Ernst risuscitato

di Patrick Waldberg
[dal “Corriere della Sera”, domenica 29 giugno 1969]

Parigi, giugno.
L’esposizione di cui parlo oggi, intitolata Max Ernst: pitture per Paul Eluard, Eaubonne 1923, è nello stesso tempo emozionante per il contesto affettivo da cui de ­riva, e di capitale importan ­za per la conoscenza dell’o ­pera di Max Ernst e la sto ­ria del Surrealismo nascen ­te. Si tratta di una serie di dipinti murali eseguiti da Max Ernst nel 1923, nella casa in cui viveva insieme con Paul Eluard, a Eaubonne, ai margini della foresta di Montmoreney.

Ecco in che cosa consistono i lavori presentati: due grandi muri, una porta, un pannello verticale, otto decorazioni a strisce, un sof ­fitto ovale, e due elementi ornamentali. Sono stati tut ­ti dipinti a olio nello spa ­zio di pochi mesi, appunto durante il soggiorno di Max Ernst in casa dell’amico.

La storia â— il destino, vor ­rei dire â— di queste pit ­ture ha del miracoloso, nel senso surrealistico della pa ­rola. Qualche anno dopo che erano state realizzate, la ca ­sa di Eluard passò in altre mani e i dipinti furono ri ­coperti in parte da uno stra ­to di normale intonaco, in parte da tappezzerie. Dopodi ­ché vennero dimenticati. E Max Ernst credeva che la ca ­sa fosse stata distrutta du ­rante la guerra.

Senonché, circa due anni or sono, Cécile Eluard, og ­gi Cécile Valette, si ricordò di avere visto Max Ernst, quando lei era ancora pic ­cina â— nel 1923 aveva, in ­fatti, cinque anni â— dipin ­gere la casa di suo padre. Fatte ricerche, si constatò che, sotto il rivestimento, le opere esistevano ancora. E qui ci vorrebbe troppo spa ­zio per raccontare nei parti ­colari, come esse sono state recuperate, trasferite, restau ­rate e infine presentate ora alla Galleria André-Franí§ois Petit di Parigi. Senza dubbio qualche frammento non ha potuto evitare il disastro ma l’essenziale c’è, fresco e gio ­vane come se fosse stato di ­pinto ieri.

Le strisce, eseguite da un rapido pennello, hanno il carattere di un diuertissement. Si capisce che Max Ernst si è goduto di tradurre in immagini i progetti, senza dubbio molto densi di poesia ma anche molto liberi per l’immaginazione e l’abban ­dono, su cui fantasticavano i due amici nei loro concilia ­boli. Vi dominano la gaiez ­za e l’ironia, nonché una fre ­schezza talora infantile, a cui la presenza della piccola Cécile senza dubbio non era estranea.

Ma se si considerano i due grandi muri, non si può non scorgervi opere di pri ­missimo piano, la cui tardi ­va rivelazione ci conferma la capacità inventiva, la ma ­turità e la potenza di Max Ernst, che nel 1923 aveva trentadue anni. Il più grande dei due, intitolato Storia na ­turale, è anche il più com ­plesso. A primo colpo d’oc ­chio si rimane colpiti dalla rigidità verticale degli albe ­ri dalle foglie appuntite, schierati sull’attenti come sentinelle. Del pari, l’inter ­minabile dirittura dell’an ­tenna che taglia in due la composizione esprime una energia impetuosa, prorom ­pente. Su per l’antenna si ar ­rampica un insetto verde a cui è sospesa, per un filo, una palla rossa. Altre palle rosse, a coppie o a grappoli, sbocciano dai rigidi rami de ­gli alberi. Una forma mez ­zo animale mezzo vegetale si erge in primo piano, a si ­nistra, prefigurando i per ­sonaggi che popoleranno più tardi la Gioia di vivere e la Ninfa Eco. A questa forma si appoggia la graziosa ombrel ­lifera che attraversa obliqua ­mente la tela. A destra, in cima a un muro di matto ­ni in prospettiva, si aggira un sonnambolico formichie ­re che porta il suo cucciolo sul dorso. Dietro a questa visione allucinata, si distin ­guono la casa e il giardino di ElUard, eseguiti a mezza tinta, ma questo elemento realista, in confronto alla precisione e alla forza rap ­presentativa del paesaggio immaginario, sembra un fan ­tasma. Tutto l’insieme, di una bellezza che chiede la contemplazione silenziosa, si direbbe formato da una cu ­riosa mescolanza in cui l’in ­canto del Sogno di Henri Rousseau si intreccia all’an ­goscia delle atmosfere ipno ­tiche di Giorgio de Chirico. Io penso si tratti di uno dei più notevoli esempi di quel ­le « visioni del dormiveglia » in cui Mpx Ernst ha eserci ­tato il suo spirito fin dalla infanzia e che la sua arte ha saputo restituirci come nessun altro.

L’amicizia di Max Ernst e di Paul Eluard, nata nel 1921, quando si incontraro ­no per la prima volta a Colo ­nia, ricorda quelle che, in se ­no al Romanticismo e al Simbolismo, unirono Kleist e Friedrick, Villiers de L’Isle-Adam e Mallarmé. Nel 1923, nei mesi che i due furono insieme nella casa di Eaubonne, si viveva un periodo di transizione per la poesia e l’arte. Il movimento Dada era già morto. Regnava un clima di inquietudine, con delle punte di esaltazione forsennata, e le giovani ener ­gie si osservavano, si inter ­rogavano, cercavano la stra ­da che portasse al «continen ­te futuro ». Si avvertiva che qualcosa di nuovo si stava preparando, una specie di so ­spensione teneva gli spiriti in uno stato di allerta. In casa Eluard, le giornate si alternavano, talora gaie, talora gravi. Nello stato di estrema disponibilità in cui si trovavano allora i due ami ­ci, alla esaltazione euforica poteva succedere una malin ­conia che portava idee di fu ­ga senza ritorno, di dissolu ­zione nel tempo e nello spa ­zio. Mentre Max Ernst di ­pingeva i muri della casa, Eluard scriveva le poesie che poi pubblicò col titolo Mourir de ne pas mourir. Alla vi ­gilia della pubblicazione del libro, senza avvertire nessu ­no, si imbarcava per Tahiti. Due settimane più tardi, in ­vitava per telegramma Max Ernst a venirlo a trovare. Max Ernst vendeva immedia ­tamente tutto quello che pos ­sedeva e raggiungeva Eluard a Singapore. Intanto a Pa ­rigi il Manifesto del Surrea ­lismo di André Breton veni ­va alla luce.

Di questo momento così ricco e movimentato per la storia dell’arte e della poesia, le pitture di cui ho parlato portano una testimo ­nianza straordinaria.

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Commenti

2 risposte a “Ernst risuscitato”

  1. sapete per caso dove posso trovare l’analisi del testo di:Mourir de ne pas mourir. di Eluard??