Crollano i tassi sui Bot: ma il merito è di Draghi

di Francesco Forte
[dal “Giornale”, 13 gennaio 2012]

Il successo dell’asta dei titoli di Stato a breve termine – tutti gli 8,5 miliardi di Bot a 12 mesi collo ­cati al tasso del 2,735 %, e quelli a 6 mesi collocati al tasso dell’l,64% – non dipende dal fatto che il governo Monti ispiri una particolare fiducia, a livello in ­ternazionale, ma dalla politica attuata dalla Bce, la Banca cen ­trale europea che Monti e Passe ­ra dovrebbero ringraziare, anzi ­ché criticare, in contrasto con il comportamento adottato con Angela Merkel. Infattila Bce of ­fre alle banche prestiti triennali all’1%, in cambio di garanzie consistenti in titoli di ogni tipo, compresi i Bot. Così le banche possono comperare i tito ­li pubblici che durano tre anni o meno, senza rischio, guadagnan ­do la differenza fra l’1 % e il tasso di questi.

Questo tipo di operazione, che negli anni passati si faceva sui pre ­stiti della Boj, la banca centrale giapponese, che per combattere la recessione dava prestiti ultra an ­nuali allo O,5%, è denominata «carry trade », cioè è un commercio di puro riporto. Il successo di questa asta di Bot ha tonificatola Borsaed è per noi una buona notizia, do ­po tanti timori. Il merito spetta al ­la Bancacentrale europea, cioè a Draghi. La prova è data dal fatto che l’asta di titoli spagnoli, che si è svolta ieri, ha avuto un risultato an ­cor più brillante su titoli triennali e quinquennali. Madrid ha collocato 9,9 miliardi di Bonos triennali e quinquennali ri ­spettivamente al tasso del 3,38% e 3,7-3,9%. Il tasso per i titoli triennali spagnoli è più alto di quello per i no ­stri titoli annuali, perché essi hanno una scadenza me ­no breve su cui in ­cide di più il tasso di inflazione. Ma in termini reali, anziché monetari, questi titoli spagnoli hanno un tasso più bas ­so dei nostri Bot annuali, dato che l’inflazione annua prevista è il 2% circa o l’1,5 % mentre il differenzia ­le di tasso fra i Bot e i Bonos è di 0,63 punti (i Bot al 2,75 e i Bonos al 3,38).

I titoli spagnoli quadriennali be ­neficiano del carry trade per tre quarti della loro durata e quindi hanno un rendimento un po’ mag ­giore dei triennali.La Spagnas’av ­vantaggia di questa nuove politi ­ca della Bce più di noi sicché mentre lo spread fra i Bpt decennali italiani e i Bund tedeschi è di circa 480 punti, quello dei Bonos spa ­gnoli è di 335.

Il governo di centro-destra spa ­gnolo di Rojoy che ha un deficit maggiore del nostro riscuote più fiducia di quello «lacrime e san ­gue » di Monti perché ha una sua base politica nell’elettorato ed è stabile. Inoltre è chiaramente per l’economia di mercato mentre il governo Monti tassa i patrimoni e i risparmi grandi o piccini e prati ­ca le demagogie fiscali per farsi gradire dal Pd, che a sua volta de ­ve fare i conti con la Cgil.

Ma, confronti a parte, c’è il fatto che lo spread sui nostri Bpt, dopo questa asta, è sceso a 480, un livel ­lo assai meno drammatico di quello di 500 o superiore, che compor ­ta per il Tesoro un esborso molto elevato di interessi sul nuovo debi ­to.

La ragione della discesa dello spread, sui titoli decennali, che non beneficiano di carry trade, sta nel fatto che il costo alto che il Te ­soro sopporta su di essi è attenua ­to, nella media, da quello basso sui titoli a breve. Quando i debiti pubblici sono gravati da alti tassi, gli operatori e le agenzie di rating si preoccupano della solvibilità fu ­tura dello Stato emittente, dato che esso dovrà fare nuovi aumen ­ti di imposte o tagli di spese per far quadrare il bilancio onde pagare il costo del caro-denaro. E ciò de ­prime l’economia e rende più difficile l’equilibrio economico-finanziario.

L’Italia nel 2012 emetterà 400 miliardi di titoli di Stato. Oltre la metà sono annuali o biennali, sic ­ché l’effetto del rincaro di quelli a lungo termine si diluisce. E, co ­munque, se una emissione di titoli decennali risultasse troppo one ­rosa e di difficile collocamento, lo Stato potrebbe emettere titoli triennali, che fruiscono del «ripor ­to » delle banche. Ma poiché l’Ita ­lia quest’anno è in recessione e di ciò quasi non si parla, l’ottimismo è fuori luogo.

Al governo Berlusconi si rimproverava l’insufficienza della politi ­ca pro crescita. Ma adesso stiamo andando peggio, siamo in decre ­scita. Rischiamo di peggiorare an ­cora se dopo una politica che, nel ­la forma, oltreché nella sostanza, ha spaventato consumatori, ri ­sparmiatori, possessori di immo ­bili, vacanzieri, non si fa una politi ­ca di rilancio.

E il governo non può limitarsi a dire che ha fatto (o meglio ha fatto fare agli italiani) i compiti a casa. Non siamo a scuola. Dobbiamo poter produrre, per poter pagare le tasse e quadrare bilanci privati e pubblici.

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