Carteggio Hesse-Mann #5/5

[da: “Hermann Hesse, Thomas Mann – Carteggio”, SE edizioni, 2001]

inizio marzo 48

Caro signor Thomas Mann

ho ricevuto il Suo dono, il bell’esemplare del Faustus, e La ringrazio immensamente. Ieri da Costanza mi è giunta una ri ­vista in cui il mio libro e il Suo vengono recensiti congiunta ­mente, ma ancora non mi è stato possibile leggere l’articolo.1 Certamente anche a Lei ne sarà già stata spedita una copia. Malgrado le forti distrazioni politiche di questi tempi, il Suo libro suscita ovunque grandissimo interesse, ma, a dire il ve ­ro, ancora non ho letto commenti particolarmente acuti o pertinenti; il migliore è la recensione (puramente musicale) di Schuh.2 Non è possibile accostarsi a quest’opera infernale e affascinante servendosi delle consuete categorie, poiché le trascende in entrambe le direzioni, verso l’alto e verso il bas ­so, verso il sublime e verso il grottesco; al suo sublime esote ­rismo fa riscontro un essoterismo, una veste che si avvale quasi di ogni mezzo, inclusi taluni che sono proibiti ad auto ­ri di minor valore. Non saprei ricondurre tutto ciò a una for ­mula, e sono lieto di non esservi costretto, ma proprio simili discrepanze e tensioni, simili diavolerie, sono ciò che più amo nell’opera. Il microcosmo di Leverkühn mi riporta spesso al ­la mente le figure della mitologia indiana, alle quali Goethe non trovò ancora accesso, e nelle quali, proprio in quanto ri ­vestimenti delle idee più sublimi che hanno attraversato la mente dell’uomo, io ammiro e osservo con stupore la dimen ­sione selvaggia, lussuriosa, grottesca e ipertrofica.

Il Suo Faustus suscita grande emozione in Germania e in nessun luogo sarà e potrà essere compreso come in quel pae ­se. Al canadese che ancora non conosce l’Europa…3 tutto ciò parrà decisamente superfluo, spaventoso e complicato, ma a noi occidentali è necessario e familiare come una terra natia. Cari saluti da parte nostra a Lei e ai Suoi familiari.

Il Suo H. Hesse

1Ludwig Emanuel Reindl, Tagebuch des Herausgebers, in: «Die Erzählung. Zeitschrift fùr Freunde guter Literatur », Südverlag (Konstanz), n. 11,1948.

2E. Korrodi, W. Schuh, E. Hadorn, Thomas Manns Doktor Faustus, in: «Neue Zürcher Zeitung », 29. 11. 1947 e 6. 12. 1947.

3 Allusione all’inizio, divenuto proverbiale, della celebre fiaba Der Wilde di J.G. Seume (1763-1810): «Un canadese, che ancora non conosceva / L’artefatta cortesia dell’Europa, / E in petto portava il cuore che Dio gli aveva donato, / Ancor libero da cultura… ».

Vulpera, 6 luglio 49

Caro Hermann Hesse,

la mia lettera precedente era appena partita quando, con grande ritardo, sono giunte le buone parole Sue e della Sua cara signora per la morte del nostro Klaus. Vi ringrazio infi ­nitamente, anche a nome dei miei familiari.

Questa vita spezzata occupa i miei pensieri e mi riempie di dolore. Il mio rapporto con lui è stato difficile e non scevro di senso di colpa, poiché fin dall’inizio la mia esistenza ha gettato un’ombra sulla sua. Eppure, da ragazzo, a Monaco, era un principe di spavalderia, e molte delle sue azioni erano di natura provocatoria. Più tardi, in esilio, divenne molto più serio e pervaso di senso morale; lavorava alacremente, ma con troppa facilità e troppo in fretta, il che spiega le varie im ­perfezioni e trascuratezze dei suoi libri. Rimane un mistero quando abbia iniziato a svilupparsi in lui l’impulso di morte, che contrastava in modo così enigmatico con la sua visibile solarità, affabilità, leggerezza, disinvoltura. Nonostante ogni manifestazione di affetto e di sostegno, si è venuto distrug ­gendo, inarrestabilmente, rendendosi infine incapace di ogni pensiero di lealtà, di riguardo o di gratitudine.

Nondimeno, possedeva un talento fuor del comune. Non solo il suo Gide, anche il suo ÄŒaykovskij1 è un’opera eccel ­lente, e il suo Vulcano,2 prescindendo dalle parti che avrebbe potuto scrivere meglio, è forse il miglior romanzo sull’emi ­grazione. Basta riunire le sue opere più riuscite per rendersi conto che la sua morte rappresenta una perdita immensa. E stato vittima di molta ingiustizia, anche nella morte, ma io posso dire di averlo sempre lodato e incoraggiato.

Realizzare il testo di una conferenza per la Germania3 mi sta costando sforzi e tormenti assurdi. A ciò si aggiunge il malumore e il rammarico per non esser riuscito a coordinare con Lei le date dei nostri viaggi. Sarebbe stato così bello ri ­trovarsi a Sils oppure qui nei paraggi. Pazienza, sarà per il prossimo anno!

Il Suo Thomas Mann

1Klaus Mann, Symphonie pathétique. Ein Tschaikowsky-Roman,Amster ­dam 1936.

2Klaus Mann, Der Vulkan. Roman unter Emigranten,Amsterdam 1939.

3T. Mann, Deutschland una die Deutschen, Berlin 1947.

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