Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Soffici narratore di se stesso

6 Agosto 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨, 23 dicembre 1968]

Ritorno di Soffici col pre ¬≠testo dell’uscita degli ultimi due volumi delle Opere com ¬≠plete nelle edizioni Vallecchi e pi√Ļ precisamente dell’Autori ¬≠tratto d’artista italiano nel quadro del suo tempo.

Come ricorderanno i lettori pi√Ļ agguerriti l’Autoritratto comportava nella prima edizione quattro volumi: L’uva e la croce pubblicato nel 1951, Passi fra le rovine del 1952, II salto vitale del 1954 e Fine del mondo del 1955. Un lungo discorso che portava il lettore dall’in ¬≠fanzia alla fine dell’et√† felice del Soffici, vale a dire dal 1879 al 1915. Un po’ come dire, il tempo grande dello scrittore e dell’inventore critico o, me ¬≠glio ancora, il ritratto del Sof ¬≠fici che aveva contato di pi√Ļ ed era stato il simbolo del ¬≠l’arte nuova e della letteratura d’avanguardia.

Il confronto che nasceva spontaneo alla prima lettura di quelle pagine era fatalmente fissato fra il primo Soffici e quella che √® stata la storia del Soffici ufficiale, cosi come si era venuto configurando dopo la guerra del ’15. Ognuno di noi era spinto a verificare il peso dell’evoluzione dello scrittore e quindi a mettere in evidenza quelli che apparivano come probabili tradimenti o √Ę‚ÄĒ da un altro punto di vista √Ę‚ÄĒ la marcia di avvicinamento a un ideale classico.

√ą chiaro che, posta in que ¬≠sti termini, la questione rischia ¬≠va di degenerare in polemica, perdendo di vista quello che pure rappresentava il dato nuovo dell’Autoritratto. D’altra parte il Soffici non arrivava a questa esperienza del tutto digiuno; c’erano stati in pre ¬≠cedenza documenti ben precisi e alti di questa facolt√† di me ¬≠moria e anche gli osservatori pi√Ļ sospettosi non potevano disconoscere la forza e la novit√† di certi suoi ricordi. Ma non basta, forse √® giusto dire che la letteratura di memoria √® nata in Soffici molto tempo prima, alla fine dell’avventura, se non ancora pi√Ļ avanti, se √® vero che certe pagine della Giostra dei sensi suonavano appunto come un invito al ri ¬≠cordo e come un bisogno di ritorno al passato prossimo.

Qui nell’Autoritratto √® mu ¬≠tata la prospettiva, chi rac ¬≠conta non √® pi√Ļ’ legato agli avvenimenti, anzi si √® abitua ¬≠to a interporre fra racconto e oggetto del racconto una nuova ideologia, un nuovo modo di concepire la vita. Era, dunque, questo il motivo della doppia sorpresa al momento della pub ¬≠blicazione: il lettore fedele di Soffici era portato a immagi ¬≠nare il narratore alla luce dei primi anni del secolo mentre lo scrittore si trovava su una posizione ¬† ¬† ¬† del ¬† ¬† ¬† tutto ¬† ¬† ¬†diversa, senza ¬† ¬† volerlo ¬† ¬† ¬† era ¬† ¬† diventato giudice del proprio passato. Di qui la diversit√† del tono, quel tanto ¬† ¬† di ¬† distacco ¬† che ¬† faceva √Ę‚ÄĒ ¬† sia ¬† pure ¬† ¬† abusivamente ¬† √Ę‚ÄĒ pensare a un Soffici perfetta ¬≠mente ¬† ¬† integrato ¬† ¬† nella ¬† ¬† tradi ¬≠zione dell’ultimo Ottocento to ¬≠scano. Per adoperare un paradosso, ¬† ¬† la ¬† ¬† sorpresa ¬† ¬† dipendeva dal fatto che il lettore fisso al regime ¬† ¬† ¬† della ¬† ¬† ¬† Giostra, ¬† ¬† ¬† dello stesso Lemmonio Boreo di col ¬≠po si trovava in un’atmosfera alla Nobili o alla Martini.

