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LETTERATURA: I MAESTRI: Profetico Savinio

5 Agosto 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 19 ottobre 1969]

Nel dare alle stampe nell’ormai lontano 1963 un li ¬≠bro di racconti, Tutta la vita (ristampato ora dall’editore Bompiani, pp. 524, L. 4000), Alberto Savinio lo faceva pre ¬≠cedere da una breve prefazio ¬≠ne che vale la pena di leggere attentamente. E questo per due ragioni: la prima (che √® poi la pi√Ļ semplice) √® che lo scrittore vi precisa i suoi rap ¬≠porti col surrealismo o me ¬≠glio, riferendo un’opinione del 1927 del Breton nella quale si consacravano De Chirico e Savinio come profeti del suo movimento, teneva a mettere in chiaro soprattutto le diffe ¬≠renze (¬ę Il surrealismo per quanto io vedo e per quanto so, √® la rappresentazione del ¬≠l’informe ossia di quello che ancora non ha preso forma, √® l’espressione dell’incosciente ossia di quello che la coscien ¬≠za ancora non ha organizzato. Quanto a un surrealismo mio, se di surrealismo √® il caso di parlare, esso √® esattamente il contrario di quello che abbia ¬≠mo detto, perch√© il surreali ¬≠smo… non si contenta di rap ¬≠presentare l’informe e di esprimere l’incosciente, ma vuole dare forma all’informe e coscienza all’incosciente ¬Ľ) per concludere che la poesia del suo surrealismo non era fine a se stessa ma a suo mo ¬≠do era ¬ę una poesia civica ¬Ľ e pi√Ļ precisamente ¬ę un supercivismo ¬Ľ.

La seconda ragione ci porta su un terreno pi√Ļ vasto, per cui la questione del surreali ¬≠smo viene prospettata alla lu ¬≠ce degli ultimi avvenimenti e del mondo nuovo che gi√† in quel tempo si cominciava a intravvedere. E questa a no ¬≠stro avviso √® la suggestione pi√Ļ ricca che si trovava e an ¬≠cora vive nell’introduzione del Savinio. ¬ę Noi stiamo traver ¬≠sando la crisi di allargamen ¬≠to dell’universo. Guerre, rivo ¬≠luzioni, angoscia dell’uomo, tutto che √® crisi nel mondo da pi√Ļ anni a questa parte, tutto √® conseguenza di questo allargamento, di questo uni ¬≠verso pi√Ļ vasto nel quale Dio non trova pi√Ļ luogo n√© modo di fermarsi e di affermarsi, almeno in quella forma con ¬≠creta e suadente che dava si ¬≠curezza e protezione all’uomo e pace al suo animo.

Pirandello

Anche il cristianesimo se ¬≠gue la sorte di questo univer ¬≠so pi√Ļ alto. Non sar√† cristiano in avvenire chi non porter√† anche agli animali, alle pian ¬≠te, ai metalli, quell’amore cri ¬≠stiano che finora egli portava soltanto all’uomo ¬Ľ.

E’ appena da avvertire la novit√† e l’importanza di que ¬≠ste parole che riportate all’e ¬≠poca in cui sono state dettate devono essere interpretate co ¬≠me profetiche. Ma lasciamo per il momento il rapporto d’ordine universale e vedia ¬≠mo in che modo e in quale misura si adattavano alla struttura e alla poesia di que ¬≠sti racconti.

Una prima osservazione da fare √® che il Savinio appar ¬≠tiene a un tipo d’avanguardia che oggi, a torto, viene giu ¬≠dicato superato e inutile: va ¬≠le a dire la novit√† non √® mai perseguita nel margine esclu ¬≠sivo della forma ma piuttosto √® saldamente legata a una diversa pronuncia delle cose. Oggi per avanguardia si vuo ¬≠le intendere soprattutto una macchina perfetta ma di cui sembra inutile scrutare il fi ¬≠ne, lo scopo, un congegno che chiede di essere ammirato per ci√≤ che pu√≤ fare e non per quello che fa. Savinio √Ę‚ÄĒ √® vero √Ę‚ÄĒ non poteva fare a meno di una suggestione ben precisa, di una direzione. Tut ¬≠ti i suoi racconti propongono una luce diversa, una ragione diversa delle cose, degli uomi ¬≠ni, insomma degli oggetti del ¬≠la nostra vita. Certo, anche lui si ferma alla proposta, non cede mai alla tentazione di offrire un dato concreto, una possibile spiegazione. Cer ¬≠ti attacchi fanno pensare a Pirandello: ma l√† dove lo scrittore siciliano finiva per evocare una struttura algebri ¬≠ca del mondo, per√≤ sempre centrata sul cervello, sull’ani ¬≠ma dell’uomo, in Savinio le barriere non esistono: un ar ¬≠madio, una poltrona sono veri e propri personaggi con gli stessi diritti dei personaggi-uomini.

