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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Carlo Sgorlon: “Il processo di Tolosa”

19 Novembre 2014

di Bartolomeo Di Monaco

Il romanzo si svolge interamente in Francia, ossia fuori del Friuli. Una novità, dunque, e anche una sorpresa.
Siamo nell’antico collegio Saint-Sulpice di Tolosa, in Provenza, dove tra gli studenti è Louis Dagobert Plantard de Lorraine un misterioso ragazzo (“era più un selenita che un terrestre.”) convinto che “il suo cammino terreno era cominciato forse molto prima di venire al mondo.”. Era “alto e aveva lunghi capelli biondoscuri”. È piuttosto taciturno e si capisce che proviene da una famiglia che fu piuttosto agiata. Nessuno dei familiari però si è mai fatto vivo al collegio. Si scoprirà che sono morti e che sua nonna, Brigitte Mariveau, era stata una soprano molto celebre e corteggiata. La retta è pagata da un tutore, Jacques Romero, sempre in giro per affari, di cui si perderanno sia le tracce che i pagamenti al collegio.

Queste cose si scopriranno in seguito, una volta che i pagamenti della retta si saranno interrotti e al collegio si cercherà di far luce sulla famiglia di Louis. Nel frattempo il ragazzo si dimostra uno studente modello. Ogni volta che arriva il periodo delle vacanze e tutti gli studenti fanno ritorno alle loro famiglie, Louis resta in collegio, poiché non ha nessun parente che possa accoglierlo.

Sembra assiduamente interessato agli studi e frequenta la biblioteca del collegio, quella che contiene i libri più antichi, affascinato soprattutto dal periodo medievale. Nulla sembra distoglierlo dai suoi interessi, fino a quando in città arriva il circo Medrano e per le vie sfilano i suoi variopinti componenti, oltre che gli animali più noti, tra cui elefanti elegantemente bardati.

La sua attenzione è attirata da una ragazza “della sua età, vestita da amazzone (…) Dal colorito piuttosto scuro della pelle la si sarebbe detta una spagnola o una zingara. Aveva una cicatrice sullo zigomo destro, una chiostra di denti bianchissimi e gli occhi tagliati lievemente alla orientale.”. Sgorlon, che scrive il romanzo tra il 1996 e il 1997, nella descrizione della parata dei circensi manifesta un amore verso questo genere di spettacolo che fa ricordare “I clowns”, il film che Federico Fellini girò nel 1971.

È proprio grazie alla sua passione per la letteratura medievale che Louis scopre nella biblioteca del collegio un manoscritto in cui un certo Alain de Albi racconta la vita di Lazzaro di Betania, l’uomo resuscitato da Gesù, il quale con la sua famiglia si sarebbe trasferito in Francia. Ne parla con lo studioso di archeologia che, dopo le sue sventure economiche,\ lo ospita in casa sua onde possa continuare gli studi al collegio, Alexis Hulot de Brantí´me. Trascritto il manoscritto antico si comincia a prendere in considerazione l’ipotesi che da qualche parte esista un vangelo scritto proprio da Lazzaro, e quindi precedente in ordine di tempo a tutti gli altri conosciuti. Una scoperta che risulterebbe sensazionale. I due ne sono presi, e soprattutto Alexis non riesce più a dormire senza vedersi davanti il lavoro entusiasmante che lo attende.

Ci troviamo di fronte ad uno Sgorlon che ci trascina e ci guida nel mondo medievale e soprattutto al tempo degli albigesi e della lotta che contro di essi promosse, compiendo terribili stragi, la Chiesa.
La materia è trattata con la consueta abilità dall’autore che sa intrecciare la storia e suscitare curiosità nel lettore.

