di Costanza Caredio
Una figura emerge dalle “Antichità Giudaiche” ed è quella di Erode il Grande (73-4 a.C.).
Erode accetta il ruolo tradizionale ebraico di frattura-mediazione tra Oriente e Occidente: il suo compito è quello di fare della Palestina il centro che comprenda la grande area dell’Egeo e la Grecia, ma anche i Semiti della costa sud. Il suo segno è l’attività, la costruzione, lo sviluppo commerciale (porti) e agricolo.
Erode non mira a consolidare il potere dei re assoluti assiro-babilonesi con le loro monumentali Zigurot che incombono da un cielo irraggiungibile sugli umani, deboli e in balìa degli Astri. Le sue costruzioni sono a beneficio dell’uomo cittadino e consapevole: piazze dove discutere, colonnati dove passeggiare all’ombra, templi armoniosi, strade, teatri, anfiteatri, terme per la cura del corpo, ippodromi per le sfide.L’entusiamo di Erode tracima da Gerusalemme per manifestarsi sino ad Olimpia. Spinto da questa visione di integrazione Erode non trascura gli Ebrei: ricostruì splendidamente il Tempio, lo affiancò alla fortezza Antonia in omaggio alla sorella di Ottaviano buona cliente dei faccendieri ebrei alessandrini. Fonda la città di Sebaste (Augusta) nella Samaria, regione centrale di antica presenza greco-macedone; là infatti sarà sepolto Giovanni Battista, contestatore da Destra, decapitato e non crocifisso.
Erode rispettò le leggi e consuetudini del suo popolo, non impresse la sua immagine sulle monete, cercò legittimità, lui di origini incerte, sposando Mariamne della famiglia dei re-sacerdoti Asmonei. Da lei ebbe figli che inviò come consuetudine a Roma, dove era uso far conoscere i futuri principi.
Ma, a partire dalla maggiore età, essi divennero suoi rivali. Sposati e padri a loro volta, i pretendenti al suo trono si moltiplicarono, con maggiori diritti di lui, perché di sangue giudaico regale. Erano essi i legittimi eredi, potevano abbatterlo senza piegarsi alla sua politica, anzi cercando alleanze nel popolo e nei paesi vicini, contro Roma. Erode, ossessionato da complotti veri o immaginari reagì alla cieca, come gli imperatori “pazzi” di Roma: con lo sterminio dei familiari e dei loro amici.
Giuseppe sa che Erode era stato una figura chiave per la collaborazione fra Oriente e Occidente. Lo difende tiepidamente addossando le sue responsabilità agli intrighi di donne. Non vede o forse non approva la grande politica che Erode aveva in animo di compiere. Dalla sua narrazione appare un personaggio insicuro e cupo, solitario e incompreso, grande e dannato, in un quadro di avvenimenti sempre più foschi.
(Testo utilizzato a cura di Luigi Morandi 1998 UTET)
(segue)