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Guerra civile in vista?

11 Luglio 2013

Se Il Pdl non si squaglierà come neve al sole (esempi ne abbiamo avuti a iosa) la sentenza di condanna che la cassazione si preparerebbe ad emettere il 30 luglio, potrebbe rappresentare l’inizio di una guerra civile, come il 14 luglio 1789 la presa della Bastiglia avviò la rivolta popolare contro la classe degli aristocratici.
L’aria è satura di desiderio di ribellione. Molte sono le ragioni e molti gli obiettivi. Ma non v’è dubbio che la magistratura ha saputo attirarsi le antipatie e la rabbia in una dose così massiccia che oggi possiamo certamente dire che se c’è un qualche obiettivo che goda di discredito e che possa aver generato un malcontento paragonabile a quello che generò la casta aristocratica francese del 1789, questo obiettivo è rappresentato dalla casta per eccellenza, la magistratura, la quale esercita ormai dagli anni di Mani Pulite un potere eccessivo e debordante rispetto a quello assegnatole dalla costituzione.

Sentenze di condanna senza che risulti uno straccio di prova non sono state emesse solo nei confronti di Berlusconi: abbiamo visto fior di condannati uscire dopo anni dalla galera per non aver commesso il reato ascrittogli da magistrati frettolosi e poco preparati. Anni di vita annullati dalla malagiustizia. Oppure anni e anni che trascorrono prima di ottenere giustizia, causati da un accumulo di ritardi le cui motivazioni portate dagli addetti ai lavori non convincono gran parte dei cittadini. Per non dire dei privilegi della casta, a partire dalle carriere per finire alle distorsioni delle medesime. Mi riferisco in modo particolare al fatto che i presidenti delle magistrature superiori, corte costituzionale, cassazione e consiglio di Stato, si succedono velocemente uno dopo l’altro per assicurarsi, a spese dei contribuenti, una pensione più ricca grazie alla qualifica di giudice emerito.

E così via. Tanto è bastato nel corso di questi venti anni per suscitare in molti cittadini disprezzo e risentimento verso i magistrati finendo per metterli tutti a cuocere nello stesso paiolo, i cattivi insieme con i buoni, visto che quest’ultimi vivono in silenzio e senza reagire la malagiustizia degli altri.
Così nel popolo sta prevalendo l’opinione che tutta la magistratura debba essere riformata dalla testa ai piedi, gettando, come si suol dire, il bambino con l’acqua sporca.
È diventato difficile per molti distinguere rispetto alla voglia di cambiare.
Un po’ come successe nel 1789 con l’avvio della rivoluzione francese e l’infaticabile lavoro di madame la ghigliottina, che non si peritò di distinguere una testa dall’altra. Bastava appartenere all’aristocrazia per essere giudicati colpevoli.
Dunque la sentenza di condanna nei confronti di Berlusconi, ove fosse confermata il 30 luglio dalla cassazione, rappresenterebbe il classico fiammifero acceso che cade su di un pagliaio.

Il Pdl ha cominciato a scalpitare già ieri, chiedendo il blocco per un giorno dell’attività parlamentare. La motivazione ufficiale è stata quella della necessità di riflettere sulla insolita fretta dei giudici, i quali sostengono (in ciò avvertiti dal “Corriere della Sera”), di agire così per evitare che, cadendo in prescrizione alcune parti del processo sui diritti Mediaset, cadesse insieme, per inapplicabilità, la condanna della interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Condanna che espellerebbe dal senato e dalla ribalta politica il leader più forte dell’opposizione.
In realtà, il gesto di ieri, potrebbe anche essere visto come l’avvio di una prossima fiammata assai più consistente tesa a reagire al dominio della magistratura sulla politica, una volta per tutte, perdendo o vincendo, ma almeno provandoci.
La rivolta popolare contro la nuova aristocrazia, insomma. Intanto il Pdl ha provveduto ieri sera ad informare via e-mail tutti i suoi simpatizzanti con questo comunicato:

da questa mattina i gruppi parlamentari del Popolo della Libertà di Camera e Senato  sono riuniti in assemblea, per ragionare su come reagire all’ennesimo sfregio giudiziario cui ieri è stato sottoposto Silvio Berlusconi.
Dopo quanto successo ieri, siamo oramai alla vigilia di una decisione che potrebbe cancellare per via giudiziaria vent’anni di storia politica e privare di rappresentanza decine di milioni di italiani che dal 1994 hanno votato Berlusconi leader dei moderati.

