di Virgilio Lilli
[dal “Corriere della Sera”, martedì 18 novembre 1969]
Il problema della libertà è dalla notte dei tempi il pro blema della società. Teorica mente, se l’uomo fosse solo, singolo, unico abitante della terra, tale problema non si porrebbe. Ma l’uomo solo è impensabile. Il limite della sua solitudine è costituito dal la coppia del maschio e della femmina. E basta una simile società embrionale a porre il problema della libertà dei due singoli elementi che la com pongono: la libertà individua le dell’uomo e la libertà indi viduale della donna. Per in staurare la libertà nella loro società è necessario porre delle regole, cioè delle norme che regolino il godimento della li bertà da parte dell’uno senza mortificare l’uso della libertà da parte dell’altra e viceversa.
La libertà è quindi un pro blema di rapporti, si potrebbe dire più schematicamente che è essa stessa un rapporto. Es sa non è un fatto in se stesso, meccanico; non è come la de finì Hobbes, per esempio, la absentia impedimentorum motus, e cioè la assenza di ciò che ostacola lo scorrere e la vita dei fenomeni. Al contra rio essa potrebbe definirsi co me il congegno che ponendo dei limiti alla libertà assoluta e meccanica del singolo tu tela la libertà dei singoli.
*
Nelle società arcaiche, teo cratiche, il gestore assoluto della libertà dell’uno che con culcava le libertà dei più era il Dio. La libertà individuale era asservita al Dio, al so prannaturale. Per conto del Dio, il sacerdote o lo strego ne o il capotribù in qualità di monarca investito della ca rica dal Cielo, incarnando la autorità del Dio, monopoliz zava la libertà dei componenti della società. La prima limi tazione dell’uso della libertà è quindi d’ordine non fisico bensì metafisico, in senso religioso.
Nelle società meno arcai che, affrancatesi per qualche verso dalla struttura teocrati ca, la libertà è attributo d’or dine paternalistico. Il re non è più l’incarnazione del Dio, è l’incarnazione del padre. Un padre-sovrano, che esercita il monocomando sui sudditi-fi gli. In altri termini è la mo narchia assoluta in forme più o meno elaborate sotto la ve ste benevola ma allo stesso tempo tirannica, ripeto, del paternalismo. La seconda forma di limitazione della libertà individuale è quindi di ordine totalitario, tirannico.
In seguito, dalle prime so cietà apparse sulla terra a quelle attuali, ogni organismo che riduce e mortifica le li bertà individuali partecipa di queste due componenti radi cali: la componente religiosa e la componente totalitaria. Molto spesso esse si intreccia no al punto da confondersi. Teocrazia e mono-comando, comunque, si legittimano vi cendevolmente anche quando hanno le apparenze di com battersi. A questo scopo esse adottano moduli di natura moralistica, o meglio paramorale, pseudomorale: il fidei smo dogmatico mostra di di fendere nel totalitarismo l’or dine e il costume sociale o individuali come beni comuni e inalienabili della società; a sua volta il totalitarismo di fende la fede nel soprannatu rale come un bene sociale co mune superiore al quale va sacrificata la libertà del singolo. Chi si oppone al religioso credo dogmatico come alla disciplina totalitaria â— a un certo momento fusi in un tut to unico â— è un eretico e un sovversivo. Un inferno, per ciò che attiene alla vita eter na, e una prigione, per ciò che attiene alla vita terrena, saranno gli strumenti purifi catori e difensivi così della fe de dogmatica nel soprannaturale come nella sottomissione temporale.
*
Ho voluto premettere rapi damente queste considerazio ni d’ordine generale per sta bilire un principio che a me, personalmente beninteso, sembra definitivo: la libertà in una società moderna, cioè svincolata integralmente dalle componenti teocratica e tota litaria, presuppone una visio ne laica del mondo nel quale viviamo la nostra vita terre na; e in ogni caso l’intervento della ragione come elemento di indagine e di scelta così da parte del singolo come dei singoli. Essa è avanti tutto la libertà del pensiero e della sua esplicita e operante manife stazione e applicazione.
