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Berlusconi. Alla magistratura interessa la sua interdizione perpetua dai pubblici uffici

10 Luglio 2013

(Si legga il post scriptum)
A mio avviso, è questo il motivo principale della insolita fretta con cui la cassazione ha fissato al vicinissimo 30 luglio l’udienza conclusiva del cosiddetto processo sui diritti Mediaset, in cui Berlusconi ha già subito le due condanne di primo e di secondo grado, che confermano anche quella della interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Se ribadite in cassazione (terzo grado), ciò comporterebbe la sua decadenza immediata da senatore, e un futuro prossimo lontano dalle istituzioni. I quattro anni di carcere inflitti lasciano invece il tempo che trovano: se la prescrizione che sta maturando per alcune parti del processo si fosse spinta a cancellarne due o anche tre, alla magistratura avrebbe importato poco o nulla. Il fatto è che, riducendosi la pena a causa della parziale prescrizione, non si sarebbe potuta più applicare la condanna della interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.
Ecco perché la magistratura si è mossa con tanta celerità.
Berlusconi è l’uomo che in politica ha combattuto in tutto e per tutto la magistratura così come è organizzata e così come ha preso a funzionare a seguito di una lenta ma inesorabile conquista del potere su tutte le istituzioni cominciata a partire dall’operazione Mani Pulite, giustificata, almeno in principio, dalle colpe gravissime della politica, ma trasformatasi rapidamente in un’azione selezionatrice della classe politica manovrata da abili magistrati fortemente politicizzati.

Berlusconi è stato un frutto imprevisto dell’operazione di politicizzazione dell’azione giudiziaria. Nessuno avrebbe potuto prevedere che, fatti fuori tutti gli alleati dei governi del pentapartito, e risparmiato il solo Pci, dalle ceneri nascesse il loro maggiore e più ostinato oppositore di sempre, deciso a fermarne la marcia trionfale. È iniziata una guerra senza risparmio di colpi, processi su processi, intercettazioni su intercettazioni, anche su faccende minimali, pur di corrodere e consumare la resistenza del politico. E quanto più ci si accorgeva della caparbietà di costui, tanto più si ampliavano le occasioni di accuse perfino fantasiose e senza neppure il fumus del reato, come è stato per il caso Ruby. La scoperta di una Ruby minorenne intrattenuta ad Arcore nelle serate del bunga-bunga ha rappresentato per questo tipo di magistratura una opportunità da sfruttare con spregiudicatezza, ossia tagliando le testimonianze della difesa e arringando sulla base di teorie comportamentali e psicologiche non sorrette da alcuna prova concreta, che è la sola che può giustificare una condanna.

Ma la magistratura non aveva altra scelta, non potendo appoggiarsi su prove certe, che fossero, ossia, al di là di ogni ragionevole dubbio, come vuole la legge. Infatti, se l’occasione fosse andata perduta, sarebbe venuta meno la possibilità di emettere una sentenza che cancellase per sempre il politico che aveva osato interferire ed opporsi al crescente potere della magistratura. Così Ilda Boccassini non ha esitato ad aggiungere alla richiesta di condanna di 6 anni di carcere (poi aggravati in 7 dalla sentenza) quella della interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Bisogna partire da qui per capire la inusuale fretta della cassazione, e tenere collegate le due interdizioni.
Infatti, una sentenza di condanna sui diritti Mediaset che confermi l’interdizione per 5 anni, diventerebbe importante per coprire il tempo che mancherà per arrivare alla conferma della condanna alla interdizione perpetua decisa in primo grado dalla sentenza del processo Ruby.
Dunque: l’interdizione temporanea a 5 anni è propedeutica a quella a cui la magistratura si sta preparando, al momento obbligata a rispettare i tempi occorrenti per soddisfare i tre gradi di giudizio previsti dalla costituzione. Poiché sarà proprio quella sul caso Ruby la sentenza risolutiva della guerra dei vent’anni tra il politico Berlusconi e la magistratura. Una tale vittoria, ostinatamente perseguita, consacrerà per chissà quanto decenni ancora il dominio di quest’ultima su tutti i poteri dello Stato, nessuno eccettuato. Una signoria senza opposizione, con un Pd prono e soddisfatto esecutore dei suoi comandi.

Il disegno della futura Italia è tutto qui. Ecco perché l’esclusione di Berlusconi dalla vita politica è, per la magistratura, assai più importante della condanna al carcere, visto che una tale condanna non potrebbe mai spingersi fino al carcere a vita. L’interdizione perpetua è invece l’equivalente dell’ergastolo in politica, meno vulnerabile sul piano della critica rispetto all’ergastolo da scontare dietro le sbarre.

Nella storia delle civiltà dei popoli non ricordo di aver letto di una magistratura tanto ambiziosa e spavalda come quella che agita le acque della nostra democrazia.
Berlusconi ha tante colpe, ma occorre fare attenzione che attraverso di esse non passi il disegno rivoluzionario di una magistratura che si mette sotto i piedi il potere politico, assoggettandolo e guidandolo, così come si fa nei nefasti regimi dittatoriali.
Al tempo del fascismo, la magistratura era sotto i piedi della politica. Ora stiamo facendo il percorso inverso.
Vediamo di non distrarci.

P.S. ore 18,32. La magistratura scherza col fuoco. Preludio alla guerra civile.

Il Pdl ha chiesto il blocco dell’attività parlamentare per la giornata di oggi, ottenendo l’appoggio, sia pure contrastato, del Pd.
Non è difficile immaginare che, ove il 30 luglio la cassazione confermasse la condanna e l’interdizione, la reazione del Pdl sarebbe clamorosa. Si parla di dimissioni di tutti i parlamentari pidiellini e, dunque, si avrebbe la necessità di indire nuove elezioni. In questo caso, nonostante la condanna e l’interdizione, potrebbe verificarsi la riproposizione della candidatura di Silvio Berlusconi a leader quantomento del Pdl o del nuovo partito in gestazione. Il popolo di centrodestra lo voterebbe, anche se la commissione elettorale imponesse la sua cancellazione dalla lista. Si aprirebbe uno scontro dagli esiti imprevedibili. Si formerebbero schieramenti a favore della magistratura e della commissione elettorale e schieramenti contrari. Forse di eguale peso. Ciò che aprirebbe alla possibilità di una vera e propria guerra civile.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart