di Carlo Bo
[dal “Corriere della Sera”, domenica 19 ottobre 1969]
Nel dare alle stampe nell’ormai lontano 1963 un li bro di racconti, Tutta la vita (ristampato ora dall’editore Bompiani, pp. 524, L. 4000), Alberto Savinio lo faceva pre cedere da una breve prefazio ne che vale la pena di leggere attentamente. E questo per due ragioni: la prima (che è poi la più semplice) è che lo scrittore vi precisa i suoi rap porti col surrealismo o me glio, riferendo un’opinione del 1927 del Breton nella quale si consacravano De Chirico e Savinio come profeti del suo movimento, teneva a mettere in chiaro soprattutto le diffe renze (« Il surrealismo per quanto io vedo e per quanto so, è la rappresentazione del l’informe ossia di quello che ancora non ha preso forma, è l’espressione dell’incosciente ossia di quello che la coscien za ancora non ha organizzato. Quanto a un surrealismo mio, se di surrealismo è il caso di parlare, esso è esattamente il contrario di quello che abbia mo detto, perché il surreali smo… non si contenta di rap presentare l’informe e di esprimere l’incosciente, ma vuole dare forma all’informe e coscienza all’incosciente ») per concludere che la poesia del suo surrealismo non era fine a se stessa ma a suo mo do era « una poesia civica » e più precisamente « un supercivismo ».
La seconda ragione ci porta su un terreno più vasto, per cui la questione del surreali smo viene prospettata alla lu ce degli ultimi avvenimenti e del mondo nuovo che già in quel tempo si cominciava a intravvedere. E questa a no stro avviso è la suggestione più ricca che si trovava e an cora vive nell’introduzione del Savinio. « Noi stiamo traver sando la crisi di allargamen to dell’universo. Guerre, rivo luzioni, angoscia dell’uomo, tutto che è crisi nel mondo da più anni a questa parte, tutto è conseguenza di questo allargamento, di questo uni verso più vasto nel quale Dio non trova più luogo né modo di fermarsi e di affermarsi, almeno in quella forma con creta e suadente che dava si curezza e protezione all’uomo e pace al suo animo.
Pirandello
Anche il cristianesimo se gue la sorte di questo univer so più alto. Non sarà cristiano in avvenire chi non porterà anche agli animali, alle pian te, ai metalli, quell’amore cri stiano che finora egli portava soltanto all’uomo ».
E’ appena da avvertire la novità e l’importanza di que ste parole che riportate all’e poca in cui sono state dettate devono essere interpretate co me profetiche. Ma lasciamo per il momento il rapporto d’ordine universale e vedia mo in che modo e in quale misura si adattavano alla struttura e alla poesia di que sti racconti.
Una prima osservazione da fare è che il Savinio appar tiene a un tipo d’avanguardia che oggi, a torto, viene giu dicato superato e inutile: va le a dire la novità non è mai perseguita nel margine esclu sivo della forma ma piuttosto è saldamente legata a una diversa pronuncia delle cose. Oggi per avanguardia si vuo le intendere soprattutto una macchina perfetta ma di cui sembra inutile scrutare il fi ne, lo scopo, un congegno che chiede di essere ammirato per ciò che può fare e non per quello che fa. Savinio â— è vero â— non poteva fare a meno di una suggestione ben precisa, di una direzione. Tut ti i suoi racconti propongono una luce diversa, una ragione diversa delle cose, degli uomi ni, insomma degli oggetti del la nostra vita. Certo, anche lui si ferma alla proposta, non cede mai alla tentazione di offrire un dato concreto, una possibile spiegazione. Cer ti attacchi fanno pensare a Pirandello: ma là dove lo scrittore siciliano finiva per evocare una struttura algebri ca del mondo, però sempre centrata sul cervello, sull’ani ma dell’uomo, in Savinio le barriere non esistono: un ar madio, una poltrona sono veri e propri personaggi con gli stessi diritti dei personaggi-uomini.
La chiave della nuova let tura â— ricordiamolo â— va in dicata nell’amore cristiano, in un atto preliminare di amore portato a tutto ciò che costi tuisce il mondo, senza distin zioni, senza categorie, senza scale di valori. Ora, se si guar da bene, nell’atteggiamento del Savinio c’è qualcosa che contrasta con la posizione de gli ultimi avanguardisti, i quali fanno tabula rasa dei sentimenti e tutto viene livel lato allo stato di insensibilità. Per Savinio l’uomo â— nono stante tutto â— restava al cen tro dell’universo, all’uomo era demandato non più il compi to di conoscere ma di accetta re, di non scartare, di non ri fiutare. Per Pirandello la co noscenza costituiva il rovello costante: uomini e cose anda vano rovesciati, buttati al l’aria con l’illusione di avere una risposta. Per Savinio la conoscenza è spostata a un secondo momento, perché prima doveva esserci l’analisi, la ricognizione. Ecco perché que sto suo teatro ha potuto con servare (certi racconti hanno passato â— e di molto â— la quarantina) intatta la sua autonomia, la sua linearità oltre le singole voci delle co se, delle persone, meglio delle figure umane.
Che cos’era, dunque, il suo supercivismo? Da un certo punto di vista si potrebbe parlare perfino di morale, nel senso che ogni racconto po stula una visione morale del le cose in senso alto. In effet ti la morale è sempre la stes sa, è unica: predica le dimis sioni dell’uomo togato, codifi cato e invoca, anzi esige l’av vento di un mondo dove ogni oggetto abbia i suoi diritti e veda rispettata la sua liber tà. In parole semplici, il Savi nio cercava di annullare le barriere frapposte dall’abitu dine, dalle morali di comodo, dalle filosofie e â— tanto più â— dalle ideologie, voleva che lo uomo si spogliasse dei pregiu dizi e non facesse della sua capacità d’amore un condizio namento della verità nuda, senza parole. Amore cristiano, un po’ come dire amore che cede alle richieste degli altri e che tende ad annullare pri vilegi ed egoismi. Il che com portava un’altra– immagine di Dio. Se fino a ieri si poteva parlare di un Dio che placa e spiega, per Savinio d’ora in poi si sarebbe dovuto inventa re un Dio anonimo, o un Dio di tutte le cose del mondo (il che equivale alla prima defi nizione).
Idee chiare
Ciò che è avvenuto dopo il 1953 sembra dar ragione in pieno all’ipotesi del Savinio avanguardista o surrealista del chiaro, delle idee chiare. La sua lucidità risalta dai ri flessi delle cose, degli oggetti fatti affluire nel fiume nuovo della storia. Tutto il contra rio dell’operazione surrealista classica che rimetteva nell’alo ne delle cose il principio e la fine di tutto. Così che â— per concludere â— si potrebbe dire che raramente l’ignoto è sta to rappresentato con tanta naturalezza, con tanta dimes sa immediatezza: per quanto gli è stato concesso, Savinio ha spalancato la porta ai per sonaggi della letteratura che fino a quel momento erano stati lasciati fuori, per la stra da, e forse sarebbe più esatto dire che per favorire meglio tale confluenza dell’anonimo ha abolito confini, porte e la stessa casa dell’ordine appa rente.