di Bartolomeo Di Monaco
Vorrei avere nei miei occhi le immagini che sono negli occhi di tutti gli uomini di questo mondo.
Sono passato su questa Terra e non ho lasciato niente, se non la mia solitudine.
Nella vita c’è sempre qualcuno che fa una parte di strada con te.
Il passato è memoria, ricordo.
Il presente è sempre infinitesimale.
La poesia è la calligrafia dell’anima.
Un autore può sperare di durare solo se riesce a passare indenne attraverso le mode del suo tempo.
Dove c’è il denaro si colmano i forzieri, dove ci sono gli ideali si può colmare lo spirito.
Anche il pensiero è rumore. Il vero silenzio è nella morte.
Ad amare i figli anche da grandi, ci aiuta il ricordo di come erano da piccoli.
La fantasia è una splendida bestia che scalcia dentro di noi, e quando ha vinto le resistenze, in un lampo diviene padrona del mondo.
Nei romanzi si celebra sempre la vita.
Per riuscire a scrivere bene, non s’impara mai da un solo scrittore.
Tutti gli scrittori diventano parte di noi.
Chi fa i conti col re, quasi sempre li sbaglia.
Nelle mie opere, ho cercato di esprimermi in una lingua viva, vicina al linguaggio comune, e soprattutto sensibile ad un percorso di sentimenti e di stati d’animo, che non è mai lineare. A questo scopo, molto mi è servito, nelle proposizioni subordinate, l’uso del congiuntivo o dell’indicativo al fine di distinguere uno stato d’incertezza da uno più certo.
Per un autore, l’uso del congiuntivo piuttosto dell’indicativo e viceversa, come pure l’uso dell’imperfetto in luogo del passato remoto e viceversa, rappresentano l’impronta digitale del suo stile, determinando molto spesso il livello della sua sensibilità.
Si deve stare attenti alle parole: a volte sono dolci e lievi come note musicali, a volte esplodono come mine vaganti.
Il migliore investimento è il risparmio.
Se c’è un aldilà, amore, ti troverò. Sarà lo scopo della mia eternità.
Ci piace pensare che tutto ciò che abbiamo intorno, ossia l’infinito universo, abbia un senso solo se correlato all’esistenza dell’uomo. Ma così non è. Noi siamo un infinitesimo di quell’infinito. Quasi un nulla.
Pensate a questo paradosso: la società nasce e si perpetua grazie ad un insieme di relazioni tra gli uomini, eppure si può dire che tutti i dispiaceri e tutte le gioie che riguardano l’uomo derivino da queste relazioni.
Si dice che i nonni vogliono più bene ai nipoti che ai figli. In realtà le attenzioni che rivolgono ai nipoti sono il frutto dell’amore che nutrono per i figli.
Si può dire delle cattedrali gotiche che sono insuperabili. Si possono ammirare, ma nessun artista è in grado di costruirne oggi di altrettanto belle. Ciò poiché sono mutati i tempi. Così è del romanzo. I grandi romanzi dell’Ottocento e della prima metà del Novecento sono inimitabili; si ammirano, ma nessuno è più in grado di scriverne di altrettanto belli.
Hemingway è stato per il romanzo ciò che Ungaretti è stato per la poesia.
Le espressioni, i comportamenti cosiddetti di circostanza nascono dall’idea errata che i sentimenti e le reazioni degli uomini sono eguali.
Quando penso ai grandi artisti, mi faccio sempre la stessa domanda. È stato anche un uomo buono? E in me nasce la speranza che lo sia stato. Gioisco a questo pensiero. Solo così, infatti, si completa la grandezza di un uomo.
Ci sono poche speranze per un popolo allorché i migliori si ritraggono dalla politica e questa cade in mano ai deficienti. Oggi, almeno in Italia, i pochi che ancora reggono sono sopraffatti da una marea di mediocrità e inettitudine.
Il sesso è la chiave della vita.
Come uno scultore, anche il narratore agisce su di una massa informe che è l’esistenza universale. Quando egli descrive uno stato d’animo, una scena, un paesaggio e così via, egli trasforma la materia informe in una visione, in un pensiero, in un’idea, in un sentimento, traendola alla luce, alla vita, dall’oscurità, dalla non esistenza.
Il romanzo moderno è il cinema.
