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Tiriamo le somme

13 Giugno 2011

La vittoria del Sì è ormai scontata. Mancherà poi la ratifica della Cassazione ma si tratterà di un atto notarile.
Questo voto ha messo in risalto alcune cose.

Uno, Napolitano continua ad essere un presidente schierato (e schierato ovviamente con la sinistra), e non lo nasconde. Anzi, ostenta la sua parzialità, non mancando ovviamente di gabbarla per un suo dovere costituzionale.

Oggi sul Corriere della Sera Magdi Cristiano Allam protesta perché Napolitano non ha corretto il tiro dichiarando che quelli che non sono andati a votare hanno esercitato un loro pieno diritto sancito dall’art. 75 della Costituzione.

Ma come poteva illudersi che Napolitano lo accontentasse. Napolitano è oggi il più forte oppositore al governo Berlusconi, più forte di Oscar Luigi Scalfaro. Più forte perché più scaltro e più tenace, essendo stato educato dal vecchio PCI.

Del resto, come si è comportato il nostro capo di Stato quando è scoppiato lo scandalo della casa di Montecarlo? Silenzio più assoluto, poiché in gioco c’erano i destini del presidente Gianfranco Fini, antiberlusconiano pure lui e utilissimo alla causa dell’opposizione. A suo favore ha tollerato e tollera perfino che Fini faccia politica attiva, in contrasto con i doveri che la carica istituzionale gli conferisce. E sugli insulti fatti continuamente, e perfino in modo volgare, al presidente del Consiglio, quarta carica istituzionale? Silenzio pure lì, quando invece un insulto alla magistratura vede Berlusconi indagato, senza che il ciarliero presidente della Repubblica faccia intendere, anche per sottintesi, come fa di solito, che si tratta di una vera e propria stupidaggine.

Due, certi deputati del centrodestra hanno ostentato il loro voto con dichiarazioni solenni del tipo: Andrò a votare e voterò quattro No. Oppure: Voterò un Sì e tre No e via di questo passo, come se si fosse in piazza per una tombolata.
Il vero No si poteva esprimere, come ho già scritto, non andando a votare.

Oggi chiedo ai vari Scilipoti, Alemanno e compagnia bella a cosa sia servito il loro No. Esso è stato travolto e annullato dal semplice fatto che sono andati a votare. Nello stesso momento in cui entravano in cabina rendevano inutile il loro sforzo di tracciare la crocetta sulla scheda. Un gesto inutile. Ripeto: il vero No lo avrebbero potuto esprimere e far valere non presentandosi al voto.

Tre, l’opposizione riprenderà il vecchio tormentone, ossia che il governo se ne deve andare a casa e che il tempo di Berlusconi è finito. Può anche essere che il tempo di Berlusconi sia finito. Ma non è scontato affatto. Basterebbe che in questi due anni che mancano alla fine della legislatura combinasse qualcosa di buono sulle sue promesse. Finora ha tergiversato. Non è riuscito a farsi valere. L’armata che gli si è schierata contro non ha trovato una resistenza adeguata, e il comandante Berlusconi ha perduto un po’ della sua genuina lucidità dando ascolto a consiglieri non affatto idonei a sostenere una guerra che avrebbe dovuto consumarsi fino in fondo. Alla prova dei fatti, solo l’opposizione la sta combattendo come si deve, mentre l’armata di Berlusconi minaccia ma poi fa un passo indietro.

Il combattente che speravo di trovare in lui si è appannato, e mi dispiace molto, perché su di lui contavo per vedere uno Stato migliore. Mi toccherà morire in una prima Repubblica che sembrava morta e sepolta e che ora riappare resuscitata. I giovani non ne conoscono l’odore. Sono illusi che profumi come una rosa, ma in realtà puzza come il pesce marcio. Io questa puzza la respirerò, se Dio vuole, per pochi anni ancora, ma i giovani dovranno sorbirsela per l’intero arco della loro esistenza, giacché un’altra occasione come questa non si presenterà se non, forse, fra un centinaio di anni.

Quattro, si dice che il referendum sta dimostrando che il popolo vuole dire la sua. Giusto. È un desiderio da incoraggiare. Ma i cartelli che fino ad oggi si son visti dove stava scritto: Vai a votare, e non indicavano se per il Sì o per il No erano cartelli strumentali, ipocriti, che nulla avevano ed hanno a che vedere con il voto popolare. Si invitava ad andare al voto unicamente per raggiungere il quorum e dunque far prevalere il Sì, come è stato.

Chi veramente vuol far contare il popolo deve fare una cosa sola: consentirgli di eleggere direttamente il presidente del Consiglio, in modo da sottrarlo ai giochi di palazzo come si era soliti fare, e di frequente, nella prima Repubblica, quando gli elettori andavano alle urne e non sapevano a chi sarebbe toccato di governarli.

L’opposizione vuole tornare al proporzionale, e dunque ai riti della prima Repubblica. E dunque al popolo bue, che va a votare ad occhi chiusi e dovrà poi sorbirsi in ogni quinquennio di legislatura una miriadi di governi balneari, detti così proprio perché non superavano mai la durata di pochi mesi.

Sic transeat gloria mundi.

Altri articoli

“Quorum ormai raggiunto. E ora il centrodestra sarà capace di cambiare?” di Marcello Foa. Qui.

“Referendum, affluenza al 57%. E parte il coro: “Cav dimettiti”. Qui.


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Bart