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Avviciniamo quelli del Fli che ci stanno

14 Dicembre 2010

La votazione tanto al Senato che alla Camera ha reso evidente a tutti che nel Fli ci sono alcuni finiani che non se la sentono di sfiduciare il governo Berlusconi e soprattutto che stanno ancora riflettendo sull’uscita dal Pdl, che li ha condotti in un vicolo cieco, senza futuro e senza ruolo.

Oggi Fini ha ricevuto quella botta in testa che dovrebbe svegliarlo da un lungo sonno e da un torpido sbandamento.
Ma ormai è politicamente inaffidabile, e oserei dire distrutto. Stare con lui significa votarsi all’annientamento.

Allora il Pdl e la Lega Nord dovrebbero assumere l’iniziativa che non solo è la più facile, ma è quella che tende a ricomporre quella maggioranza che è uscita vincitrice dalle urne.
Che cosa significa questa ricomposizione? Che si consentirà a Fini di rientrare nel Pdl? Manco per sogno.

Fini ha giocato la sua carta, rischiando di sfasciare il Paese, senza alcun timore di farlo, e ha perso. Ha dimostrato di essere un politico irresponsabile e pericoloso, che deve essere isolato. Solo lui? No, anche quei ragazzini, veri e propri palloni gonfiati, che gli stanno attorno. In primis Bocchino, ma in sua compagnia Briguglio, Granata, Della Vedova, Urso, Barbareschi, Raisi, Bongiorno, che possono benissimo permanere in questa piccola armata Brancaleone, fino a quando gli elettori non ne decreteranno la fine.

Gli altri appaiono tutti compresi da un senso di responsabilità che non è andato perduto del tutto.
Incontrarli ed invitarli a rientrare nel Pdl non sarebbe sbagliato.
L’errore che hanno commesso è legato a fattori che di politico hanno poco o niente. Se metteranno la politica e l’interesse del Paese al primo posto, il confronto non potrà che agevolare la ricostituzione di una maggioranza confortevole, tale da consentire di arrivare al termine della legislatura.

Cercare invece di allargare la maggioranza a chi è stato all’opposizione e ancora oggi non ha rinunciato con una certa strafottenza a chiedere le dimissioni del governo, ossia l’Udc, significherebbe, a mio parere, imbarcare un attaccabrighe già sperimentato e di qualità più che scadente.

L’Udc al governo vorrebbe dire rinunciare al nuovo, rinunciare alle riforme. Perché ciò che sta nel programma del governo Berlusconi non potrà mai essere accettato da Casini, il cui obiettivo è unicamente quello di tornare alla prima Repubblica.
Tentiamo, dunque, con i finiani moderati.

Altrimenti, meglio che Casini, saranno le elezioni anticipate.

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“Fiducia doppia per Berlusconi, Fli spaccato “Allargare maggioranza. Fini? Porta chiusa”. Qui.

“Berlusconi: “Ho vinto e vado avanti”. “Dimissioni e Udc? Vedremo”. Qui. Da cui estraggo:

Berlusconi: “Casini continua a desiderare una crisi di governo e che in questo modo si mandi a zero quella costituzione materiale su cui mi sono personalmente impegnato”, continua il premier, ma “noi riteniamo di non dover far fare al Paese un passo indietro” un “ritorno alla prima Repubblica e agli intrallazzi e ai compromessi di quel periodo”.

Commenti pubblicati su Dagospia. Qui.


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Bart