Chi sa che la voglia di scrivere dell’esistenza del vangelo di Lazzaro non sia stata ispirata a Sgorlon anche dal libro di Mario Pomilio “Il quinto evangelio”, scritto nel 1975? Come è noto nel 2003 uscirà pure il discusso “Il codice Da Vinci” scritto da Dan Brown, la cui materia (presa peraltro dal libro “Il santo Graal” edito nel 1982 a firma di Michael Baigent e Richard Leigh che lo scrissero insieme con il giornalista Henry Lincoln) ha molte cose in comune con questo romanzo (si pensi solo alla località e al mistero di Rennes-le-Chí¢teau). Ma la ragazza del circo Medrano, che si chiama Irene, è rimasta fissata nella memoria di Louis, che se n’è innamorato. Va in cerca di lei e finalmente riesce a trovarla e a sapere qualcosa della sua vita drammatica.

Sgorlon pare lasciare sullo sfondo la storia di Lazzaro e creare così un nuovo punto di interesse ma in realtà da esso non ci allontaneremo mai. L’intreccio si fa ancora più pervasivo ed è in quest’opera che troviamo più approfonditi alcuni collegamenti ai modi balzachiani e hugoiani.

Perfino il cedimento del proprio corpo, ispirato da dispetto e capriccio, ad un signore sconosciuto che era venuto a cercare, per lo stesso motivo, la sua amica Michèle, avviene un paio di mesi prima che Louis “aveva cominciato a farle la corte”, e ciò richiama un altro grande autore ottocentesco, Thomas Hardy, in cui il Destino non è mai alleato degli esseri umani.

Sgorlon alterna fortuna e sfortuna nel destino di Louis. La famosa setta del Priorato di Sion ha forti sospetti, grazie alle ricerche di Alexis, che ne è autorevole membro, che Lazzaro sia il capostipite dei Merovingi e che Louis sia il diretto discendente di Lazzaro e di Maria di Magdala. Ossia il discendente dell’amico prediletto di Gesù. Secondo il Priorato ci sarà una nuova guerra in Europa, dopo la quale si instaurerà una grande monarchia come al tempo di Carlo Magno e Louis, l’Atteso, ne sarà il Re.

L’autore in qualche modo dà una spiegazione alla storia che, sebbene insolitamente si snodi fuori del Friuli, ha molte delle motivazioni presenti nei suoi scritti:

Alexis era turbato soltanto dall’ipotesi che il cosmo potesse reggersi senza Dio, eppure gli scienziati moderni non facevano che ripeterlo da due secoli. Gli sembrava di colpo che all’universo venisse a mancare la sostanza interna, la misteriosa ossatura che lo reggeva, come lo scheletro sostiene il corpo dell’uomo.”.

Louis di tutta questa macchinazione intorno alla sua discendenza e al suo destino non sa niente, ma il lettore ha la sensazione che la storia sia volgendo a suo favore. Infatti, ha potuto recuperare il ricco patrimonio della nonna Brigitte, ha sposato Irene e può condurre una vita senza preoccupazioni.

Vince perfino una causa mossagli dallo Stato a riguardo della provenienza delle ricchezze di sua nonna. Brigitte era stata una celebre soprano, ma si diceva anche che in occasione di un restauro della villa del suo amante, il castellano di Rennes-le-Chí¢teau, ossia il conte René de Monfort, fosse stato ritrovato il Tesoro dei Templari ed esso appartenesse perciò allo Stato, non essendoci eredi. Ma tutto finisce bene, poiché René aveva sì trovato il tesoro, però lo aveva speso per la comunità e il bene comune e nulla di esso era finito nelle mani della nonna di Louis.

Chi aveva promosso la causa, se solo pochi sapevano del ritrovamento del tesoro dei Templari? Salta fuori un nome sconosciuto: Serge Rodriguez, che procurerà qualche altro fastidio a Louis, trasformando il finale in un fascinoso e rocambolesco giallo mozzafiato.
Nessuno sa nulla di lui.

Non v’è dubbio che sempre più Sgorlon paga un suo tributo ai romanzieri ottocenteschi. Tra gli autori prima citati si può tranquillamente aggiungere, ora, anche Dumas padre per la complessità dell’intreccio.

Si deve tutto ciò ad un’attrazione che ha finito per vincere la ritrosia dell’autore?
Se sì, ci troviamo di fronte indubbiamente ad una scommessa piacevolmente riuscita.


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Bart