Da Luciano di Samosata a Collodi. Le balene dell’oceano letterario

di Vittorio Frosini
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 2 aprile 1970]

All’inizio dell’anno 1970, Ro ­ma ebbe una visitatrice dav ­vero insolita: una grande ba ­lena imbalsamata, che venne alloggiata ed esposta al pub ­blico dei visitatori in un pa ­diglione provvisorio, collocato in piazza del Popolo. Si trat ­tava di un gigantesco cetaceo, pescato nel 1954 sulle coste nor ­vegesi, al quale gli organizza ­tori dello spettacolo avevano ritenuto conveniente dare il bi ­blico nome di Golia.

Ricordi favolosi

La balena, in verità, costitui ­va da sola, nella sua massa im ­mobile, un intero spettacolo: il suo corpaccio, lungo circa23 metrie pesante 68 tonnellate, stava disteso quasi in neghitto ­so abbandono lungo un corri ­doio, dove sfilavano i visitatori; esso non poteva perciò esser vi ­sto con una sola occhiata nel suo insieme, ma occorreva per ­correrlo con lo sguardo, e per cosi dire esplorarlo, procedendo lungo le sue immense fauci spalancate, i fianchi e la coda.

A vedere la balena così da vicino, i ricordi favolosi di an ­tiche letture prendevano consistenza e si tramutavano in real ­tà visibile e corposa. Era dun ­que questo il personaggio di racconti di viaggi e di avven ­ture, abitante in mari lontani e ignoti, ch’era apparso mitico alla fantasia dell’adolescenza, e che ora potevamo scrutare senza timore da presso. Su di noi scendeva non già la luce di un giorno polare filtrata dal ­la bruma, ma l’artificiale chia ­rore delle lampade elettriche; si udiva intorno non già lo scia ­bordare dei marosi, ma il ru ­more delle automobili, che at ­traversavano la piazza. Eppu ­re, una sottile emozione, e qua ­si una venatura d’inquietudine, rinasceva dalla profondità del ­la memoria infantile.

La grande epopea della ba ­lena è stata scritta da Melville nel suo Mobv Dick: un’opera, che costituisce essa stessa una specie di grande organismo ani ­male, galleggiante sulla lette ­ratura del secolo decimonono. Essa rimase peraltro sconosciu ­ta alla adolescenza delle gene ­razioni cresciute prima dell’ul ­tima guerra, giacché la sua dif ­fusione, e si sarebbe tentati di dire la sua navigazione nelle nostre acque, ebbe inizio solo con il 1932, quando ne apparve la traduzione italiana di Cesare Pavese. La sua po ­polarità tra i giovani lettori è però ancora più tarda, giacché bisognò attendere gli anni del secondo dopoguerra, quando il grosso libro subì riduzioni let ­terarie e trasposizioni cinema ­tografiche. Fino ad allora, la balena aveva fatto il suo in ­gresso nell’immaginazione degli italiani attraverso le pagine di Carlo Collodi e le illustrazioni di Carlo Chiostri, che compo ­nevano Le avventure di Pinoc ­chio, (pubblicate in volume nel 1883); sebbene essa venisse de ­signata in quelle pagine sotto il mentito nome di Pesce-cane, e presentata in una figurazio ­ne grottesca.

Ricordiamo che Pinocchio, nuotando nel mare, stava per raggiungere uno scoglio di mar ­mo bianco, « quando ecco uscir fuori dall’acqua e venirgli in ­contro una orribile testa di mostro marino, con la bocca spa ­lancata come una voragine, e tre filari di zanne che avreb ­bero fatto paura anche a ve ­derle dipinte ». Inghiottito dal Pesce-cane, o balena che dir si voglia, egli incontra nella sua bocca un Tonno parlante, e lì scorge « lontan lontano una specie di chiarore », verso cui si avvia, trovando nel ventre stesso dell’animale «una picco ­la tavola apparecchiata, con so ­pra una candela accesa infi ­lata in una bottiglia di cristal ­lo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco, come se fosse di neve o di panna montata, il quale se ne stava lì biascicando alcuni pesciolini vivi », ed era babbo Geppetto.

Terreno scivoloso

Invenzione coloritissima, que ­sta del Collodi, che si è pre ­stata a diverse interpretazio ­ni: secondo una di esse, do ­vuta a uno studioso di psica ­nalisi, la successiva espulsione di Pinocchio dal ventre del mo ­stro sarebbe una metafora in ­conscia del suo desiderio di una nascita umana, cioè di prove ­nienza dall’utero materno. Sen ­za addentrarci su questo ter ­reno, scivoloso come « la poz ­zanghera d’acqua grassa e sdrucciolona » in cui sguazzava Pinocchio camminando nelle vi ­scere del Pesce-cane, vorremmo indicare una probabile fonte letteraria dell’episodio. Il Collodi era infatti uomo di buona cultura, e la supposizione che stiamo per fare non è quindi arbitraria.

Nel 1857 venivano pubblicate a Firenze le Opere minori in verso e in prosa di L. Ariosto, « ordinate e annotate per cura di F. L. Polidori »; il primo vo ­lume riportava in apertura i Cinque Canti, che l’Ariosto ave ­va escluso dalla redazione definitiva dell’Orlando Furioso, (pubblicata nel1532 a Ferrara), e che erano apparsi postumi in appendice a una nuova edizio ­ne del poema, stampata nel1545 a Venezia. Nel quarto Canto, il paladino Ruggiero è co ­stretto a gettarsi in acqua dal naviglio, su cui si trova; ed ec ­co « la balena, che per lunga traccia â— segue Ruggier per ­ché di lui si pasca â— visto il salto, v’accorre, e senza noia â— con un gran sorso d’acqua se lo ingoia ». Ruggiero, ridesta ­statosi dal tramortimento, al pari di Pinocchio, «un picciol lumicin d’una lucerna â— vide apparir lontan per la caverna », costituita dal capace ven ­tre della balena. Allora proce ­de verso il chiarore, e trova un vecchio, in cui « la barba alla cintura si congiunge, â— le spal ­le il bianco crin tutto copriva; â— su la destra una rete avea, a costume â— di pescator, ne la sinistra un lume ».

L’episodio del paladino, come poi quello del burattino, ha an ­che esso il suo precedente let ­terario nella Vera historia del ­l’antico scrittore greco Luciano di Samosata. Tuttavia, è da credere che il Collodi, come mo ­stra l’analogia, o piuttosto la ricorrenza tematica, dei parti ­colari nella scoperta compiuta da Pinocchio dopo quella di Ruggiero, aveva in mente il racconto dell’Ariosto, anziché quello di Luciano. E questa è una conferma non trascurabi ­le del carattere composito, e in realtà problematico, che possiede il famoso libriccino: il quale, destinato in origine ai ragazzi, è venuto assumendo o piuttosto svelando una fisiono ­mia culturale, che lo ha reso ormai un classico anche per gli adulti.

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