La poesia non è mai monocorde, univoca, non va in una sola direzione, ma è poliedrica, fantasmagorica. Essa forse non è mai finita, anzi possiamo dire che ha due momenti di perfezione, il primo è quello che le deriva dall’essere nata: questo momento è gonfio di umori, essa li ha tutti dentro, si muovono, gridano la loro nascita, fanno sentire la loro presenza; l’altro momento è quello in cui essa s’incontra con il lettore, e questo tipo di perfezione si irradia e si fa innumerevole: si realizzano tante perfezioni quanti sono i lettori, gli ascoltatori, e, nelle molte altre espressioni artistiche, i fruitori del suo fascino misterioso che scaturisce dalle profondità dell’anima, e vorrei aggiungere, e qui sta il motivo della sua mai finitezza, che essa ancora esprime una delle sue innumerevoli perfezioni anche nei diversi e successivi momenti in cui lo stesso ammiratore torna ad avvicinarlesi.
L’opera d’arte è la prova più evidente e comprensibile dell’immortalità dell’anima.
Come funghi crescono le scuole di scrittura creativa. Non condivido gli scopi, poiché possono ingenerare equivoci a danno degli aspiranti scrittori che le frequentano, compromettendone perfino il talento, quasi imprigionandolo. Può diventare uno scrittore solo chi ha qualcosa da dire e questo qualcosa sia utile agli altri. Egli migliorerà soprattutto frequentando la lettura degli scrittori maggiori di ogni tempo. Mi sono anche convinto che gli scrittori che si mettono alla guida di questo tipo di scuola, in realtà non sono degli scrittori autentici, ma scrittori a metà, poiché convinti di poter dettare delle regole, mentre dovrebbero sapere che scrivere una poesia, un racconto, un romanzo appartiene alla sfera della creazione, ossia dell’arte, che mai può essere guidata da un qualche schema o regola. Un artista vero plasma la materia secondo il proprio spirito, il proprio sentire.
Il passato è eterno, così come il futuro è infinito.
La lingua non si evolve a tavolino, ma nel popolo.
Quando manca del cuore, la mente rivela molti limiti.
Uno scrittore è grande quando riesce ad entrare nelle pieghe della tua anima.
Un’opera d’arte è tanto più preziosa in quanto, oltre che scaturire dalla sensibilità dell’artista, reca con sé al massimo grado le sensibilità della sua terra e del suo tempo.
È meraviglioso sognare che nel cantuccio di una casa, magari sperduta sui monti, o in riva al mare, o lungo un sentiero immerso nella campagna, qualcuno stia leggendo una mia storia, a me sconosciuto, lontano da me.
Il filosofo è uno che pensa al posto mio e mi offre il prodotto dei suoi pensieri, che io decido di accogliere o rigettare.
Con la sua morte lo scrittore si consegna definitivamente ai suoi personaggi.
Una delle condizioni fondamentali per potersi dedicare alla politica, senza la quale rischiamo di provocare solo danni alla società, è quella di aver assimilato e fatto proprio il concetto che il cittadino è più importante di qualsiasi carica pubblica si vada a ricoprire, sia pure quella di presidente della repubblica o di re.
Se la realtà fosse perfetta non esisterebbe l’arte.
Non c’è niente di più salutare per un vecchio che avere dei nipotini per casa.
Se non si ha paura della morte, ciò potrebbe significare che si ha paura della vita.
Scrivere è non morire. Nel narratore non c’è soltanto la voglia di raccontare, ma anche quella di scavalcare la morte.
Ogni punto della Terra è prezioso. Vi può nascere un genio.
Cielo, terra, mare, uomini, animali e ogni altra cosa sono una costola del nostro Io.
Si ha un bel dire di passato, presente e futuro, ma per ciascuno di noi tutto ciò ha senso e valore, inizio e fine, soltanto nel breve spazio della nostra esistenza.
Quando si scrive, c’è una domanda importante che ogni tanto compare e ci sgomenta: Serve a qualcosa ciò che sto facendo?
Ci sono artisti che esaltano la nostra anima a causa della loro grandezza, ma nello stesso tempo feriscono la nostra vanità, poiché ci rendiamo subito conto che non potremo mai essere come loro.
La morte è spaventosa se pensiamo anche alle tante cose che lasciamo in sospeso.
Per sconfiggere la cattiveria nel mondo, basterebbe che Dio desse agli uomini la prova tangibile dell’esistenza del Paradiso e dell’Inferno.
Nel sogno, la fantasia crea ambienti sconosciuti che ogni tanto ritornano, e ogni volta sono teatro di accadimenti differenti.
La vera bellezza non sta nel corpo, ma nella mente.
