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ARTE: I MAESTRI: Espressionismo: Preannunciarono la bufera

18 Febbraio 2012

di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della sera‚ÄĚ, luned√¨, 14 ottobre 1968]

Qualche anno prima della grande guerra, Edvard Munch si trovava ospite, ad Amburgo, del suo amico Gustave Schiefler, collezionista e mece ¬≠nate, quando arriv√≤ un rotolo di incisioni mandate a Schie ¬≠fler da un giovane artista che Munch non aveva mai sentito nominare. Il pittore norvegese ci diede un’occhiata frettolosa, ma qualche minuto dopo le esamin√≤ pi√Ļ attentamente. ¬ęChe Dio ci protegga! √Ę‚ÄĒ fu il suo commento √Ę‚ÄĒ. Vedo avvicinarsi degli anni funesti ¬Ľ. E per tut ¬≠ta la giornata rest√≤ pensieroso e quasi muto. Non solo: il mat ¬≠tino dopo confess√≤ a Schiefler che, pensando a quelle stampe, non era riuscito a prendere sonno. Le incisioni erano di Karl Schimdt-Rottluff, uno dei protagonisti della ¬ęBruecke ¬Ľ (il ponte), gruppo formatosi a Dresda nel 1905, che aveva a capo Ernst Ludwig Kirchner e comprendeva Erich Hekel, Emil Nolde, Max Pechstein, e Otto Mueller. (Era stato Schmidt a trovare casualmente il nome del movimento, un giorno che si trovava a percorrere un sot ¬≠topassaggio ferroviario).

Mi sembra da escludere che nella reazione di Munch, giu ¬≠stamente considerato il padre spirituale della stessa ¬ęBrue ¬≠cke ¬Ľ, ci potesse essere scan ¬≠dalo o fastidio per la rivolu ¬≠zionaria violenza di quelle im ¬≠magini. E’ probabile piuttosto che nell’inedito linguaggio, du ¬≠ro, quasi arrogante, in certo modo carico di elettricit√†, egli avvertisse un oscuro presagio di tragedia. Furono infatti gli espressionisti della ¬ęBruecke ¬Ľ a compiere in Germania la decisiva rottura dopo l’impres ¬≠sionismo, e, soprattutto oggi che li possiamo guardare con distacco, la loro fisionomia ci sembra rispecchiare √Ę‚ÄĒ con la sensibilit√† premonitrice dei ve ¬≠ri artisti √Ę‚ÄĒ l’uragano che sta ¬≠va addensandosi e gli sconvol ¬≠gimenti che dovevano derivarne.

I pittori della ¬ęBruecke ¬Ľ, in ¬≠sieme con gli altri espressioni ¬≠sti del gruppo ¬ęBlaue Reiter ¬Ľ (cavaliere azzurro) affermatosi nel 1911, √Ę‚ÄĒ Kandinsky, Marc, Klee, Campendonk, Feininger √Ę‚ÄĒ e con due esponenti della successiva ¬ęNeue Sachlichkeit ¬Ľ (nuova oggettivit√†), cio√® Dix e Bechmann √Ę‚ÄĒ peccato che sia assente il terribile Grosz √Ę‚ÄĒ so ¬≠no i personaggi della interes ¬≠santissima mostra allestita dal Deutscher Kunstrat nel padiglione d’arte contemporanea al ¬≠la villa reale, in via Pale ¬≠stre 16.

Si tratta di incisioni, per la pi√Ļ parte silografie. Per gli espressionisti, specialmente i primi, l’incisione non era atti ¬≠vit√† marginale, come di solito avviene alla maggioranza dei pittori. Nell’incisione essi sen ¬≠tivano un forte aggancio alla tradizione grafica dell’antica ar ¬≠te tedesca, non solo, ma tro ¬≠vavano il pi√Ļ immediato e in ¬≠tenso mezzo espressivo per re ¬≠stituire, filtrato dal loro tem ¬≠peramento vigoroso, crudo, ri ¬≠sentito e spesso impietoso, l’influsso esercitato dall’arte pri ¬≠mitiva dell’Africa e dell’Ocea ¬≠nia. Qui si pu√≤ riscontrare un parallelismo con il Picasso del ¬≠le ¬ęDemoiselles d’Avignon ¬Ľ e con i ¬ęfauves ¬Ľ. Ma il modo di assimilare quei modelli √®, nei tedeschi, diverso che nei francesi; questi trovando piuttosto un punto di partenza per in ¬≠novazioni stilistiche, cio√® for ¬≠mali, quelli invece ricavandone uno strumento scabro ed es ¬≠senziale per dar fuori il loro sprezzo iconoclastico e i loro fermenti emotivi.

