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Arte: a Lucca Ezio Gribaudo

13 Giugno 2011

di Vittorio Baccelli
 
LUCCA – È stata inaugurata al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art la mostra “Ezio Gribaudo. Viaggi della memoria. Mirí³, Savinio, De Chirico, Fontana, la Biennale di Venezia del 1966 e i Teatri senza tempo”. La mostra, che per Lucca è sicuramente un fiore all’occhiello, è stata curata da Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni e resterà visibile al pubblico fino a al 28 agosto. Dopo la splendida rassegna su Dubuffet, il museo cittadino allo Stellare, ha voluto donarci un altro evento di spessore nell’ambito delle arti figurative; un evento che stimola il ricordo ed è un vero e proprio viaggio nella memoria. Si spazia dalle Biennali del prima ’68 alle opere di artisti che hanno segnato la cultura mondiale e, ci troviamo ad ammirare, oltre alle opere di Gribaudo alcune vere chicche della sua collezione: Savinio, Mirò, Hartung, Fontana, Guttuso… L’esposizione mette in evidenza e riscopre la figura di Gribaudo, artista, editore, collezionista, personaggio eclettico e poliedrico, ripercorrendo le tappe più importanti della sua lunga carriera: dal premio ottenuto alla Biennale di Venezia nel 1966, fino alla sua partecipazione al Padiglione Italia della contemporanea Biennale di Venezia, ove nel Padiglione magistralmente curato da Vittorio Sgarbi è presente una delle sue opere del “Teatro della Memoria”. Questo evento lucchese può esser considerato una sorta di viaggio alla scoperta dell’uomo e dell’artista, che racconta il suo personale percorso partendo dalle opere dei primi anni sessanta, la serie dei Flani e il Diario di New York passando poi per i Logogrifi fino ad arrivare ai Teatri della Memoria, tuttora non conclusi. Ma la mostra è anche l’occasione per mettere in luce gli intrecci avuti da Gribaudo con i protagonisti del mondo artistico internazionale con i quali ha realizzato importanti libri d’arte, dei quali ha collezionato le opere e ha potuto godere della loro amicizia. Ci dice l’artista: «Sono stato protagonista curioso e attento alla mia vita e a quella delle persone che ho frequentato. Ho amato tutte le cose che ho fatto e ho creduto completamente nelle persone che ho incontrato e con le quali ho collaborato ». Gribaudo è una figura poliedrica, artista, editore, collezionista, operatore culturale, collega e amico degli altri artisti. Una figura anche anomala nel panorama culturale del Novecento italiano che è riuscita ad intravedere, laddove alcuni vedevano solo scarti tipografici, degli stimoli per poter creare, attraverso una proposta seriale, delle opere uniche e sicuramente originali. L’inizio del suo viaggio è datato 1959, anno in cui accetterà la direzione delle Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo e che segnerà positivamente il suo percorso artistico e umano. Gribaudo edita una collana d’arte nella quale riesce a far convergere i nomi più all’avanguardia dell’arte e della critica di quegli anni. Da qui cominciano gli incontri e le frequentazioni con Henry Moore, Lucio Fontana, Giorgio de Chirico, Hans Hartung, Antoni Tápies, Jean Dubuffet, Renato Guttuso, Pierre Alechinsky, Joan Mirí³, Asger Jorn, Francis Bacon, e altri. Dal suo estro creativo, nascono nei primi anni ’60 i Flani, attraverso il riutilizzo originale di stampi di cartone resistenti al calore usati nella stampa tipografica, su cui veniva colato piombo fuso per ottenere una forma da applicare alle rotative. Seguono poi le tecniche miste del Diario di New York che vuol essere un omaggio agli artisti incontrati nei suoi viaggi in giro per il mondo e nel ’65 nascono i Logogrifi, sofisticate e imprevedibili sperimentazioni che indagano sulle potenzialità del bianco per mezzo di sollecitazioni tattili sulla carta che creano interessanti e intriganti effetti ottici. Il rapporto del bianco su bianco gli permette di ricostruire, per mezzo di enigmatiche intrusioni sulla pagina, una nuova poetica basata sulla ricerca dell’essenziale. Gribaudo propone di mettere a nudo l’opera d’arte, di spogliarla da ogni sovrastruttura e dai valori simbolici forzati per ridare valore al materiale, a quella carta in grado di respirare e di vivere nella consapevolezza di essere portatrice sana di segni. Proprio queste opere lo consacrarono alla Biennale di Venezia del ’66, ove vince il Premio per la grafica, e da dove decolla definitivamente la sua carriera artistica. Si arriva ai Teatri della