di Carlo Capone
(Da un’idea editoriale di Giulio Mozzi, mai andata in porto)
La mia prima volta a Roma. Sono con mamma in uno schifo di pensione. Fuori piove a dirotto. Mamma legge Intimità, distesa sul letto, io le sto a fianco e fisso una mosca. Madonnina mia, che fregatura che ho avuto. Papà aveva promesso di portarmi a vedere Roma – Napoli. Invece per via del temporale mamma ha detto di no, che ho le tonsille e poi mi ammalo. Non sapevano come fare, allora mamma mi ha mandato al camerino e all’uscita papà non c’era più. Io i romani non li posso digerire: parlano sempre in romano, si credono tanti padreterni e a noi di Napoli ci trattano dall’alto in giù. E’ per questo che volevo andare alla partita, per vedere come Vinicio e Del Vecchio li fanno nuovi nuovi. Se no rimanevo a dormire da nonna, che mi prepara pure i panzarotti imbottiti. “Tanino, sei tu?”. Mamma si alza e corre ad aprire. “C’ha fatto il Napoli?” , grido io a papà. Lui si toglie la pellecchia per la pioggia e la posa sul letto. Che paliatone! abbiamo perso 8 a 0.