La chiave della nuova let ¬≠tura √Ę‚ÄĒ ricordiamolo √Ę‚ÄĒ va in ¬≠dicata nell’amore cristiano, in un atto preliminare di amore portato a tutto ci√≤ che costi ¬≠tuisce il mondo, senza distin ¬≠zioni, senza categorie, senza scale di valori. Ora, se si guar ¬≠da bene, nell’atteggiamento del Savinio c’√® qualcosa che contrasta con la posizione de ¬≠gli ultimi avanguardisti, i quali fanno tabula rasa dei sentimenti e tutto viene livel ¬≠lato allo stato di insensibilit√†. Per Savinio l’uomo √Ę‚ÄĒ nono ¬≠stante tutto √Ę‚ÄĒ restava al cen ¬≠tro dell’universo, all’uomo era demandato non pi√Ļ il compi ¬≠to di conoscere ma di accetta ¬≠re, di non scartare, di non ri ¬≠fiutare. Per Pirandello la co ¬≠noscenza costituiva il rovello costante: uomini e cose anda ¬≠vano rovesciati, buttati al ¬≠l’aria con l’illusione di avere una risposta. Per Savinio la conoscenza √® spostata a un secondo momento, perch√© prima doveva esserci l’analisi, la ricognizione. Ecco perch√© que ¬≠sto suo teatro ha potuto con ¬≠servare (certi racconti hanno passato √Ę‚ÄĒ e di molto √Ę‚ÄĒ la quarantina) intatta la sua autonomia, la sua linearit√† oltre le singole voci delle co ¬≠se, delle persone, meglio delle figure umane.

Che cos’era, dunque, il suo supercivismo? Da un certo punto di vista si potrebbe parlare perfino di morale, nel senso che ogni racconto po ¬≠stula una visione morale del ¬≠le cose in senso alto. In effet ¬≠ti la morale √® sempre la stes ¬≠sa, √® unica: predica le dimis ¬≠sioni dell’uomo togato, codifi ¬≠cato e invoca, anzi esige l’av ¬≠vento di un mondo dove ogni oggetto abbia i suoi diritti e veda rispettata la sua liber ¬≠t√†. In parole semplici, il Savi ¬≠nio cercava di annullare le barriere frapposte dall’abitu ¬≠dine, dalle morali di comodo, dalle filosofie e √Ę‚ÄĒ tanto pi√Ļ √Ę‚ÄĒ dalle ideologie, voleva che lo uomo si spogliasse dei pregiu ¬≠dizi e non facesse della sua capacit√† d’amore un condizio ¬≠namento della verit√† nuda, senza parole. Amore cristiano, un po’ come dire amore che cede alle richieste degli altri e che tende ad annullare pri ¬≠vilegi ed egoismi. Il che com ¬≠portava un’altra immagine di Dio. Se fino a ieri si poteva parlare di un Dio che placa e spiega, per Savinio d’ora in poi si sarebbe dovuto inventa ¬≠re un Dio anonimo, o un Dio di tutte le cose del mondo (il che equivale alla prima defi ¬≠nizione).

Idee chiare

Ci√≤ che √® avvenuto dopo il 1953 sembra dar ragione in pieno all’ipotesi del Savinio avanguardista o surrealista del chiaro, delle idee chiare. La sua lucidit√† risalta dai ri ¬≠flessi delle cose, degli oggetti fatti affluire nel fiume nuovo della storia. Tutto il contra ¬≠rio dell’operazione surrealista classica che rimetteva nell’alo ¬≠ne delle cose il principio e la fine di tutto. Cos√¨ che √Ę‚ÄĒ per concludere √Ę‚ÄĒ si potrebbe dire che raramente l’ignoto √® sta ¬≠to rappresentato con tanta naturalezza, con tanta dimes ¬≠sa immediatezza: per quanto gli √® stato concesso, Savinio ha spalancato la porta ai per ¬≠sonaggi della letteratura che fino a quel momento erano stati lasciati fuori, per la stra ¬≠da, e forse sarebbe pi√Ļ esatto dire che per favorire meglio tale confluenza dell’anonimo ha abolito confini, porte e la stessa casa dell’ordine appa ¬≠rente.


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