La colpa evidentemente era del lettore prevenuto, per cui il Soffici ¬† vero ¬† sarebbe ¬† finito con la guerra. In effetti sarebbe ¬† ¬† bastato ¬† ¬† procedere ¬† ¬† su ¬† ¬† un modo di lettura libero per ca ¬≠pire che, in fondo, non c’era contraddizione ¬† e ¬† che ¬† gi√† ¬† nel primo ¬† ¬† Soffici ¬† ¬† c’erano ¬† ¬† tutti ¬† ¬† i presupposti per calcolare ¬† una soluzione del genere, insomma per intravyedere il Soffici del ¬≠la maturit√†. Da aggiungere che qui, oltre tutto, si andava al di l√† della seconda storia di Soffici e che l’Autoritratto appar ¬≠teneva di diritto all’ultima sta ¬≠gione dello scrittore, vale a dire a quella che era stata la sua nuova visione del mondo dopo il quarantacinque. I tem ¬≠pi della sua opera sono tre e non vanno alterati, n√© √Ę‚ÄĒ tanto meno √Ę‚ÄĒ sottoposti ad abusi da parte nostra. Il Soffici √Ę‚ÄĒ dono (tanto per riprendere una definizione inevitabile del Ser ¬≠ra) √® in potenza il Soffici del ¬≠l’ordine, si vuol dire che c’√® una linea unica che porta da ¬≠gli scritti di polemica innovatrice a questo autoritratto ma che questa linea ha avuto due soluzioni opposte, sempre de ¬≠terminate dal bisogno di rea ¬≠zione immediata agli avveni ¬≠menti.

Chi vada in fondo al giuoco non trova neppure una vera e propria contraddizione fra il Soffici rivoluzionario e il Sof ¬≠fici tradizionalista, in quanto la sua idea di bellezza artisti ¬≠ca resta fuori del tempo per obbedire a una categoria tutta naturale e niente affatto cri ¬≠tica. In altri termini potrem ¬≠mo anche dire che il Soffici √® stato uno dei rarissimi scrit ¬≠tori ingenui del Novecento e aggiungere che il raccontare apparteneva precisamente a questa sua prima immagine. Chi ha conosciuto di persona lo scrittore non stenta a ritro ¬≠vare in queste pagine il dato della semplicit√† e dell’ingenui ¬≠t√†, per cui conta solo ci√≤ che si prova, ci√≤ che si esperimenta di persona. Il Soffici che torna da Parigi √® per forza di cose costretto a raccontare le sue esperienze e di conseguenza a fare della sua memoria il pun ¬≠to di partenza e per il suo lavoro di artista e anche per quello di critico e di teorico. Allo stesso modo il Soffici che lascia il mondo e si chiude a Poggio a Caiano procede sem ¬≠pre sulla stessa direzione e trasferisce la verit√† dal campo dell’avventura a quello della tradizione. Il suo occhio non cambia e uguale rimane la sua sicurezza, la sua tranquilla vi ¬≠sione degli uomini e delle cose. Poteva sbagliare, poteva soste ¬≠nere delle cause perdute ma sempre in buona fede, dal mo ¬≠mento che non aveva dubbi sulle sue scelte, sulle sue interpretazioni. Proprio perch√© era soltanto un artista, sarebbe ingiusto chiedergli conto delle sue idee, dei suoi mutamenti apparenti.

L’Autoritratto avrebbe potu ¬≠to essere un lungo esame di coscienza o almeno un bilan ¬≠cio. Ma tale idea non sarebbe mai potuta nascere in Soffici, di qui la soluzione naturalissima e spontanea del racconto, della memoria intesa come un’altra categoria intellettuale. La stessa ricchezza di partico ¬≠lari, la stessa libert√† e len ¬≠tezza del racconto stanno a convincerci della bont√† di que ¬≠sta interpretazione. Soffici davvero credeva a quello che faceva e a nessun patto avreb ¬≠be potuto dubitare del proprio passato. Non importa che l’uomo di Rete Mediterranea agli occhi degli altri risultasse di ¬≠verso dal collaboratore della Voce e di Lacerba, Soffici non aveva dubbi, tutto della sua storia teneva e non consen ¬≠tiva riserve di alcun genere. Nel Congedo infatti non di ¬≠menticava di ristabilire le di ¬≠stanze, per s√© aveva scelto la parte del semplice narratore, quella del critico e dello sto ¬≠rico la lasciava ad altri.

Se il lettore non dimentica questa raccomandazione, sar√† in grado di leggere nel senso giusto l’Autoritratto e di cono ¬≠scere un Soffici che in fin dei conti non √® poi troppo diverso da quello letto e frequentato in passato.


Letto 1253 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart