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Berlino ripete l’errore. E così distrugge l’Europa

2 Giugno 2012

di Marlowe
(da “Il Tempo”, 2 giugno 2012)

La disoccupazione in Italia vola al 10.9% nel primo trimestre 2012, era all’8.6 un anno fa. Si tratta di 646 mila donne, uomini e soprattutto giovani che hanno perso il lavoro. A loro si aggiungono altri 38 mila tra marzo e aprile. Il resto d’Europa non sta meglio: la zona euro (11 per cento di disoccupazione) peggio dell’Unione a 27 (10.3), il che la dice lunga su che cosa sia diventata la moneta comune.
E attenzione: nell’eurozona provvedono ad abbassare la media la Germania, con disoccupati in calo al 5.4, l’Austria (3.9), l’Olanda (5.2). Se volevamo una rappresentazione sulla pelle della gente di che cosa sia lo spread, eccola. La Germania e i suoi alleati, che si finanziano a tasso zero il debito pubblico e forniscono denaro al settore privato, aumentano posti di lavoro e retribuzioni. Tutti gli altri nel girone infernale: noi come la Francia, e la Spagna che ha ormai più disoccupati della Grecia.
Colpa solo dell’egoismo teutonico? Certo che no: Atene, lo sappiamo, ha truccato i conti (ma questo accadeva tre anni fa), Madrid ha le banche in disordine. Ciò che però aumenta in misura direttamente proporzionale all’acuirsi dei problemi è l’indifferenza dell’establishment berlinese. Poche ore dopo la diffusione dei dati sul lavoro, la Bundesverband deutscher Banken (Bdb), l’associazione delle banche tedesche, si è detta contraria a un fondo europeo di garanzia dei depositi. È una misura minima – in Italia funziona dalla crisi del 2008 – per evitare l’assalto agli sportelli. Peccato che la stessa Bdb abbia comunicato con preoccupazione l’esposizione di Francoforte e dintorni – soprattutto la Commerzbank – verso la Spagna, con investimenti immobiliari per 112 miliardi di euro che ora il sistema finanziario renano cerca di ridurre con un ritiro di capitali da 90 miliardi. In questo caso nulla da dire in fatto di azzardo morale, denaro dei contribuenti e quant’altro? Oltre tutto sarebbe il caso di ricordare che già nel 2009 il governo della Merkel ha fatto approvare dal Bundestag una legge che consente di nazionalizzare le banche, tagliata su misura per la Hypo Real Estate, specializzata in «pfanbriefe »: la versione germanica dei subprime americani. Ma secondo Berlino se la Spagna (e anche noi) ricapitalizzasse le banche dovrebbe mettere l’equivalente nel bilancio pubblico; la Germania no, potrebbe conteggiarlo a parte utilizzando le deroghe impiegate a mani basse per la riunificazione.
La faccenda è stata al centro di una lite tra la Merkel, Barack Obama, Francois Hollande e Mario Monti durante la teleconferenza di mercoledì pomeriggio. La Cancelliera ha pronunciato tutti «nein »: «Non regaleremo soldi alle banche spagnole ». Ecco perché poche ore dopo Monti ha detto «la Germania deve riflettere profondamente e rapidamente ». Parole chiare solo agli addetti ai lavori, e infatti un’altra caratteristica di questa crisi è l’opacità delle informazioni a opinioni pubbliche sempre più allarmate. Che però capiscono quanto basta: il lavoro si riduce ovunque, tranne in Germania e dintorni. Il denaro si restringe per tutti, a eccezione della Germania. Ma la Germania impone alla Grecia, con il 25 per cento di disoccupati ed il 50 per cento tra i giovani, di tagliare immediatamente 15 mila posti di lavoro nel settore pubblico, e altri 200 mila nei prossimi anni. E chiede alla Spagna, dopo averne foraggiato le speculazioni finanziarie, di cavarsela da sola, possibilmente non disturbando le vacanze sulla Costa del Sol dei pensionati di Colonia e Monaco di Baviera. In tutto ciò lampeggiano sinistri bagliori di storia. Non solo ad Atene o a Roma. Ha detto al Corriere della Sera Joschka Fischer, già ministro degli Esteri della coalizione rosso-verde di Gerhard Schroeder: «Per due volte nel Ventesimo secolo la Germania con mezzi militari ha distrutto se stessa e l’ordine europeo. Poi ha convinto l’Occidente di averne tratto le giuste lezioni: solo abbracciando pienamente l’integrazione europea abbiamo conquistato il consenso alla nostra riunificazione. Sarebbe una tragica ironia se la Germania unita causasse la distruzione dell’ordine europeo una terza volta. Eppure il rischio è proprio questo ». In termini più pragmatici lo conferma lo stesso Schroeder: «Quello che fa il governo tedesco non ha alcun senso né politico né economico ». Ma allora perché la Merkel dice solo dei no? «Semplice: perché pensa in termini elettorali, di potere politico interno. E sbaglia: perderà le elezioni ». Non sappiamo se l’ex cancelliere difenda il proprio orto. Ma osserviamo certi segnali, che spesso valgono più di tante analisi. La vittoria dei socialisti in Francia su una linea anti-Merkel ha fatto esultare chi non ha mai pensato di votare a sinistra. Esattamente come l’80 per cento degli europei (stime dei network televisivi) ha fatto il tifo per il Chelsea nella finale di Champions contro il Bayern. Ieri Silvio Berlusconi ha detto: «Si deve porre il problema della Germania in Europa. Se continua così, esca dall’euro ». Questo, e non l’«idea pazza », anzi balorda, che l’Italia cominci a stampare euro con la propria zecca, è il nocciolo del problema. La Germania contro il resto d’Europa? Misurate i fischi alle Olimpiadi di Londra.


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Bart