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ARTE: I MAESTRI: Il turbine di Masson

26 Ottobre 2011

di Patrick Waldberg
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, ¬†domenica 16 febbraio 1969]

La retrospettiva di Andr√© Masson al Palaz ¬≠zo dei Diamanti, a Ferra ¬≠ra, inaugurata domenica scorsa, √® frutto dell’entu ¬≠siasmo e della competenza del conservatore-capo di questo istituto, professor Franco Farina. E dovero ¬≠so ringraziarlo perch√© √® la prima volta che in Ita ¬≠lia viene dedicata a Mas ¬≠son una manifestazione co ¬≠si importante. E’ anche do ¬≠veroso felicitarlo sia per la qualit√† della ¬ę impagina ¬≠zione ¬Ľ, di estrema chia ¬≠rezza, sia per la scelta del ¬≠le opere, che vanno dal1922 aoggi.

Il visitatore non specialista che percorre queste nobili sale rischia di tro ¬≠varsi un po’ sconcertato di fronte all’aspetto, a ben vedere turbinoso, dell’ope ¬≠ra di Masson, attraversata da esplosioni, solcata da stelle filanti, oscillante tra una figurazione velenosa e una grafia che la veemen ¬≠za e la velocit√† riducono talvolta a tracce embrio ¬≠nali. La stessa tavolozza sembra muoversi e trasfor ¬≠marsi come i grandi cieli in tempesta, passando dai toni delicatamente smor ¬≠zati delle prime Foreste (1922) √Ę‚ÄĒ delle quali ab ¬≠biamo qui un magnifico esempio √Ę‚ÄĒ ai sontuosi scoppi di pastello della Si ¬≠billa (1945), e alla fosfo ¬≠rescenza violacea della recentissima Favola delle origini.

Si sa che Andr√© Masson fu un adepto di primo piano del movimento sur ¬≠realista iniziale. Nel 1924 incontr√≤ Andr√© Breton che lo invit√≤ ad unirsi alla ¬ę trib√Ļ profetica ¬Ľ. Suoi compagni di allora furo ¬≠no Max Ernst, Joan Mir√≤ e, poco dopo, Yves Tanguy. Meno nota, invece, √® quella che si potrebbe chiamare la sua ¬ę preisto ¬≠ria ¬Ľ. E’ nato a Balagny nell’Oise, nel 1896, ma la sua famiglia si trasfer√¨ a Bruxelles quando era bam ¬≠bino. Una precocissima vocazione lo spinse a dise ¬≠gnare e a dipingere, e le sue doti naturali erano tal ¬≠mente evidenti che ebbe il privilegio d’essere ammes ¬≠so, a soli dodici anni, al ¬≠l’atelier di Constant Montalt all’ Acad√©mie des Beaux Arts. Poi and√≤ a Parigi dove si iscrisse all’Ecole des Beaux Arts e all’atelier di Beaudoin, per imparare l’affresco. Una formazione del tutto tra ¬≠dizionale, a cui non manca nemmeno il viaggio in Ita ¬≠lia compiuto con un ami ¬≠co nel 1914, durante il quale percorse a piedila Toscana.

Venne la guerra √Ę‚ÄĒ quella guerra degli inno ¬≠centi √Ę‚ÄĒ, e lui prest√≤ ser ¬≠vizio come fante in prima linea. Fu crudelmente fe ¬≠rito al petto e lasciato per morto in quell’orrendo in ¬≠ferno. Giaceva supino, pa ¬≠ralizzato, il cielo sopra di lui costellato di esplosioni e di scie luminose. Per ci ¬≠tare la parola sublime di Apollinaire: ¬ęLes obus miaulaient un amour √† mourir ¬Ľ. Intorno a lui la terra martoriata da crateri di granate e da trincee sembrava esalare dalle viscere io rantoli dei feriti mentre i proiettili le deflagravano in grembo. Aveva allora ventun anni. Nessun uomo pu√≤ vivere una esperienza del genere senza che la sua esistenza ne rimanga segnata per sempre. Ci√≤ vale ancor pi√Ļ per Masson, ipersensibile ed esaltato di natura. Ne usc√¨ temporaneamente spezzato e per molto tempo psichicamente insicuro Le ore vissute in quel clima di apocalittico splendore, di panico e di angoscia, hanno imposto alla sua vita un ritmo convul ¬≠so, un tremito che lo spettatore attento ritrover√† in ogni momento della sua opera: violenza, parossi ¬≠smo, febbre. Quasi tutte le composizioni di Andr√© Masson portano il segno della sua inquietudine, in ¬≠sieme con quelle della sua illuminazione. Ma l’espe ¬≠rienza interiore, la rifles ¬≠sione sui moti del proprio animo e la meditazione sui rapporti tra l’uomo e l’uni ¬≠verso hanno fatto supera ¬≠re, nella sua opera, la di ¬≠mensione dell’aneddoto in ¬≠dividuale e della confes ¬≠sione compiaciuta. Fusio ¬≠ne di regni, cosmogonie, metamorfosi, esaltazione delle forze telluriche, ger ¬≠minazione e genesi, miste ¬≠ri dell’analogia universale: tutto questo Masson risol ¬≠ve in un canto denso e ap ¬≠passionato. George Bataille, che lo amava come un fratello, ha detto che in lui echeggiavano ¬ę la voce d’Eraclito, la voce di Blake, la voce solare e not ¬≠turna di Federico Nietz ¬≠sche ¬Ľ. Al surrealismo egli ha donato una dimensio ¬≠ne dionisiaca.


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Bart