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Avviso ai lavoratori

19 Ottobre 2010

Sabato scorso si è tenuta a Roma, in Piazza San Giovanni, una grande manifestazione organizzata dalla Fiom, uno dei segmenti più importanti della Cgil.
Si è criticato un po’ di tutto, e soprattutto è stato bersagliato il governo, come è ovvio ogni volta che si scende in piazza.

Ho già scritto altre volte che sono trascorse molte lune da quando sono venuto al mondo. Tra le mie esperienze c’è anche quella sindacale, nella Cisl, e nel settore bancario, poiché ero un lavoratore di banca. Ho ricoperto cariche anche dirigenziali e ho stipulato vari contratti aziendali.

Fui favorevole all’unità sindacale e fui tra i primi, (ma forse fui il primo) a collegare alcuni articoli dello Statuto dei lavoratori, grazie ai quali ebbi il riconoscimento da varie banche della legittimità delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie).

Ciò fino a quando non mi accorsi che la Cgil tentava di egemonizzare il processo unitario. Allora presi le distanze, e feci bene, poiché la Cgil non mirava affatto all’unità sindacale, bensì a creare una grande forza da utilizzare politicamente.

Come si è visto, ciò che mi preoccupò nella mia esperienza limitata alla mia città e alla mia regione, la Toscana, vide la condivisione prestissimo delle strutture nazionali. L’unità sindacale non fu più la priorità dei lavoratori.

Ho raccontato queste cose che mi riguardano per dire ai lavoratori che la mia esperienza, che fu attivissima, mi ha portato alla netta convinzione che ogni volta che al governo sale un partito che si dice vicino ai lavoratori, i lavoratori ne buscano di santa ragione.

Rimasi scioccato dall’esperienza degli anni Settanta del compromesso storico. In quegli anni i lavoratori fecero molti passi indietro. La tutela si ridusse a niente e fu proprio il Pci a tenerli a bada, facendo intravvedere loro chi sa quali miraggi, che non esistevano. Alla fine del compromesso storico i lavoratori si ritrovarono più poveri di prima.
Perché dico questo? Perché è un brano di storia che i lavoratori di oggi non conoscono. Rischiano di farsi incantare dalle fandonie.

Del resto in questi ultimi venti anni abbiamo avuto modo di vedere la sinistra, e dunque il vecchio Pci (che ha cambiato più volte nome ed oggi di chiama Pd) al governo.
Può un lavoratore dimostrarmi che le sue condizioni sono migliorate con i governi di sinistra? Non può. Non può perché la verità è una sola: quando la sinistra va al governo, ciò che le interessa è la gestione del potere e non la condizione dei lavoratori.

Mio fratello Mario, ogni volta che la sinistra è andata al governo, scherzava dicendo che non si vedevano più i lavoratori e le loro bandiere rosse nelle piazze d’Italia. Le bandiere rosse restavano a muffire negli scantinati.
Il Pci sa raccontare fandonie ai lavoratori meglio di qualsiasi altra forza politica. I suoi dirigenti vanno a scuola proprio per questo e imparano a venderle come verità.

Se, in presenza di una crisi così rilevante, la sinistra fosse stata al governo, noi saremmo precipitati nel baratro, come la Grecia. Non si possono avere dubbi. Chi li ha, è stato ingannato.
Se oggi mancano i posti di lavoro, se cresce la cassa integrazione, ciò sarebbe stato moltiplicato, potete credermi, per almeno tre volte se a governarci fosse stata l’opposizione. La quale ci avrebbe convinto che non si può manifestare contro una crisi di questa portata. La manifestazione di sabato scorso non si sarebbe mai tenuta.

Oggi invece l’opposizione fa filosofia e sembra possedere ricette che non sa mai tradurre in proposte concrete. Una cosa è governare questa terribile crisi, e un’altra, assai più comoda, è criticare il governo.
Il quale poi si è visto tradito nella sua azione anche da una componente essenziale che fa capo a Fini, che ha prodotto gli sconquassi che tutti ormai conoscono. Il governo non ha mai avuto pace: la grande crisi; il terremoto dell’Aquila, i rifiuti a Napoli, gli ostacoli frapposti da Fini.

Eppure, con tutto ciò, gli elogi al governo italiano e alla sua politica di rigore non sono mancati.
Non era mai successo a nessun governo, nemmeno agli ultimi di D’Alema e di Prodi, di ricevere lodi per il modo di gestire il nostro Paese.

Il governo avrebbe dunque bisogno di una opposizione costruttiva, ma non ce l’ha. Anzi, è un’opposizione che mira a distruggere. E di questa distruzione i primi a soffrirne sono e saranno proprio i lavoratori.

