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Ancora su Benigni a Bruxelles

11 Novembre 2011

Ieri su Il Legno Storto, il direttore Marco Cavallotti additava l’intervento che Roberto Benigni ha tenuto l’altro giorno al parlamento europeo. In tale intervento il comico italiano, con pessimo senso dello Stato e dell’italianità, si è divertito a ridicolizzare il nostro Paese e il suo presidente del Consiglio.

Non è la prima volta che Benigni si prende queste deplorevoli libertà, ma l’esibizione di Bruxelles mi era sfuggita. Mi è capitata sotto gli occhi ieri sera a Porta a Porta, e il mio sdegno e tale e quale a quello provato da Cavallotti.
Benigni non solo è caduto molto in basso, ma credo che abbia addirittura perso cognizione del significato dei propri atti.

Non voglio certo dire che la sua ridicola esibizione abbia fatto innalzare il famigerato spread, ma sono piccoli fatti come questi che minano la credibilità del nostro Paese, non certo il governo il italiano.
Un po’ più di rispetto delle Istituzioni non guasterebbe. Mi ricordo quando Ciampi, affinché l’italianità fosse portata in tutto il mondo, chiese alla nostra nazionale di calcio   di imparare e cantare l’Inno di Mameli in occasione di ogni manifestazione sportiva a cui partecipasse.
Il significato patriottico era evidente e il suggerimento dell’allora capo di Stato fu da tutti apprezzato.
Benigni se ne deve essere dimenticato, pur essendo un estimatore di Ciampi.

L’antiberlusconismo ha prodotto tanti mai guasti che gli storici dovranno farne un lungo capitolo quando racconteranno questi anni.
Sono addirittura convinto che sia proprio l’antiberlusconismo, arrivato ad una ferocia e ad un accanimento disumani, che ha creato le condizioni di debolezza della nostra credibilità all’estero, e sia perciò concausa della forte aggressione finanziaria che stiamo subendo.

Benigni non è il solo, tra i cosiddetti artisti e intellettuali. Ho ricordato  altre volte alcuni nomi noti, come Eco e Camilleri,  che nei loro interventi all’estero di questi ultimi anni non hanno certo contribuito a dare una rassicurante immagine dell’Italia.
Per non parlare di taluni nostri giornali e di taluni nostri editorialisti, primo fra tutti Eugenio Scalfari.

Mi fa specie pensare che io debba considerarli italiani. È per me un grosso sforzo e un grosso sacrificio; e spesso mi difendo dalla sofferenza immaginandoli stranieri al nostro Paese. Il mio pensiero corre ai tanti che sono morti per dare dignità all’Italia, mentre costoro, ricchi e venerati, saccheggiano ignominiosamente questo nostro patrimonio costruito con il sangue.

Ma anche l’immagine dei parlamentari europei che se la ridevano alle battute umilianti di Benigni, ha offerto ai miei occhi uno spettacolo desolante.
Quello – mi sono detto – è il parlamento europeo! L’organo sovrannazionale che promulga leggi che entreranno nella vita dei cittadini di ogni Stato membro, compresa l’Italia.
Possibile che nessuno di essi abbia ragionato che sulle battute di Benigni non si poteva ridere, giacché erano battute dirette contro una Istituzione di uno Stato membro?

Il presidente della seduta avrebbe dovuto chiamare un commesso affinché mettesse alla porta il nostro comico irrispettoso non solo dell’Italia, ma anche dell’Istituzione in cui si stava esibendo.
E anche qualche rappresentate italiano avrebbe fatto bene ad alzarsi e a rimproverarlo.
Resta per me un mistero il motivo per cui lo si sia invitato.

Ieri sera a Porta a Porta, quando il ministro Gelmini ha sottolineato che con quella esibizione Benigni si era dimostrato un anti italiano, mi sono stupito che un giornalista che apprezzo, Antonio Polito, abbia cercato di ridimensionare l’episodio dicendo che in quegli scranni sedevano anche parlamentari italiani.
Che significa?
Forse Polito – è la sola spiegazione che posso darmi – non ha colto la gravità di ciò che si è consumato in quel parlamento.

Si accesero polemiche quando in una fotografia vedemmo che Berlusconi aveva messo le corna sulla testa della cancelliera tedesca Merkel. In quel gesto, lo scherzo era evidente, giacché esso è frequente e spiritoso nel costume italiano, anche se tutto ciò non vuole affatto giustificarlo. Ma quello che ha svolto Benigni a Bruxelles era un discorso serio, pur camuffato dalla velenosa comicità, che offendeva le Istituzioni, le nostre e quelle dell’Europa.
Grave che sia passato inosservato. A dimostrazione che stiamo cadendo sempre più in basso.

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