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Avete visto? Ora ci pensa S&P

14 Gennaio 2012

Ancora la Nemesi in azione. Era nell’aria, ma ormai è ufficiale. L’agenzia Standard & Poor’s, non solo ha declassato la Francia, ma ha bastonato l’Italia, rifilandola in serie B.

Dunque si aggiungeranno interessi passivi a interessi passivi. Non se ne esce più.
La cura Monti è stata snobbata dalle agenzie di rating che, è vero, potrebbero anche avere scopi reconditi, ma quando al governo c’era Berlusconi erano considerate dalla sinistra la bocca della verità.
Immaginate che cosa sarebbe successo se il Cavaliere fosse stato ancora l’inquilino di palazzo Chigi.

Dall’Istat abbiamo appreso che nel III trimestre dell’anno appena trascorso, pur avendo già subito l’Italia un declassamento, le misure prese dal governo Berlusconi andavano nella direzione giusta. Ma Napolitano ha preferito cambiare cavallo e scegliersi un purosangue collegato, per gli alti incarichi ricoperti, con i padroni del mondo. Ha chiuso gli occhi e ha lasciato partire bordate di tasse sui cittadini, raccontando che era la strada giusta. Con i sacrifici imposti dalla violenta tassazione, ossia, avremmo fatto cassa per rimediare ai nostri guai.

A Napolitano ha risposto ieri in modo eloquente S&P. La quale è rimasta per qualche settimana ad attenderci al varco, poi ha deciso di dire la sua, ovvero che la strada intrapresa dal governo Napolitano-Monti, nonostante i formali complimenti riscossi in sede europea, non è quella giusta. È la strada che ci sta precipitando nella recessione più nera, e forse senza ritorno.

S&P ha detto in sostanza ciò che alcuni di noi sostengono sin dalle prime mosse di questo governo. Si doveva partire dalle riforme strutturali e dalle liberazioni. Si doveva procedere immediatamente alla costituzione di un fondo dove far confluire il grosso patrimonio immobiliare inutilizzato, al fine di destinarne l’incasso proveniente dalla sua vendita alla riduzione del debito pubblico.
Solo dopo, se necessario, si sarebbe dovuto procedere alla tassazione per quanto fosse mancato.

Invece Monti ha cominciato dai piedi anziché dalla testa.
Ma nessuno fiata. Ci sono già i segni della debacle e si continua a far finta di nulla. I partiti assistono a questa deriva completamente muti, inebetiti, manifestando ancora una volta insipienza e vile abdicazione.

Ci hanno lasciato massacrare di tasse, che serviranno unicamente a pagare i gravosi interessi che si abbattono sempre più pesantemente sulle spalle del nostro Paese. Tra speculazione e declassamento siamo rimasti incastrati nella tagliola che ci mozzerà le gambe, ove non cambieremo direzione di marcia.

Il governo, invece, temporeggia, privato fin troppo presto della risolutezza e della ostentazione originarie. Già si è smarrito. Ha trovato in tutta fretta la facile strada delle tasse, ma non riesce a intravvedere quella più inerpicata e complessa della modernizzazione dello Stato.

Se la sinistra gridava che il governo Berlusconi ci stava trascinando verso il baratro, che cosa si dovrebbe dire di questo governo, che in appena due mesi ha perso il coraggio e la lucidità dell’azione?
S&P ci ha destato da questo malsano torpore, da questa maligna inettitudine? Spero di sì, ma dubito molto.

Napolitano e Monti hanno indossato la feluca dei grandi ammiragli e troneggiano a prua, senza però avere alcuna idea della rotta, o meglio ancora, di dove ci troviamo e di che cosa facciamo per il bene dell’Italia.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“L’Italia di Monti va in serie B S&P gela il governo dei Prof” di Laura Cesaretti. Qui.

“Tassi, investitori e garanzie. Che cosa cambia per il debito” di Federico Fubini. Qui.

“I perché di uno schiaffo” di Massimo Gaggi. Qui.

“L’Unione è da rovesciare” di Mario Sechi. Qui.

“Ciclone S&P si abbatte su mezza Europa” di Mauro Bottarelli. Qui. Da cui estraggo:

“Il perché è presto detto: le emissioni obbligazionarie italiane di ieri non sono andate affatto bene e lo spread è salito per questo motivo e per la Grecia, più che per Standard&Poor’s. Se infatti sono stati assegnati tutti i tre miliardi di Btp a tre anni posti sul mercato con rendimento in lieve calo, la domanda è stata ben lontana dalla performance registrata giovedì sui Bot a sei mesi e un anno, che avevano visto i tassi dimezzarsi. Insomma, la domanda sul benchmark novembre 2014 è stata bassina e il titolo è stato collocato a un prezzo inferiore rispetto a quanto visto sul secondario ieri mattina prima dell’asta, quando sè è registrato un vero rally.
Un trend differente da quello, ad esempio, delle obbligazioni spagnole a parità di scadenza, spiegabile soprattutto dall’incapacità della banche italiane di incrementare la già elevata quantità di debito nazionale che hanno in pancia. Non a caso, a Borse chiuse Lch Clearnet, la camera di compensazione dove si tratta il debito sovrano, ha deciso di alzare di nuovo i margini per detenere debito italiano a lungo termine: 18 per cento di margine iniziale per la classe compresa tra i 15 e 30 anni e 8,3 per cento per la classe del benchmark, quella tra i 7 e i 10 anni. Insomma, un’ulteriore spinta a vendere le scadenze lunghe (gonfiando lo spread) per soddisfare i margini e ad acquistare debito a breve, ovvero entro i 3 anni di garanzia offerti dalla Bce.
Ma le nostre prossime aste, il 26 e 30 gennaio, sono a lungo termine. Insomma, è ancora allarme rosso.”

“Italia del professore declassata per la manovra tutta tasse” + Video. Qui.


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Bart