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ARTE: I MAESTRI: Degas al Louvre

21 Giugno 2011

di Jacques Lassaigne
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 21 settembre 1969]

Parigi, settembre.
Nel 1967 molti critici si stupirono perch√© la Francia non aveva pensato di commemorare il cinquan ¬≠tesimo anniversario della morte di Degas, cos√¨ come nel 1934 aveva celebrato il centenario della nascita. Ma le mostre non devono ripetersi e forse √® molto pi√Ļ utile aver pensato ades ¬≠so di riunire insieme le ope ¬≠re di Degas del Museo del Louvre finora esposte in mo ¬≠do dispersivo al Museo del ¬≠l’Orangerie, al Gabinetto delle stampe e al Diparti ¬≠mento di scultura (e molte opere erano tenute in ma ¬≠gazzino) .

Questa mostra permette di riunire trentasei dipin ¬≠ti, trentun pastelli, cento ¬≠sessanta disegni e settantatr√© sculture che per la prima volta si potranno vedere insieme. Si potr√†, ad esempio, fare un para ¬≠gone tra il quadro del 1861 Semiramide costruisce Ba ¬≠bilonia con gli studi prepa ¬≠ratori della tappezzeria fat ¬≠ti da Degas; o la notevole serie di studi di nudi per Le disgrazie della citt√† di Orl√©ans con il quadro com ¬≠pleto. Queste due opere fondamentali della giovi ¬≠nezza sono circondate da disegni che permettono ma ¬≠gnificamente di seguire il processo creativo dell’arti ¬≠sta. Sar√† anche di estremo interesse fare un paragone fra gli studi di nudi e i numerosi pastelli, nei quali Degas √® riuscito a introdur ¬≠re in opere pur finite le vi ¬≠brazioni dello schizzo.

La mostra riunisce le ope ¬≠re secondo temi fonda ¬≠mentali: ritratti e quadri di famiglia, particolarmen ¬≠te numerosi; scene di corse e di fantini, presentati con i numerosi studi di cavalli eseguiti dai Valpin√≠¬ßon al Mesnil Hubert vicino all’al ¬≠levamento del Pino; scene di caff√® e di cantanti da caff√® concerto; scene di danze e di balletto; e infi ¬≠ne cicli di paesaggi a pa ¬≠stello degli anni 1869-1870.

¬ęNessuna arte √® meno spontanea della mia ¬Ľ, aveva detto Degas. ¬ę Ho passato tutta la vita a pro ¬≠vare ¬Ľ. Ed √® vero che De ¬≠gas, anche nelle opere pi√Ļ complete, pare non aver terminato le sue ricer ¬≠che; a volte sembra addi ¬≠rittura che abbia cancella ¬≠to qualcosa per lasciare una porta sempre aperta. Ma, al contrario, anche il pi√Ļ umile dei suoi schizzi comporta una tale somma di conoscenze e raggiunge risultati cos√¨ perfetti da es ¬≠sere pi√Ļ che sufficiente in s√©. Degas adottava tutte le tecniche √Ę‚ÄĒ mina di piom ¬≠bo, matita nera, monotipo, acquarello, carboncino, pa ¬≠stello √Ę‚ÄĒ e le sapeva sfrut ¬≠tare tutte in modo eccelso. Il repertorio che si era creato interrogando i mae ¬≠stri del passato √® di una ricchezza infinita. La sua opera, tuttavia, √® domina ¬≠ta da un movimento asso ¬≠luto verso la sintesi. La for ¬≠ma √® incessantemente ri ¬≠presa per essere liberata di ogni elemento pittoresco o aneddotico. Le sue ricerche stilistiche conducono gi√† all’arabesco e l’organizzatri ¬≠ce di questa eccellente esposizione, madame H√©l√®ne Adh√©mar, ha cos√¨ potu ¬≠to tentare un interessan ¬≠te ravvicinamento con Matisse.

Un altro particolare note ¬≠vole √® il modo con cui Degas utilizzava i colori per disegnare. In lui non ci so ¬≠no mai coloriture prepara ¬≠torie, ma una interpretazione originale del disegno in funzione del colore. Nel ¬≠la serie cos√¨ curiosa dei suoi paesaggi √Ę‚ÄĒ per molto tempo sottovalutati, e che tuttavia possono essere con ¬≠siderati come l’alba dell’im ¬≠pressionismo; uno dei ten ¬≠tativi pi√Ļ audaci nello spi ¬≠rito del futuro movimento √Ę‚ÄĒ Degas aveva abolito completamente la forma, lasciando solo suggestione e atmosfera e raggiungen ¬≠do sia le prodigiose antici ¬≠pazioni di Constable e Turner, sia le r√®veries simboliste della fine del secolo, infine, questa mostra per ¬≠mette di dare una col ¬≠locazione alle sculture di Degas nell’insieme delle sue concezioni. Non √® vero che solo alla fine della vita, vecchio e mezzo cieco, De ¬≠gas si sia messo a scolpire per rimpiazzare con il tat ¬≠to le deficienze della vista. Gi√† prima del 1870 prati ¬≠cava la scultura, in modo, √® vero, del tutto empiri ¬≠co, inventando procedimen ¬≠ti strani per quell’epoca, costruendo su armature fat ¬≠te di materiali eterocliti tenute insieme con stracci e cordicelle, ma che gli consentivano composizioni pi√Ļ morbide, pi√Ļ evocative. Le sue prime statue di ca ¬≠valli gli servirono da mo ¬≠dello per i quadri delle cor ¬≠se. E allo stesso modo, un po’ pi√Ļ tardi, utilizzer√† le sue statuette di ballerine per ritrovare il ritmo di movimenti difficili e sfug ¬≠genti.


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