C’√®, come risultato, nei ger ¬≠manici, una maggiore irriveren ¬≠za verso il bello tradizional ¬≠mente inteso, una maggiore arroganza, di segno e di colore. Le sagome umane si induri ¬≠scono e mettono spigoli, i vol ¬≠ti si trasformano in masche ¬≠roni scavati, i nudi diventano sfrontati manichini, le tinte stridono, i paesaggi si goticizzano spasmodicamente, allun ¬≠gandosi a guglie gli alberi e le case, contorcendosi i profili dei campi e delle nubi. Si pu√≤ ca ¬≠pire come nella famigerata mo ¬≠stra dell’¬ęArte degenerata ¬Ľ a Monaco, voluta da Hitler, ¬ęBruecke ¬Ľ, ¬ęBlaue Reiter ¬Ľ e ¬ęNeue Sachlichkeit ¬Ľ avessero la parte del leone. Ma noi si ammira l’impeto di rottura, lo straordinario vigore appunto di espressione, la capacit√† di rap ¬≠presentare, negli aspetti pi√Ļ provocatori, un clima e una societ√†.

La mostra, di 115 pezzi, √® a noi specialmente utile perch√© l’espressionismo tedesco, pur messo in vista anche di recente da varie esposizioni, in Italia non ha mai avuto grandi accoglienze. Certo si tratta di un’arte tipicamente settentrio ¬≠nale alla quale la maggioran ¬≠za dei nostri pittori si √® sen ¬≠tita estranea (echi si possono avvertire, mi sembra, in Sironi e nei primi Carr√†, oltre che in alcuni futuristi); e che ha lusingato di raro i nostri maggiori collezionisti. Quel mondo culturale, finora, √® entrato scarsamente in circolo nel nostro gusto dominante. Prova ne sia che ci vollero pi√Ļ di vent’anni e l’entusiasmo di Strehler, copiosamente nutrito d√¨ umori nordici, perch√© trovasse da noi una degna realizzazione ¬ęL’opera da tre soldi ¬Ľ di Brecht e Weill, innegabilmente germinata sulla scia del grande espressionismo.
E anche nel cosidetto pubblico colto √® ancora pressoch√© ignoto, nonostante una recente ristampa, un fondamentale romanzo come ¬ę Berlin Alexanderplatz ¬Ľ di Doeblin (1930), che riecheggia mirabilmente la carica di rivolta espressa parecchi anni prima dai pittori espressionisti. ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†

Visitando la mostra, colpisce √Ę‚ÄĒ fatta eccezione per Kandinsky ¬† e ¬† Klee ¬† i ¬† quali ¬† in ¬† fondo veri espressionisti non sono √Ę‚ÄĒ la ¬† ¬† stretta ¬† ¬† parentela ¬† ¬† che ¬† ¬† lega tutti ¬† ¬† questi ¬† ¬† artisti, ¬† ¬† al ¬† ¬† punto che in certi casi, se non si leggesse la firma, ¬† sarebbe molto difficile, ¬† ¬† anche ¬† per ¬† un ¬† intenditore, ¬† ¬† distinguere ¬† ¬† l’uno ¬† ¬† dall’altro. ¬† ¬† Come ¬† livello ¬† ¬† artistico, ¬† secondo me, la vetta √® rappresentata dalle due acquaforti di Nolde che descrivono il porto d’Amburgo: vi si condensa, senza intervento di figure umane, un’atmosfera calamitosa di mo ¬≠vimento frenetico e insieme di disperata solitudine. Non ci si meraviglia se un messaggio di analogo ¬† tono ¬† ¬† pot√© ¬† ¬† avvelenare, incubo tormentoso, il riposo di Edvard ¬† Munch, ¬† pi√Ļ ¬† di mezzo secolo fa.


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ÔĽŅ

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