Sotto questo aspetto, a mio vedere, il problema dei limiti della libertà del quale ho ac cennato all’inizio non deve es sere risolto dall’alto e cioè in nome del Dio o in nome della conservazione dello Stato-padre, sostituto del Dio; non de ve essere il verdetto d’un oracolo o d’un sovrano; non deve partecipare del sacro dogma o una « crazìa » unica e indiscutibile â— che è poi lo stesso â—; deve al contrario essere il prodotto della conver genza delle plurime, diversificate, singole indagini e scelte degli individui e dei gruppi di individui componenti la so cietà.
Tali scelte devono determinare, è vero, una maggioranza come punto d’arrivo, ma allo stesso tempo una op posizione, punto d’arrivo an che essa. In termini politico- pratici, la libertà non può che essere la risultante di due forze parallele ed opposte, egualmente operanti e legittime: il governo, l’opposizione.
*
Ma osserviamo un attimo, rapidissimamente, come ap paiono questi princìpi all’esa me dei tipi di società che ab biamo sotto gli occhi ai gior ni nostri: le società diciamo così occidentali e le società diciamo così orientali. Nelle società orientali (che poi in realtà non coincidono sempre con l’oriente, ma coincidono il più delle volte con la qua lificazione marxista) risconstriamo strutture che mi sono permesso di chiamare di mo no-comando, mono-archiche nel senso etimologico. Prive di re in carne ed ossa ma tutte soggette a una reincarnazione più o meno collegiale della monarchia assoluta rappresen tata dal « partito », unico le gittimo gestore della libertà dei singoli sul piano paterna listico e tirannico.
Né fa differenza che il par tito unico non sia necessaria mente sempre marxista e co munista. Talvolta è di carat tere capitalista conservatore, come in Spagna o in Portogal lo per esempio. Ma a parte ciò esso è sempre sostenuto da un apparato ideologico « religioso » nel senso di fi deismo dogmatico e indiscuti bile, sacro o meglio santifica to. Sotto tale aspetto il marxi smo (come il fascismo) è una religione e il partito unico è la sua chiesa. Il meccanismo limitativo della libertà in que sto tipo di società si può dire perfetto: esso assomma le componenti teocratica e mo narchica.
Nelle società occidentali le due componenti degli Stati « illiberali » sembrano essere scomparse completamente. In realtà l’Occidente in genere presenta strutture polipartitiche, libertà di stampa, libertà di pensiero, libertà di opposi zione e così via. Ma si tratta di realtà o di apparenze?
A mio avviso anche queste società mortificano sia pure a loro modo la libertà; la mortificano non per difetto, come nelle società marxiste, bensì per eccesso. Esse non riescono a tenere più conto che la libertà, come si diceva, non è un fenomeno a sé stan te in una autonomia impossi bile, bensì un fenomeno di rapporto (coniunctio civium, dice Dante); e presuppone quella che chiamerei una re golamentazione limitativa per realizzare la quale è necessa rio il principio di autorità. Se nei paesi a regime totalitario esiste una assoluta carenza di libertà, nei paesi occidentali esiste una carenza di autorità.
La crisi delle società marxiste è determinata dall’annienta mento del singolo, la crisi del le società occidentali è deter minata dalla dilatazione del singolo.
Questa crisi dell’autorità â— come arco portante della li bertà, intendiamoci, â— offre pericoli di natura duplice: quello di riattivare le due componenti della limitazione e della mortificazione delle li bertà individuali delle quali abbiamo parlato, di risveglia re « i due nemici »; e cioè il ritorno di una teocrazia e la instaurazione del totalita rismo, sotto il pretesto di re staurare la morale e l’ordine.
Il nostro paese è un poco un esempio canonico di que sto tipo di società in crisi per lo sconfinamento del godi mento della libertà legittima in quello dell’arbitrio e del l’anarchia. Lo vediamo tutti i giorni. E tutti i giorni consta tiamo il riaffiorare di quelle due componenti: sacrale e to talitaria. Non a caso i due grandi partiti italiani sono l’uno di natura confessionale cattolica e l’altro di natura confessionale marxista.