Memoria che costituiscono la serie (non ancora compiuta) più rilevante degli ultimi anni: una sorta di consapevole summa del proprio operato che, partendo dai Logogrifi qui ricreati e ricollocati alla stregua di un collage sopra un nuovo palinsesto, fino a proporre il viaggio dei viaggi, quello legato alla propria esistenza, alle esperienze professionali più disparate, ma soprattutto agli eventi della propria vita. Da ultimo le Gabbie dove Gribaudo fa alloggiare sauri e animali più disparati: uno spazio da lui percepito non come galera, ma come un involucro protettivo, un guscio primordiale che serve a proteggerli dal mondo esterno. L’imprevedibile trama dei suoi racconti nella disgregazione dei differenti linguaggi e delle affascinanti metafore, conferma l’abilità artigiana di una formazione ottenuta lavorando sul campo, sempre vicino alle maestranze, per apprendere, per assorbire e confermare il rigore di una professionalità antica. In ogni sua esperienza: dalla pittura alla scultura, dall’incisione all’editoria, permane nell’artista quel senso di onestà intellettuale che gli permette di scandagliare l’arte in tutti i suoi più recessi nascondigli. La mostra ripercorre dunque le tappe più importanti del suo percorso artistico, i luoghi personali della memoria, attraverso più di 50 lavori, comprese alcune sculture, a cui si aggiungono circa 25 opere della sua collezione: da Joan Mirí³ ad Alberto Savinio, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Pierre Alechinsky, Karel Appel, Asger Jorn, Jean Dubuffet, Hans Hartung, Henry Moore, Antoni Tápies. Insieme alle opere di questi artisti sono visibili le testimonianze fotografiche che ne documentano il rapporto con Gribaudo, e le famose monografie ad essi dedicate in veste di editore d’arte, prima come direttore delle Edizioni d’Arte della Fratelli Pozzo a Torino, poi delle collezioni d’arte della Fratelli Fabbri Editori. Ezio Gribaudo è nato il 10 gennaio 1929 a Torino, dove vive e lavora. La sua carriera artistica è segnata da un’intensa attività espositiva che dal 1953 ad oggi lo ha reso protagonista della scena culturale con importanti personali e collettive in gallerie e musei in Italia e all’estero. Tra i numerosi riconoscimenti alla sua attività creativa ricordiamo nel 1955 il premio alla Biennale dei Giovani di Gorizia, quello alla IX Quadriennale di Roma nel 1965, il Premio alla XXXIII Biennale di Venezia nel 1966 e alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1967.Nel 2003 riceve la Medaglia d’oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il Premio Torino Libera del Centro Pannunzio. Dal 2005 al 2007 è stato Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e tutt’ora è Presidente Onorario. Oltre ad essere uno dei più interessanti artisti italiani contemporanei, Gribaudo è anche uno dei più affascinanti personaggi legati al mondo dell’arte e della cultura: un editore d’arte, un grande collezionista, un instancabile e incisivo radiografo della cultura novecentesca. Il più delle volte, nelle numerose pubblicazioni dedicate a Gribaudo nel corso del tempo, i vari aspetti di questa personalità poliedrica e complessa sono emersi individualmente. Le sue opere più conosciute sono i Logogrifi, rilievi su carta buvard bianco su bianco che gli hanno dato la notorietà, ma Gribaudo è uno sperimentatore e ha sempre alimentato il suo lavoro anche attraverso l’incontro con culture diverse. Molte sue opere sono appunti di viaggio in cui coesistono tradizione e avanguardia. La carta, la iuta, i flani tipografici, gli acquerelli ed i collage manipolati e fusi nel colore, sono il mezzo per una rappresentazione di immagini di diario di viaggio, fissate a caldo o interpretate con la memoria. Pierre Restany, nel 1966 (anno in cui l’artista torinese vinse il Premio per la Grafica alla Biennale di Venezia), ebbe a scrivere: «Il mondo di Ezio Gribaudo è il mondo della tipografia, dell’impressione, dell’edizione. Le matrici, i piombi, i cliché della fotoincisione si sono imposti a lui nella loro piena virtualità espressiva, come una fonte inesauribile di immagini poetiche e nuove. Ezio Gribaudo ha saputo ritrovare l’essenza di tutti i miti ». Nel 2011 Ezio Gribaudo è stato invitato a partecipare al Padiglione Italiano della 54 ° Biennale di Venezia, dove espone un’opera inedita che fa parte dei Teatri della Memoria; alcune opere di questa serie sono visibili nella mostra lucchese.


Letto 1953 volte.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart