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Oggi tocca a Polito. Vedrete, piano piano arrivano tutti

27 Settembre 2013

Mi sto divertendo un mondo (si fa per dire giacché ci sarebbe da piangere a dirotto) a leggere quelli che vengono definiti emeriti editorialisti e che frequentano da una infinità di tempo i più affermati Talk-show onde mettere una faccia a conferma di ciò che scrivono. Oggi è il turno di Antonio Polito. Sul “Corriere della Sera” di stamani ci fa sapere:

“Le dimissioni dei ministri del Pdl avrebbero sì aperto una crisi di governo; ma le dimissioni dei parlamentari aprirebbero una crisi costituzionale, mettendo in conflitto tra di loro i poteri dello Stato. Esse minacciano, cioè, un atto al limite dell’eversione (la serrata del Parlamento) per protestare contro ciò che si definisce un «atto eversivo » (un voto del Parlamento sulla decadenza).”

Naturalmente chi leggerà l’articolo troverà l’inevitabile peana diretto al capo dello Stato (“Al punto che il presidente della Repubblica ha sentito il dovere di alzare la voce come non aveva mai fatto prima”), ma ciò che sconcerta è la diffusione del tutto servile dell’idea che se i parlamentari del Pdl decidono di rassegnare le dimissioni individuali (magari anche approfittando di un modulo predisposto: è forse la prima volta che si usano delle specie di veline per uniformarsi alla volontà del partito?), tutto ciò è considerato al limite dell’eversione. E perché mai?

Ci siamo forse dimenticati che una buona parte di parlamentari, non ricevendo alcuna risposta da Benito Mussolini circa la morte di Giacomo Matteotti, ricorse all’Aventino, ossia abbandonò il parlamento in segno di protesta?
Non credo che quel gesto sia mai stato raccontato dagli storici come atto eversivo. E perché non è stato considerato atto eversivo? Semplice. Perché si ribellava ad un atto autoritario. Gli aventiniani furono i primi membri della Resistenza. Il loro gesto non era altro che la Resistenza in nuce.

Veniamo all’oggi. Le solite bisce e i soliti giornaloni-latrina si arrampicheranno sugli specchi sostenendo che le condizioni di allora erano ben diverse da quelle attuali. Ne siamo sicuri? A forza di dichiarare che viviamo in una situazione normale, e non facciamo suonare in noi la sirena dell’allarme, finirà che ci ritroveremo in una dittatura, mascherata sì grazie alla doppiezza e alla ipocrisia diventate di Stato, ma sempre in una dittatura feroce che ci priverà delle libertà sostanziali, tra cui la libertà di pensiero e di espressione, e manderà ad una specie di confino (il silenzio obbligatorio) le numerose bisce che avranno consumato tutta la bava del servilismo.

L’esempio della assoluzione pronunciata dal Corte europea a favore di Maurizio Belpietro condannato in Italia a 4 mesi di carcere per avere ospitato un articolo diffamatorio, non la dice lunga sulla differenza di democrazia vigente nei Paesi confinanti rispetto alla nostra che è solo una controfigura, ossia una mascheratura per i gonzi?
La Corte europea ci ha dato una sonora lezione, avvertendoci (anche con le prossime sanzioni) che già da qualche tempo non siamo più un Paese che rispetta i diritti dell’uomo.
Occorre altro per metterci in allarme? Siamo diventati così stupidi da lasciarci suggestionare dalle chiacchiere?

Guardate che cosa sta succedendo a riguardo della Legge Severino. La si vuole rendere retroattiva, quando la costituzione vieta la retroattività. Si sostiene da parte degli antiberlusconiani (accecati dall’odio, e quindi estremamente confusi) che ciò non è vero e che comunque quella legge è stata approvata da tutti. Si ha voglia di dire che il decreto delega non ha mai previsto la retroattività, e che la retroattività è rinvenibile in uno dei tanti decreti di attuazione, che pertanto sforava i limiti imposti dal decreto delega. Che cosa vuol dire dunque: la legge è stata approvata da tutti? Se si è compiuto un grossolano errore, non lo si può più correggere? Che cosa significa impedire da parte del Pd che si chieda in proposito il parere della corte costituzionale?
La gatta frettolosa partorì i gattini ciechi. È infatti in questa ingiustificata fretta che si nasconde il tarlo autoritario. Si vuole eliminare il temibile avversario politico, anche sfidando la costituzione.

