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Ancora marciume dalle istituzioni?

2 Ottobre 2012

Forse è presto per avere maggiori certezze circa quanto sta affermando in questi giorni il senatore della Lega Nord Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione bilancio del senato durante l’ultimo governo Berlusconi. Tuttavia, se i lettori ricorderanno, con l’improvvisa nomina a senatore a vita di Mario Monti cominciarono a circolare voci secondo le quali forze esterne al nostro Paese avevano imposto che il governo Berlusconi fosse sostituito dal governo di Mario Monti. Oggi Garavaglia ci rivela che si trattò di un vero e proprio ricatto, che avvenne con queste parole: “No, no, no. Non ci siam capiti.   Se voi non sostenete il governo Monti, noi non compriamo i vostri titoli per due mesi, e voi andate in fallimento”. I tempi coincidono alla perfezione. Il 9 novembre Monti è nominato senatore a vita; il 10, con una tempestività da orologio svizzero, arriva il ricatto, il 13 Monti riceve l’incarico e il 14 il suo governo è già insediato.

Se quanto afferma il senatore Garavaglia troverà conferma, gli italiani dovranno di nuovo lamentare il dileggio a cui con assoluta spudoratezza le nostre istituzioni hanno sottomesso il nostro Paese.
Ancora una volta ci troveremmo di fronte allo Stato italiano che, per viltà e mancanza di orgoglio da parte delle sue istituzioni, subisce in ginocchio un ricatto al quale avrebbe dovuto rispondere invece difendendo a testa alta non solo la sua dignità ma anche la sua sovranità.

Questo cedimento, se davvero vi è stato, non ricorderebbe qualcos’altro? Ricorderebbe il cedimento dello Stato, sempre per viltà e mancanza di orgoglio da parte delle sue istituzioni, nei confronti della mafia, di cui si sta discutendo presso il tribunale di Palermo.
Non dobbiamo dimenticare che in queste oscure e losche vicende il primo ad essere umiliato è il popolo italiano. Che pena continuare a constatare che le istituzioni, anziché nella trasparenza, si muovono nell’ombra offendendo la democrazia.

Il nostro capo di Stato ci è ora debitore di ben due chiarimenti: il primo riguarda, come è noto, il contenuto dei nastri che potrebbe vederlo coinvolto (stando a quanto si ricava dalle intercettazioni D’Ambrosio-Mancino) nell’ordito della trattativa tra Stato e mafia; il secondo riguarda la verità su quanto è accaduto nei giorni e nei mesi precedenti la caduta del governo Berlusconi. Su questo punto la domanda è secca: Siamo stati ricattati, sì o no?

Se anche questa volta lo Stato avesse ceduto al ricatto, e si fossero offesi i cittadini ignorando la loro sovranità, tutti coloro che ne fossero stati responsabili dovranno dimettersi e tornarsene a casa.
Ingiuria dopo ingiuria, il nostro Paese rischia di essere ucciso.

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A corredo, leggete qui  e qui.


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Bart