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A Milano Fini nemmeno citato. E’ la dura risposta del Cavaliere, che viene anche aggredito

13 Dicembre 2009

Sono stato contento di poter ascoltare con le mie orecchie il discorso accalorato di Silvio Berlusconi. I temi sono stati quelli noti: la crisi, i successi in economia riconosciutici dall’Europa, le ottime relazioni internazionali, i contratti stipulati con l’estero a vantaggio delle aziende italiane, gli interventi solleciti contro le calamità naturali, le infrastrutture, quelle gia realizzate e quelle in corso, la lotta alla mafia, le calunnie e l’assedio mediatico in cui hanno cercato di rinchiuderlo.

Tutti risultati che sostengo anch’io da tempo contro chi ha orecchie ed occhi chiusi, e predica il catastrofismo, perché solo in questo modo può sperare nell’usurpazione.

Ma mi aspettavo qualche parola che riguardasse il suo alleato più viscido, quel Fini Gianfranco, che non perde occasione per schierarsi contro il governo.

Invece Berlusconi nemmeno lo ha citato. Come non esistesse. Come non fosse nemmeno più un esponente del Pdl, colui, ossia, che lo ha fondato insieme con lui. Ha citato, invece, riscuotendo gli applausi della piazza, Umberto Bossi definendolo alleato fedele e amico. Ma nulla, nulla di nulla, ha detto di Fini.

Non poteva esserci risposta più eloquente. Ignorarlo è stato come marchiarlo pubblicamente di tradimento, segnarlo a dito come colui che nell’ombra sta tramando per sfasciare la legislatura.

Fini, non più esponente del Pdl, ma punto di riferimento di un gruppo di politici che, capeggiati da Rutelli e Casini, lo sta attraendo a sé, promettendogli chi sa quali glorie future.

Chi sa che bile ha dovuto ingoiare Fini, chi sa che travagli sulla poltrona in cui stava comodamente seduto davanti alla tv in attesa che anche il suo nome giungesse alle orecchie del popolo della libertà. Invece nulla, nessuno si è ricordato di lui.

Mentre Ignazio La Russa andava e veniva sul palco per consegnare le tessere ai maggiori esponenti del Pdl presenti, Fini domandava alla sua bella Elisabetta una tisana calda.

La beveva e guardava dolente e musone la ex showgirl Elisabetta, senza nemmeno accorgersi che Berlusconi, appena finito il discorso, veniva aggredito da un signore che gli ha lanciato contro una specie di statuetta, che lo ha colpito in pieno viso, costringendolo a ricorrere alle cure dell’ospedale.

Sarà contento Di Pietro che, a pochi giorni dalle sue minacce pubbliche, ha già trovato qualche irresponsabile pronto a raccoglierle.

Riusciranno la Repubblica, in testa Scalfari e D’Avanzo, e i magistrati della sinistra a rendersi conto dell’odio che stanno seminando? Dove vogliono portare il nostro Paese. Alla guerra civile?
E’ questa dei lanci di statuette contro il premier la democrazia che vogliono instaurare in Italia?

Ora, vedrete, seguiranno valanghe di dichiarazioni di solidarietà da parte di tutti. Ma saranno, salvo alcune, dichiarazioni false e ipocrite. Chiare invece quelle di Di Pietro: Sono contro la violenza, ma Berlusconi è un istigatore.

A questo punto, perfino Masaniello si rivolterà nella tomba.

Articoli correlati

Sull’aggressione a Berlusconi. Qui, qui, qui.

Il video dell’aggressione. Qui.

“E’ ufficiale, Tartaglia a Silvio gli spaccò la faccia”. Qui.

“Aggressione a premier, il pm: “Rito immediato Tartaglia a processo””. Qui.


Letto 2005 volte.


12 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 19:51

    Qui ti volevo Bartolomeo !

    Incauta fu la rassomiglianza col povero Masaniello, che la pagò con la pelle.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Dicembre 2009 @ 20:22

    Sì, Di Pietro è davvero un pericolo per la democrazia. Credo che nell’animo (forse non se ne rende neppure conto) sia un fascistone di quelli peggiori.

    Però, come Masaniello (che non era certo un fascistone), pure lui  aizza le piazze.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 20:43

    La storia di Masaniello poveretto è solo uno scherzo ed è vero che anche lui istigava la gente.

    E’ troppo grave però che ci siano oggi ancora dei masanielli in questo nostra Italia.

    Qui e qui gli articoli correlati dal Corsera.

  4. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 20:56

    Qui la litania dei commenti, ma l’oscar va a quello di Di Pietro

    19:00 Di Pietro: “Berlusconi istiga”

    Di Pietro: “Sono contro la violenza, ma Berlusconi istiga”

  5. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 21:26

    Qui i commenti sul Legno

  6. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 13 Dicembre 2009 @ 21:43

    A forza di seminare odio ed istigare alla violenza, stiamo andando verso una deriva molto pericolosa. La sinistra nostrana, soprattutto una certa parte (Di Pietro, per me, ha comportamenti fascistoidi), deve darsi una calmata. Non può pretendere di arrivare al potere o attraverso i giudici politicizzati o attraverso forme violente. Si mettano l’animo in pace ed aspettino democraticamente le prossime elezioni, facendo un’opposizione costruttiva, non distruttiva, denigratoria, disfattista e caotica, come quella finora messa in pratica.

    Gian Gabriele

  7. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 21:51

    All’epoca quelli come Di Pietro li chiamavano “maggellatori”

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Dicembre 2009 @ 21:54

    Non conoscevo la parola, Ambra. Vuol dire “macellatori”, “macellai”?

  9. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 22:04

    No, sta per manganellatori ed era un termine usato dalla…milizia.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Dicembre 2009 @ 23:19

    Grazie!

  11. Commento by daniela toschi — 14 Dicembre 2009 @ 00:35

    Sentirli dire che si dissociano da  questi  atti di aggressione fisica è troppo.  Con che  faccia tosta vorrebbero darci ad intendere  di non sapere  che la violenza politica, quando raggiunge livelli come l’attuale, viene  poi raccolta e  “agita  a livello concreto”  dalle persone più fragili?    Che  sono, poi,  le   loro principali vittime.
    L’irresponsabilità di questi personaggi è pericolosa e  suscita gravi preoccupazioni.   Non so perchè la tolleriamo nei politici, in un padre di famiglia non sarebbe tollerato che gridasse tutto il giorno o fomentasse odio, nemmeno se ne avesse i più validi motivi; ci aspetteremmo un comportamento più maturo, più “adulto”, a tutela della serenità dei figli. Invece siamo abituati a queste sceneggiate dei politici.   E’ folle.

  12. Commento by Ambra Biagioni — 14 Dicembre 2009 @ 08:30

    Alessandro Sallusti, l’unico che abbia il coraggio di dire la verità vera e cruda.

    Trovo che sia davvero arrivato il tempo di parlar chiaro e di agire di conseguenza. Nella mia Garfagnana si dice che basta con “i techi mechi” e Geppe scriveva “si fa per amor della uistion, un mi garba dormicci in sulle ‘ose”.

    Sveglia gente “DEMOSE DA FA” ci incitò Giovanni Paolo II.

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