Degas al Louvre

di Jacques Lassaigne
[dal “Corriere della Sera”, domenica 21 settembre 1969]

Parigi, settembre.
Nel 1967 molti critici si stupirono perché la Francia non aveva pensato di commemorare il cinquan ­tesimo anniversario della morte di Degas, così come nel 1934 aveva celebrato il centenario della nascita. Ma le mostre non devono ripetersi e forse è molto più utile aver pensato ades ­so di riunire insieme le ope ­re di Degas del Museo del Louvre finora esposte in mo ­do dispersivo al Museo del ­l’Orangerie, al Gabinetto delle stampe e al Diparti ­mento di scultura (e molte opere erano tenute in ma ­gazzino) .

Questa mostra permette di riunire trentasei dipin ­ti, trentun pastelli, cento ­sessanta disegni e settantatré sculture che per la prima volta si potranno vedere insieme. Si potrà, ad esempio, fare un para ­gone tra il quadro del 1861 Semiramide costruisce Ba ­bilonia con gli studi prepa ­ratori della tappezzeria fat ­ti da Degas; o la notevole serie di studi di nudi per Le disgrazie della città di Orléans con il quadro com ­pleto. Queste due opere fondamentali della giovi ­nezza sono circondate da disegni che permettono ma ­gnificamente di seguire il processo creativo dell’arti ­sta. Sarà anche di estremo interesse fare un paragone fra gli studi di nudi e i numerosi pastelli, nei quali Degas è riuscito a introdur ­re in opere pur finite le vi ­brazioni dello schizzo.

La mostra riunisce le ope ­re secondo temi fonda ­mentali: ritratti e quadri di famiglia, particolarmen ­te numerosi; scene di corse e di fantini, presentati con i numerosi studi di cavalli eseguiti dai Valpiní§on al Mesnil Hubert vicino all’al ­levamento del Pino; scene di caffè e di cantanti da caffè concerto; scene di danze e di balletto; e infi ­ne cicli di paesaggi a pa ­stello degli anni 1869-1870.

«Nessuna arte è meno spontanea della mia », aveva detto Degas. « Ho passato tutta la vita a pro ­vare ». Ed è vero che De ­gas, anche nelle opere più complete, pare non aver terminato le sue ricer ­che; a volte sembra addi ­rittura che abbia cancella ­to qualcosa per lasciare una porta sempre aperta. Ma, al contrario, anche il più umile dei suoi schizzi comporta una tale somma di conoscenze e raggiunge risultati così perfetti da es ­sere più che sufficiente in sé. Degas adottava tutte le tecniche â— mina di piom ­bo, matita nera, monotipo, acquarello, carboncino, pa ­stello â— e le sapeva sfrut ­tare tutte in modo eccelso. Il repertorio che si era creato interrogando i mae ­stri del passato è di una ricchezza infinita. La sua opera, tuttavia, è domina ­ta da un movimento asso ­luto verso la sintesi. La for ­ma è incessantemente ri ­presa per essere liberata di ogni elemento pittoresco o aneddotico. Le sue ricerche stilistiche conducono già all’arabesco e l’organizzatri ­ce di questa eccellente esposizione, madame Hélène Adhémar, ha così potu ­to tentare un interessan ­te ravvicinamento con Matisse.

Un altro particolare note ­vole è il modo con cui Degas utilizzava i colori per disegnare. In lui non ci so ­no mai coloriture prepara ­torie, ma una interpretazione originale del disegno in funzione del colore. Nel ­la serie così curiosa dei suoi paesaggi â— per molto tempo sottovalutati, e che tuttavia possono essere con ­siderati come l’alba dell’im ­pressionismo; uno dei ten ­tativi più audaci nello spi ­rito del futuro movimento â— Degas aveva abolito completamente la forma, lasciando solo suggestione e atmosfera e raggiungen ­do sia le prodigiose antici ­pazioni di Constable e Turner, sia le rèveries simboliste della fine del secolo, infine, questa mostra per ­mette di dare una col ­locazione alle sculture di Degas nell’insieme delle sue concezioni. Non è vero che solo alla fine della vita, vecchio e mezzo cieco, De ­gas si sia messo a scolpire per rimpiazzare con il tat ­to le deficienze della vista. Già prima del 1870 prati ­cava la scultura, in modo, è vero, del tutto empiri ­co, inventando procedimen ­ti strani per quell’epoca, costruendo su armature fat ­te di materiali eterocliti tenute insieme con stracci e cordicelle, ma che gli consentivano composizioni più morbide, più evocative. Le sue prime statue di ca ­valli gli servirono da mo ­dello per i quadri delle cor ­se. E allo stesso modo, un po’ più tardi, utilizzerà le sue statuette di ballerine per ritrovare il ritmo di movimenti difficili e sfug ­genti.

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