Quando ascolto i Santoro, i Lerner, la Dandini, i Floris, i D’Avanzo, i Travaglio, i Colombo, i Mauro, gli Scalfari mettere in risalto la condizione sofferente dei lavoratori, mi domando sempre con quale autorità e verità lo facciano. Essi non hanno niente a che fare con la classe lavoratrice. Sono ricchi e la loro sponda e di là dal fiume, dove è collocato anche Berlusconi. Ma Berlusconi non nasconde di essere ricco. Lo è sempre stato. Invece costoro lasciano intendere che sono della stessa specie dei lavoratori. Non lo sono. Guai a crederci. Possiedono ville e barche con le quali trascorrono liete vacanze nei posti più belli ed esotici del mondo, mentre l’operaio resta a casa e non sa come arrivare alla fine del mese.

Con questa grossa differenza tra loro e Berlusconi. Berlusconi viene dall’esperienza concreta e fattiva di imprenditore. Costoro hanno saputo nella loro vita fabbricare solo parole. Si perderebbero in una goccia d’acqua dovessero prendere il timone del nostro Paese.
Dio ce ne scampi e liberi da questi soloni, buoni a nulla.

Vorrei spendere una parola a favore degli imprenditori. Ci piacciano o non ci piacciano, essi sono il motore dell’economia, e quindi del nostro Paese, in quanto creano ricchezza. Se non ci fossero gli imprenditori non ci sarebbero le aziende, e senza le aziende mancherebbe il lavoro. Lo vediamo in questi tempi in cui gli imprenditori, non trovando più convenienti le condizioni operative in Italia, migrano all’estero, creando ricchezza altrove. Là danno lavoro a nuovi operai, mentre i nostri il lavoro lo perdono.

Imprenditori non si diventa, si nasce. Come si nasce intelligenti e meno intelligenti. Anche un operaio può diventare imprenditore, se è nato con le specifiche qualità naturali per esserlo. Occorre avere coraggio ed energia e puntare sempre in avanti, non scoraggiarsi mai. Saper affrontare con decisione ed ottimismo anche i periodi più neri. Berlusconi, da dove credete che l’abbia presi la sua voglia di lavorare e il suo ottimismo? Dalla sua esperienza di imprenditore. Gli imprenditori pessimisti non esistono, o se esistono hanno vita breve.

Quando lavoravo in banca, alcuni miei colleghi molto bravi, desideravano fare un’esperienza di direzione di una piccola agenzia, e poi di una filiale sempre più grande. Non tutti riuscivano a fare il salto. Proprio perché non bastava essere bravi impiegati; occorrevano qualità in più e anche diverse. Così alcuni desistevano e chiedevano di tornare indietro.

L’imprenditore è uno che non si spaventa, non si lascia intimorire dalle difficoltà. Anzi sono per lui una sfida.
I lavoratori non devono mai disprezzarlo, ma considerarlo colui che, grazie alle qualità che non hanno e forse non potranno mai avere, assicura il lavoro a loro e alla loro famiglia. Come del resto, l’imprenditore deve rispettare i lavoratori, che gli consentono di realizzare i suoi progetti e i suoi guadagni.

Berlusconi è un imprenditore che si è prestato alla politica. Ha i suoi difetti, ha avuto le sue magagne, è perseguitato dalla magistratura. Può anche aver commesso dei reati fiscali e di corruzione allorché svolgeva l’attività imprenditoriale, ma ha il polso per aiutarci ad uscire dalla crisi.

Vale davvero la pena di non consentirglielo? Non ci facciamo tutti del male a negare la governabilità ad un governo che gli elettori hanno scelto a grande maggioranza?
E Fini? E Fini non ha in tutto questo scadimento una responsabilità enorme, che non potremo mai perdonargli? Altro che incensarlo! Va emarginato poiché politicamente irresponsabile.

Oggi l’opposizione si affida a Fini. Lo faccia pure, l’opposizione, composta da uomini ricchi, profumatamente pagati, con ferie e lusso da nababbi, lontana mille miglia dalla classe operaia.
Ma i lavoratori se ne tengano lontano, tanto da Fini quanto dall’opposizione inconcludente. Non è e non sarà l’opposizione a tutelarli. Non lo ha fatto quando è diventata forza di governo. E non saprà farlo mai. Perché conoscono solo le chiacchiere e non i fatti. Incantano con le menzogne, come al tempo del compromesso storico.

Prima di scendere in piazza contro questo governo, vorrei tanto che i lavoratori andassero a studiarsi quegli anni in cui i passi che si facevano non erano mai in avanti, ma all’indietro. Come i gamberi.

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