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A quando le dimissioni di Amato?

15 Settembre 2013

Possibile che Napolitano non sapesse di Amato? È da qualche giorno che su Amato appaiono verità sconcertanti, documentate da registrazioni telefoniche acquisite nei vari processi che si tengono oggi o si sono tenuti nel passato.
L’ultima si legge qui.

È difficile credere che ciò che compare sui giornali non fosse già conosciuto da Napolitano nel momento in cui i suoi consiglieri gli hanno proposto una rosa di nomi, compreso quello del dottor Sottile, tra cui scegliere il nuovo consigliere della corte costituzionale. O è stato imbrogliato da costoro, o sapeva e se n’è altamente fregato. Mi pare che, qualunque sia la causa, essa non possa passare come se nulla fosse successo. Qualcuno deve pagare, visto che non è possibile che un capo di Stato nomini nel collegio della massima autorità giudiziaria, quella che deve vegliare sul rispetto della costituzione, un personaggio che della costituzione e degli obblighi che ne derivano ne ha fatto strame. Si ripete il copione che già abbiamo visto rappresentato tanto nel caso degli scandali in cui è stato coinvolto Fini quanto nel caso delle telefonate tra Napolitano e Mancino fatte distruggere avvalendosi dell’autorità e della disponibilità della corte costituzionale.

Ora avviene che alla corte costituzionale vada a sedersi un personaggio che, dalle telefonate intercettate, sembra che abbia posto degli ostacoli alla giustizia nella ricerca della verità. Direbbe qualcuno: E andiamo bene. Proprio così: abbiamo gettato altro concime alla malapianta. La cloaca va sempre di più riempendosi di sozzo liquame. Finirà mai?

Napolitano – ossia il vertice dello Stato – comincia a destare un qualche sospetto di essere vittima della febbre del potere, e di essere pure lui, ahimè, uno degli immissari che alimentano un flusso così deprimente di azioni che il popolo non riesce a capire e verso le quali è decisamente contrario.
Sono ancora fresche le nomine dei quattro senatori a vita, che ci costeranno, finché campano, circa un milione di euro all’anno (sic!). Non è molto lontano il ricordo di quando – senza che ne esistessero i meriti – un altro senatore a vita è stato caricato sulle spalle degli italiani, Mario Monti.

Ora ci troviamo a vivere una vicenda raccapricciante: un personaggio va ad occupare uno scranno di così alto valore simbolico per il quale sarebbero richieste doti di specchiate virtù morali, civili e politiche, e non le avrebbe.
Le possiede infatti Amato? Da ciò che emerge: assolutamente no.

Ci si domanda se Napolitano non abbia finito per considerarsi addirittura al di sopra della costituzione.
Alcune delle personalità da lui nominate non avevano, e neppure oggi li hanno, i requisiti richiesti.

Che fare?
Si dovrebbe fare tanto, e non si farà niente. Napolitano continuerà a fare il taciturno su ciò che in qualche modo lo coinvolge sul piano istituzionale (si ricordi Fini) e lascerà che tutto passi e cada nel dimenticatoio, come quasi sempre accade in Italia.

E Amato?
Amato si guarderà bene dal rassegnare le dimissioni dalla nuova carica regalatagli, ma a spese della collettività, da una specie di Re Mida moderno, e godrà nel vedere accresciute le fonti della propria agiatezza.

Chi è povero diventa sempre più povero, e chi è ricco sempre più ricco. Questa è la strana democrazia che governa l’Italia.

 


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Bart