vantaggio eccetto la gratitudi ¬≠ne del padrone.
Se tuttavia questa fosse la re ¬≠alt√† storica (e processuale) si dovrebbe concludere che Emi ¬≠li ¬≠o sia pi√Ļ stupido che volonte ¬≠roso. Nei suoi panni avremmo cortesemente invitato il Cava ¬≠liere ad arrangiarsi, lui e le sue squillo. Qualcuno obietter√† che un atteggiamento del ge ¬≠nere gli sarebbe costato il po ¬≠sto. Sbagliato. In effetti √® stato licenziato lo stesso.
Probabilmente qualcun al ¬≠tro, a questo punto, sospette ¬≠r√† che Emilio sia davvero sciocco, essendosi messo nel ¬≠le grane senza ricevere una contropartita. Pu√≤ darsi. Ma ri ¬≠mane in sospeso un quesito: come pu√≤ l’ex direttore essere stato condannato per avere fa ¬≠vorito la prostituzione se non ha intascato nulla? Dov’√® il re ¬≠ato? Se io presento una ragaz ¬≠za a un mio amico e questi poi se la porta a letto, e magari le regala 1.000 euro o una borset ¬≠ta di egual valore, sono forse un magnaccia? Merito sette anni di galera? Ma fatemi il pia ¬≠cere…


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2 Comments

  1. Commento by Franco Cattaneo — 22 Luglio 2013 @ 17:27

    Emilio Fede non mi è mai stato simpatico (neanche quando, agli inizi della carriera in Rai, compariva alla TV dei Ragazzi) e non ho mai sopportato la sua meschina ritorsione di storpiare i nomi dei suoi antagonisti. Ora è stato condannato in primo grado come pappone.

    Sarebbe interessante disporre di ¬†una statistica su quante condanne (e di quale entit√†) siano state irrogate ad autentici papponi. Nelle cronache non ne ho mai trovato traccia, nonostante le strade di tutt’Italia siano presidiate da legioni di volonterose (magari non volontarie) fanciulle! A titolo di esempio posso riferire che il bar-tabaccheria in cui quotidianamente mi reco a bere il caff√® √® visitato pi√Ļ volte al giorno da un paio di ¬†giovanotti rumeni e dalle loro “amiche” (mi dicono abitino in un appartamento l√¨ vicino) che vengono a rifornirsi di sigarette. Tutti sanno quale siano le rispettive professioni, compresi poliziotti, carabinieri e vigili urbani che ¬†frequentano lo stesso bar.

    Cordialità

    Franco Cattaneo

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Luglio 2013 @ 20:18

    La giustizia è gravemente malata, e le conseguenze dei suoi guasti stanno rovinando il Paese.

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