Credo che ad ogni autore capiti, come capita a me, di leggere un suo libro stampato e di trovare espressioni e parole che avrebbero potuto essere meglio scritte. Ma siccome quel libro difficilmente sarà ristampato (succede solo con i capolavori o con gli autori di successo) nessuno altro potrà mai sapere quale sarebbe stato il testo definitivo di quel libro. La domanda è: Potrebbe essere che non esista nessuna opera veramente compiuta, nemmeno quelle dei grandi classici?
C’è sempre della musica nella scrittura, e ogni scrittura ha una sua musicalità specifica.
Una buona compagnia è il miglior viatico per i momenti di solitudine.
Quando si arriva ad una certa età, la battaglia più dura è quella di non chiudersi in se stessi.
Qualche volta penso che, per non temere la morte, occorra qualcosa che ce la faccia desiderare.
C’è sempre un’intesa tra l’autore e il suo libro. Il difficile sta nel trovarla con i lettori.
Ci sono giornate in cui ci svegliamo allegri ed altre in cui ci svegliamo malinconici. Una ovvietà? No, è la punta dell’iceberg di un altro mistero.
27 settembre 2018. Oggi è una bella giornata, il cielo è pulito, il sole è tiepido, ma ho freddo. Da quando mi sono alzato ho rinunciato ai pantaloni corti e alla maglietta sottile e ho indossato la tuta. Non mi sono fatto la barba in canottiera, ma mettendo al collo un asciugamano. A leggere e a scrivere, nello scrittoio di camera mia, ho infilato sopra la tuta la giacca da camera. Gli alberi del mio giardino scolorano lentamente. La stagione della piena libertà e dell’allegria è passata. A poco a poco ritrovo tutte le abitudini dell’inverno.
Penso che tutti i popoli si somiglino. Il popolo, in ogni parte del mondo, va preso com’è in quel momento in cui si decide la governabilità di un Paese. Il grado raggiunto dal processo della sua formazione è lì che si misura. Ogni volta che esercita il voto, liberamente, il risultato non può che essere rispettato, poiché è la risposta a ciò che tutti abbiamo contribuito a formare e allorché ci si oppone al risultato di una elezione, non è il popolo che dobbiamo accusare, ma noi stessi per non avere fatto abbastanza. Il popolo, quando siamo in una libera democrazia, va solo rispettato.
La democrazia è sempre rivoluzionaria. Lo strumento che ha scelto per manifestare questa sua natura non sono le manifestazioni di piazza, o la partigianeria della stampa e dei media, né l’uso strumentale di certa magistratura, bensì l’esercizio libero del voto. Con esso tutto è consentito: senza violenze, spargimento di sangue, odio, diffidenza, e così via. Quale rivoluzione può essere più radicale e profonda quando con lo strumento del voto chi è all’opposizione può andare a reggere un Paese sostituendosi al vecchio governo? Finché il voto è libero, la democrazia è salda e saldo il suo gene rivoluzionario.
Raramente disprezzo (criticamente) un libro. Sono attratto dal progetto creativo e dalla scrittura, e ogni autore, proprio per questa personale e speciale sorgente di ogni romanzo, è degno di attenzione e offre sempre agli altri qualcosa di sé.
Il fanatismo nell’uomo non riesce mai a mettersi in moto da solo ma si muove sempre sotto l’impulso di altri, che ne hanno predato la mente.
L’ipocrisia è l’altra faccia, cinica e iettatrice, di una morte precoce.
Quando si dà un calcio alle tradizioni si diventa un albero senza radici.
Come misurare l’amore tra due persone che dicono di amarsi? Non attraverso la sessualità, non attraverso gli sguardi, le parole, gli abbracci, le carezze, i baci, i doni materiali, bensì attraverso le rinunce al proprio ego che ciascuno dei due persegue per aiutare l’altro ad essere felice.
Ogni opera d’arte ha un cuore. Non è mai facile per il lettore (ogni opera d’arte si legge) riuscire a scoprirlo.
La scrittura poggia sempre su un pentagramma. Ogni parola è come una nota musicale. Se la si cambia di posto, muta la melodia.
Tempo e morte sono la stessa cosa? Può essere, poiché dove passa il tempo passa sempre anche la morte.
Se si lascia in vita qualche ricordo di noi, la morte è un continuo arrivederci. Ora che sono vecchio, la penso spesso e mi domando dove mi stia aspettando, e se sorrida.
Tutto ciò che sono riuscito a conoscere nella mia vita non è più nella mia memoria, ma nei miei libri.
All’età di 84 anni, il mio mondo si è ormai ridotto alla normale misura di un giardino.