Non siamo forse nella stessa situazione di Mussolini che si rifiutava di dare chiarimenti circa il delitto Matteotti, e lo fece solo dopo l’abbandono del parlamento da parte dei suoi oppositori? Fu un atto eversivo, o un atto di affermazione di libertà e di indipendenza? Mussolini pensò bene, poi, di sottomettere il parlamento, per evitare ulteriori rischi. Lo si vuole sottomettere forse anche oggi, mettendo in giro voci allarmistiche sul clamoroso gesto di dissenso annunciato dal Pdl?

Solo chi non si accorge, da stolto, che sta avanzando dal 1994 una manovra a tenaglia per instaurare una dittatura nel nostro Paese che elimini prima tutto i più temibili oppositori, può permettersi tali incredibili ed irresponsabili distinzioni. Non si aspetterà costui, per caso, che siano proprio il Pd e le toghe rosse ad apririci gli occhi sulle loro intenzioni? Ci risponderebbero ogni volta che non è vero, e che chi li accusa è un sovversivo. Un esempio lo potete trovare nell’editoriale di Enzo Mauro, qui, davvero desolante.
Siamo ai corsi e ricorsi storici del Vico ed ora è il turno del peggiore che ci capitò, quello del fascismo (i fascismi sono tanto quelli neri che quelli rossi, in tutto eguali).

Tornando alla Legge Severino, stamani sul sito di Marco Cavallotti, Lsblog, compare, come spesso succede, un articolo del bravo Davide Giacalone, che spesso condivido, ma non del tutto questa volta. Vi appare il commento di un lettore, gchienna, che riporto integralmente poiché fa giustizia sulla verità, e abbatte le falsità diffuse ad arte da coloro che in tutta fretta vogliono avvalersi della Legge Severino, così com’è a prescindere dalla sua costituzionalità, per eliminare il temibile avversario, il solito Silvio Berlusconi.

Scrive gchienna introducendo all’inizio un’affermazione di Giacalone:

“Scrive Giacalone: “L’errore originario, del resto, sta nella legge Severino, che loro votarono. Oggi dicono: non è retroattiva”.

Sarebbe ora di chiarire una volta per tutte che la cosiddetta Legge Severino è in effetti un Decreto Legislativo, il n. 235 del31/12/2012, disposto come delega al governo dall’art. 1, c. 63, L. 6 /11/2012, n. 190), per la redazione di un T.U. (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-11-06;190).

Tale articolo 1 recita:

“63. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante un testo unico della normativa in materia di incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, di incandidabilità alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, di presidente e di componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all’articolo 114 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, e successive modificazioni, di presidente e di componente degli organi esecutivi delle comunità montane.”
I Dlgs (decreti legislativi o delegati) NON vengono votati dal parlamento e possono quindi eccedere i limiti della delega, come nel caso della legge in questione che, proprio per tale ragione, sarebbe sacrosanto fosse sottoposta all’esame da parte della Corte Costituzionale, condizione di normale amministrazione. (Esempio: http://www.altalex.com/index.php?idnot=7594)

Nel testo dell’art. 1 della Legge Severino come soprariportato non vi è indicazione alcuna che possa essere interpretata come estensione della norma anche alle situazioni pregresse (retroattività). Il dubbio sulla sua legittimità costituzionale è quindi più che fondato. Ed è fuorviante, per non dire di peggio, continuare a dire e a predicare che la votarono tutti, PDL in primis compreso.
In effetti non la votò nessuno.”

È chiaro ora, anche a Polito, che il Pd sta per commettere, lui, un atto eversivo, insieme con altri scellerati?
E che se i vari editorialisti non ne prendono subito le distanze si troveranno ad essere corresponsabili?


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1 commento

  1. Commento by zarina — 28 Settembre 2013 @ 09:39

    Mi pare chiaro come il sole che I giornaloni   hanno concordato la linea (come ai tempi di mani pulite)   e fanno il tifo per lo status quo:   temono di perdere i finanziamenti pubblici,   senza i quali andrebbero tutti a zappare la terra.

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