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Abbiamo il governo ma…

28 Aprile 2013

Ieri abbiamo avuto la notizia che finalmente l’Italia si è data un governo. È nato tra molti mal di pancia e non mancano dichiarazioni ufficiali di dissenso all’interno del Pd, uno dei tre partiti che hanno dato vita ad un accordo che, con la segreteria Bersani, sembrava impossibile. Del resto lo stesso Enrico Letta non molti giorni fa giurava che mai il Pd avrebbe fatto un accordo con il Pdl.

È un’altra regola inesorabile della politica quella secondo cui non bisogna usare l’avverbio mai, giacché esso prima o poi ci fa perdere la faccia. Sotto questo profilo non c’è dubbio che rispetto a quanto scriveva, mi pare l’8 aprile, Enrico Letta, lui la faccia ce l’ha persa, eccome, anche se stasera prevaleva sul suo viso la soddisfazione di aver portato a conclusione un’impresa in cui il suo segretario Bersani aveva fallito.

Come scrivevo l’altro giorno, la scuola di formazione di Enrico Letta è di matrice democristiana, e l’ancora giovane politico ha dimostrato di saperne fare buon uso.
Ma davanti a sé non ha sicuramente un percorso facile. Se riuscirà ad ottenere la fiducia del parlamento, sarà solo un primo passo, e quasi scontato. Il difficile arriverà dopo, quando i provvedimenti dovranno essere formulati e articolati. Riuscirà a far valere la sua abilità di ex democristiano? Ho qualche perplessità: sia perché chi ha mal digerito questo governo, starà con il fucile puntato, pronto a farlo cadere, nella speranza di costituirne un altro più orientato verso il Sel ed i grillini, sia perché i provvedimenti che dovranno uscire dal governo non potranno più essere fumosi ed ambigui, come è stato sino a qui.

Basterà che il primo provvedimento, o uno dei primi,   abbia queste caratteristiche e tutto andrà in fumo.
A cominciare dalla legge elettorale. Essa dovrà assicurare che dopo le elezioni non accada più ciò che è accaduto dopo il 25 febbraio. Dovrà garantire a chi vincerà le elezioni una maggioranza sicura. Qualcuno, forse Renzi, lo ha già detto, ma io voglio esemplificare ancora di più. Come accade per l’elezione dei sindaci, la tornata elettorale dovrà essere divisa in due tempi. Nel primo tempo, potranno confrontarsi in molti, e dunque potranno anche nascere molti partiti, ma solo i primi due andranno al secondo tempo, ossia al ballottaggio. Si dirà: ma dai vari collegi in cui sarà divisa l’Italia, potranno anche uscire vittoriose e destinate al ballottaggio coppie di partiti diverse, e dunque ci si potrebbe trovare di fronte ad un ballottaggio caotico. Non potrà succedere se la conta non la faremo collegio per collegio, ma su base nazionale. Dunque in ogni collegio il ballottaggio avverrebbe fra i due partiti che in campo nazionale abbiano raccolto i maggiori consensi. Chi vincerà il ballottaggio avrà assicurata la governabilità. Mi pare che un metodo così semplice e cristallino semplifichi molto il sistema farraginoso nel quale ci siamo persi. Se, al contrario, il governo formulerà al parlamento una proposta complessa, ciò significherà che torneremo ad avere risultati elettorali difficilmente gestibili.

La riduzione del numero dei parlamentari non dovrà apparire come una riduzione fantasma, ma dovrà essere consistente, come pure dovranno essere consistenti le riduzioni degli apparati che circondano le istituzioni, a partire da quello faraonico del quirinale.
Idem per il finanziamento pubblico ai partiti, bocciato a suo tempo dai cittadini.
La riduzione del parlamento ad una sola camera legislativa avrà bisogno di un percorso costituzionale che richiede tempi più lunghi (circa due anni).

Perciò la domanda è: Quanto durerà un governo che ha obbiettivi di riforma di questo calibro?
Deve durare almeno due anni, se lavorerà per riforme che modernizzino lo Stato. Se farà questo, allora potremo tutti tirare un sospiro di sollievo e concludere che ne valeva la pena.

Altrimenti, se comincerà con mosse altalenanti e con passo incerto, andremo certamente alle elezioni, ma il clima avvelenato con cui ci recheremo alle urne, potrebbe riservarci amare sorprese.
Perciò, occhio all’Italia, caro Letta, occhio ai bisogni dei cittadini, e buon lavoro.


Letto 1611 volte.


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