Non è in questione solamente il destino di una persona che pure ha messo in gioco tutto se stesso vent’anni fa, invece di cercare un comodo accordo con i previsti vincitori:   sono in gioco i nostri valori, la democrazia, la libertà, la possibilità per i cittadini del  nostro Paese di scegliere da chi vogliono essere governati.
E’ come se fossimo tornati all’autunno del 1994. Allora un articolo del Corriere della Sera recapitò a Berlusconi il suo primo avviso di garanzia, senza che lui ne fosse informato prima dai magistrati e  mentre presiedeva a Napoli l’assemblea Onu contro la criminalità organizzata.
Ieri un pezzo dello stesso quotidiano ha “messo in guardia”: se la Cassazione avesse rispettato i normali tempi di giudizio, dopo la condanna definitiva a Berlusconi (ovviamente l’assoluzione non è ipotesi comtemplata) si sarebbe perso almeno un anno perché parte della pena sarebbe stata prescritta e dunque sarebbe stato necessario un altro processo in appello per rideterminarla.
Poche ore dopo l’uscita del pezzo,  la decisione della Cassazione di anticipare al 30 luglio la sentenza.

In questa situazione, siamo mobilitati, tutti insieme.
Abbiamo predisposto una serie di strumenti utili per questo e facilmente condivisibili on line.

1. Qui in forzasilvio.it trovi questo approfondimento sul processo diritti Mediaset: https://www.forzasilvio.it/news/4279

2. Nella homepage del sito  nazionale del Popolo della Libertà, www.pdl.it, trovi due infografiche da condividere in facebook e twitter.

3. In slideshare trovi una serie di slide che  puoi condividere online per spiegare la verità del processo diritti Mediaset: http://www.slideshare.net/pdl-approfondimenti/processo-mediaset

Dobbiamo essere consapevoli delle nostre ragioni e così essere capaci di farle conoscere a tutti i cittadini, compresi coloro che non ci votano ma che non sono accecati dall’odio contro Berlusconi.
Contiamo anche su di te. Grazie per quello che farai!

Come ho accennato all’inizio dubito che un partito moderato come il Pdl abbia la capacità di mostrare i muscoli e di esprimere il coraggio necessario a sostenere una battaglia di queste proporzioni (bisogna ricordarci, ad esempio, che se la politica, attraverso il parlamento, fa le leggi, la magistratura ha l’autorità di interpretarle e quindi modificarle a suo piacimento secondo le attualizzazioni di tempo in tempo ritenute, ad libitum, necessarie), ma se ciò accadesse, vista la posta in palio, non mi meraviglierei che si profilasse un percorso di tipo rivoluzionario, una specie di guerra civile che invece di essere combattuta con le armi, sarebbe affrontata a suon di oceaniche manifestazioni pubbliche, sempre di più, tuttavia, inacidite e pericolose. Un percorso così immaginato:

1 – Il 30 luglio la cassazione conferma la condanna di Silvio Berlusconi, il quale è chiamato ad abbandonare il senato e la partecipazione a qualsiasi pubblico ufficio. In realtà, sarebbe l’avvio di una condanna all’ergastolo politico che vedrebbe il suo compimento con la conferma, più avanti nel tempo, della interdizione perpetua richiesta da Ilda Boccassini per il caso Ruby ed accolta nella relativa sentenza di condanna di primo grado dal tribunale di Milano.

2 – Il Pdl (o il nuovo partito in gestazione) rifiuta di dare corso alla sentenza e tutti i suoi parlamentari si dimettono.

3- Il clamoroso gesto, che non avrebbe precedenti, non potrebbe essere sanato con una maggioranza tipo Pd-M5Stelle-Sel, poiché mancherebbe in parlamento la rappresentanza di milioni di cittadini che hanno votato regolarmente e che si deve presumere appoggino la rivoluzionaria protesta.

4 – La via delle elezioni è così l’unica praticabile.

5 – Il Pdl, o chi per esso, continuando a rifiutare la condanna del suo leader, inserisce nella propria lista e quale suo leader il condannato ed interdetto Silvio Berlusconi.

