Il turbine di Masson

di Patrick Waldberg
[dal “Corriere della Sera”,  domenica 16 febbraio 1969]

La retrospettiva di André Masson al Palaz ­zo dei Diamanti, a Ferra ­ra, inaugurata domenica scorsa, è frutto dell’entu ­siasmo e della competenza del conservatore-capo di questo istituto, professor Franco Farina. E dovero ­so ringraziarlo perché è la prima volta che in Ita ­lia viene dedicata a Mas ­son una manifestazione co ­si importante. E’ anche do ­veroso felicitarlo sia per la qualità della « impagina ­zione », di estrema chia ­rezza, sia per la scelta del ­le opere, che vanno dal1922 aoggi.

Il visitatore non specialista che percorre queste nobili sale rischia di tro ­varsi un po’ sconcertato di fronte all’aspetto, a ben vedere turbinoso, dell’ope ­ra di Masson, attraversata da esplosioni, solcata da stelle filanti, oscillante tra una figurazione velenosa e una grafia che la veemen ­za e la velocità riducono talvolta a tracce embrio ­nali. La stessa tavolozza sembra muoversi e trasfor ­marsi come i grandi cieli in tempesta, passando dai toni delicatamente smor ­zati delle prime Foreste (1922) â— delle quali ab ­biamo qui un magnifico esempio â— ai sontuosi scoppi di pastello della Si ­billa (1945), e alla fosfo ­rescenza violacea della recentissima Favola delle origini.

Si sa che André Masson fu un adepto di primo piano del movimento sur ­realista iniziale. Nel 1924 incontrò André Breton che lo invitò ad unirsi alla « tribù profetica ». Suoi compagni di allora furo ­no Max Ernst, Joan Mirò e, poco dopo, Yves Tanguy. Meno nota, invece, è quella che si potrebbe chiamare la sua « preisto ­ria ». E’ nato a Balagny nell’Oise, nel 1896, ma la sua famiglia si trasferì a Bruxelles quando era bam ­bino. Una precocissima vocazione lo spinse a dise ­gnare e a dipingere, e le sue doti naturali erano tal ­mente evidenti che ebbe il privilegio d’essere ammes ­so, a soli dodici anni, al ­l’atelier di Constant Montalt all’ Académie des Beaux Arts. Poi andò a Parigi dove si iscrisse all’Ecole des Beaux Arts e all’atelier di Beaudoin, per imparare l’affresco. Una formazione del tutto tra ­dizionale, a cui non manca nemmeno il viaggio in Ita ­lia compiuto con un ami ­co nel 1914, durante il quale percorse a piedila Toscana.

Venne la guerra â— quella guerra degli inno ­centi â—, e lui prestò ser ­vizio come fante in prima linea. Fu crudelmente fe ­rito al petto e lasciato per morto in quell’orrendo in ­ferno. Giaceva supino, pa ­ralizzato, il cielo sopra di lui costellato di esplosioni e di scie luminose. Per ci ­tare la parola sublime di Apollinaire: «Les obus miaulaient un amour à mourir ». Intorno a lui la terra martoriata da crateri di granate e da trincee sembrava esalare dalle viscere io rantoli dei feriti mentre i proiettili le deflagravano in grembo. Aveva allora ventun anni. Nessun uomo può vivere una esperienza del genere senza che la sua esistenza ne rimanga segnata per sempre. Ciò vale ancor più per Masson, ipersensibile ed esaltato di natura. Ne uscì temporaneamente spezzato e per molto tempo psichicamente insicuro Le ore vissute in quel clima di apocalittico splendore, di panico e di angoscia, hanno imposto alla sua vita un ritmo convul ­so, un tremito che lo spettatore attento ritroverà in ogni momento della sua opera: violenza, parossi ­smo, febbre. Quasi tutte le composizioni di André Masson portano il segno della sua inquietudine, in ­sieme con quelle della sua illuminazione. Ma l’espe ­rienza interiore, la rifles ­sione sui moti del proprio animo e la meditazione sui rapporti tra l’uomo e l’uni ­verso hanno fatto supera ­re, nella sua opera, la di ­mensione dell’aneddoto in ­dividuale e della confes ­sione compiaciuta. Fusio ­ne di regni, cosmogonie, metamorfosi, esaltazione delle forze telluriche, ger ­minazione e genesi, miste ­ri dell’analogia universale: tutto questo Masson risol ­ve in un canto denso e ap ­passionato. George Bataille, che lo amava come un fratello, ha detto che in lui echeggiavano « la voce d’Eraclito, la voce di Blake, la voce solare e not ­turna di Federico Nietz ­sche ». Al surrealismo egli ha donato una dimensio ­ne dionisiaca.

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