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LETTERATURA: “L’inchiesta” di Philippe Claudel – Ponte alle Grazie

2 Ottobre 2012

di Francesco Improta
(dal “Corriere Nazionale“)

L’ultimo romanzo di Philippe Claudel, L’inchiesta, (Ponte alle Grazie) conferma e legittima tutti i giudizi lusinghieri espressi finora sullo scrittore francese, che si √® imposto ormai all’atten ¬≠zione di pubblico e critica come la penna pi√Ļ brillante della nar ¬≠rativa francese contemporanea. A mio avviso, inoltre, la frequen ¬≠tazione del mondo cinematografico, in veste di regista e sceneg ¬≠giatore, ha arricchito e potenziato le qualit√† di una scrittura, gi√† di per s√© robusta e pregnante, attraverso la ricerca dell’inquadratura pi√Ļ efficace, il gusto dei particolari meno evidenti e pi√Ļ spiazzanti e la commistione dei generi. A tal proposito si √® parlato di fan ¬≠tascienza, o meglio di fantapolitica, di grottesco, di denuncia so ¬≠ciale, di assurdo e di favola surreale; non √® un caso che sono stati fatti i nomi di L. Carroll, di F. Kafka e di S. Beckett tra i suoi modelli preferiti. Certo reminiscenze di questi grandi scrittori si possono rintracciare nell’odissea allucinante dell’Inquirente, il protagonista della vicenda. Io credo, per√≤, che i debiti maggiori siano nei confronti di G. Orwell, nella descrizione di un universo concentrazionario, e, a livello specificamente concettuale se non filosofico, di R. Musil. Penso in particolare a L’uomo senza qualit√†, in cui l’autore, vissuto nella prima met√† del Novecento, e quindi in epoca meno sospetta, con il suo spirito profetico e visionario, aveva accennato a un mondo di qualit√† senza nessuno che le incarni. Qui Claudel si spinge ancora oltre, priva l’uomo di qualsiasi identit√† e lo riduce a una semplice funzione. Per i suoi personaggi non esistono nomi propri ma soltanto dei ruoli: l’in ¬≠quirente, il poliziotto, il fondatore, la guida, il guardiano etc. etc. E anche i ruoli sembrano svolti meccanicamente e disordinatamente senza nessuna coerenza o dignit√†.

In una stazione anonima di una imprecisata citt√† giunge un uomo apparentemente insignificante, l’inquirente, che deve svolgere una inchiesta per capire i motivi che hanno indotto molti dipendenti di una fantomatica azienda a togliersi la vita. L’incarico √® piuttosto semplice anche perch√© l’inquirente ha alle spalle una lunga espe ¬≠rienza di missioni del genere, tutte felicemente risolte, ma l’im ¬≠patto si rivela del tutto diverso. Sotto una pioggia battente il pro ¬≠tagonista finisce col perdere l’orientamento e viene a contatto con una realt√† inquietante in cui il senso normale delle cose √® com ¬≠pletamente ribaltato. Vede venir meno, l’uno dopo l’altro, tutti i punti di riferimento fino a perdere la percezione di s√© oltre che del reale.

La trama che abbiamo cercato di riassumere in maniera concisa non d√† che una vaga idea del romanzo di Claudel, ipnotico e stra ¬≠niante, ricco di suggestioni. Non mancano neppure residui di ideo ¬≠logismi e sociologismi; si pensi all’episodio dei profughi che, spin ¬≠ti dalla fame e consapevoli di dover rientrare nel loro mondo di fame e di miseria, avanzano lentamente verso il tavolo in cui l’in ¬≠quirente, dopo un digiuno forzato, sta consumando il suo pranzo luculliano ed √® costretto ad abbandonare il suo posto in preda a conati di vomito:

‚ÄúAveva voglia di vomitare, ma intuiva che non avrebbe mai potuto evacuare tutto√Ę‚ā¨¬¶ perch√© non si pu√≤ mai restituire tutto, pens√≤. Cos√¨ come probabilmente non si pu√≤ vivere felici da qualche parte senza rubare la felicit√† a qualcuno che √® altrove.‚ÄĚ

√ą un romanzo privo di speranza e di prospettive che si conclude in un cul de sac da cui non si scorge nemmeno un barlume di luce e molti lettori, convinti che la letteratura abbia una funzione sal ¬≠vifica o quanto meno un potere consolatorio, gli hanno rimpro ¬≠verato questo pessimismo radicale che gli impedisce anche di scommettere, alla maniera di Pascal, sull’esistenza di Dio. Al di l√†, comunque, delle sue opinioni, che possono essere condivise o meno, rimane una straordinaria costruzione narrativa capace di catturare l’attenzione del lettore e di inchiodarlo alla poltrona fino alla conclusione mediante un sapiente dosaggio degli ingredienti narrativi: ritmo, suspense e un linguaggio essenziale e scarnificato, materiato di cose, che privilegia i segni nei confronti dei suoni, a conferma ancora una volta del debito contratto da Claudel nei confronti del cinema.


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