6 РProtesta dello schieramento avversario ed intervento della commissione elettorale che non permette la presentazione di una tale lista in cui ̬ presente il nome di Silvio Berlusconi.

7 – Il Pdl, o chi per esso, rinuncia a presentare la propria lista ed avvia una campagna di delegittimazione del percorso elettorale, suscitando un clamore internazionale senza precedenti.

8 – Gli elettori moderati si presentano al seggio e votano scrivendo e scegliendo un solo nome, anche se non presente sulla scheda: Silvio Berlusconi.

9 – A questo punto è l’inizio dello scontro. Da principio tra una parte del popolo e le istituzioni. Poi tra gli schieramenti opposti formati dai cittadini, con l’avvio di manifestazioni oceaniche in tutta Italia.

10. Se il Pdl, o chi per esso, non calerà le brache, sarà anche l’esempio di una speciale guerra civile di tipo partigiano combattuta senza le armi. Il terreno già ora è fertile abbastanza per prevedere la formazione di uno schieramento contro la magistratura composto trasversalmente da cittadini di varia militanza politica.
La pacificazione si avrebbe solo con la riforma della magistratura realizzata da una specie di nuovo Cln, unitamente al varo di una nuova costituzione che darebbe l’avvio alla terza repubblica.

Vi sembra fantapolitica?
Non credo.
Tutto ciò potrebbe esplodere a causa della sentenza di condanna del 30 luglio?
Sì. La sola condizione richiesta sarebbe la determinazione dei moderati a resistere e a lottare.


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2 Comments

  1. Commento by zarina — 11 Luglio 2013 @ 15:49

     

    Caro Di Monaco,   non so   se in questo nostro Paese   sia ancora possibile   esprimere liberamente il proprio pensiero, comunque   mi arrischio.

    Non sarà che   lo scontro e la guerra civile siano proprio gli obiettivi di certa sinistra? Sarebbe l’ultimo passaggio   per “giustificare”   e completare l’instaurazione del regime strisciante in atto. Il   “capo” c’è   e con una pantomima degna di una sceneggiata napoletana (..facimmo a mmuina..)   è rimasto al suo posto. Proprio non   ci credo al “sacrificio”.

    Ma non bisogna cadere nel tranello, il   popolo dei moderati, in quanto tale, non organizzato, privo di determinazione e cattiveria, sarebbe destinato a soccombere. Ci vorrebbe un risveglio, un sussulto di dignità, una   presa di coscienza   e un “capopopolo” dei moderati   che non vedo (ci hanno messo vent’anni ma SB   sono riusciti a metterlo fuori   gioco e poi non mi sembra   un capopopolo).     Si tratta della   maggioranza, ma sparpagliata   e confusa.  

    E’ fuor di dubbio che la situazione sia piuttosto critica e il rischio di degenerazione   purtroppo alto.   Certa sinistra itlaliana non digerisce il fatto di non essere riuscita   a prendere il potere assoluto   in questi sessantanni. Caduto il fascismo   aspettavano “baffone”, invece sono arrivati prima gli americani. Poi un quarantennio di democrazia che li ha lasciati sempre   all’opposizione   (anche se liberi   di occupare la magistratura, la scuola/università, la kultura, l’informazione) .   Quindi   il fallimento della “gioiosa macchina da guerra” (nonostante il supporto dell’operazione mani pulite) causato da un certo Silvio Berlusconi   che per tale ragione è stato fatto diventare il nemico pubblico numero uno,   il male assoluto da distruggere a tutti i costi anche a danno di tutto il Paese come si è visto e si continua a constatare.

    A volte   mi viene da pensare che forse un po’ di regime rosso da provare sulla pelle sarebbe stata una medicina utile in questo Paese.

    Cordialità

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Luglio 2013 @ 21:29

    Cara Zarina,

    non dimenticare che la marcia dei quarantamila negli anni ’60 dette una scossa pari ad una rivoluzione.

    Tuttavia, sono d’accordo con te. Non mi fiderei dei moderati italiani, a meno che non fossero guidati da una personalità coriacea e carismatica, che attualmente non c’è.

    Stiamo andando alla deriva, ci allontaniamo sempre più dalla democrazia…

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