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Berlusconi, con questa marmaglia non si tratta

12 Agosto 2010

Bocchino e i suoi, probabilmente su mandato del presidente della Camera, rispondono agli attacchi del Giornale, di Libero, e ormai della stampa tutta (si veda qui), sul caso Montecarlo e sulle note raccomandazioni alla Rai a favore dei Tulliani, minacciando di svelare chi sa che cosa sulle magagne di Berlusconi. Addirittura agendo anche su fronti sui quali l’opposizione non ha mai inteso muoversi. Come a dire: Prima abbiamo coperto Berlusconi dalle sue colpe. Ora non lo copriamo più.  
Bella lezione di moralità! Prima la moralità era stata messa, dunque, sotto i piedi. Solo ora se ne avverte lo scrupolo, ma per finalità squallidissime. Fini sprofonda sempre più in basso, avvinto come l’edera dalla ambiguità e dalla ipocrisia. Personaggi da evitare, quindi, questi finiani la cui doppiezza è ormai certificata. Se poi, come si pensa, tutta questa paccottiglia fosse stata ordita davvero dal presidente della Camera, ditemi voi come fa Napolitano a considerare la terza carica dello Stato super partes. Quante prove servono ancora a Napolitano per accorgersi che nei comportamenti di Fini si mescolano degli autentici sputi alle Istituzioni? Ma Napolitano ancora non vede, non sente e non parla.

I finiani sono assai peggiori di coloro che accusano. Confondono, ad esempio, Berlusconi con Feltri, con Belpietro e così via, dando per scontato che il presidente del Consiglio sia il mandante della campagna contro Fini. Potrebbe anche essere, ma potrebbe anche non essere, visto che abbiamo a che fare con direttori di giornale che detestano la linea politica di Fini, non da ora, e misurandone le contraddizioni e le indegnità istituzionali, hanno deciso di trovare una qualche strada per costringerlo alle dimissioni, visto che lui si dimostra attaccato alla poltrona come una tenia.

In realtà, questi giornali stanno rendendo un servizio al Paese, smascherando un presidente della Camera che, nell’esercizio delle sue funzioni, compie azioni disdicevoli e forse anche penalmente rilevanti.   Da ciò nasce l’obbligatorietà di Fini di dimettersi. Egli ha agito essendo presidente della Camera e avvalendosi dell’autorità che la carica gli conferisce, come dimostrano, ad esempio, le pressioni esercitate sulla Rai per sistemare i suoi nuovi familiari.

Le colpe di Berlusconi, quando fossero passate in giudicato dalla magistratura, risalgono agli anni lontani. Agli anni lontani risale pure l’acquisto della villa di Arcore, ad esempio, sulla quale villa già si è scritto abbastanza. Ossia Berlusconi, in quei lontani tempi, non ricopriva alcun incarico istituzionale. Rispolverare questioni vecchie e conosciute, la dice lunga sulle difficoltà in cui i finiani, e il loro leader in testa, si trovano a proposito dello scandalo monegasco e delle raccomandazioni in Rai.

Chi sa se Bocchino capirà mai la differenza. La sua azione, invece, è improntata unicamente a generare caos e vendetta fine a se stessa. Poiché il raffronto tra le due posizioni non è possibile. Fini ha compiuto le sue magagne nel mentre esercitava la funzione di presidente della Camera. A Berlusconi si possono rimproverare, durante il suo mandato di premier, piccole magagne, come ad esempio il suo smodato interesse per il gentil sesso. Non ci sono certo accuse penalmente rilevanti su attività compiute nell’esercizio del suo mandato.

Bocchino, poi, non si rende conto che puntare, come sembra, alle dimissioni del presidente del Consiglio, significa in buona sostanza rafforzare l’idea del premier di tornare al voto.

A differenza di Fini, Berlusconi è stato eletto dal popolo, il quale lo ha scelto, pur sapendo delle sue magagne, trite e ritrite dalla stampa, che ora lo smargiasso Bocchino intende riproporre orgogliosamente ma maldestramente.

Guai se qualche sprovveduto consigliere (Ghedini?) prendesse sul serio le sparate di Bocchino. Con questa marmaglia non si tratta. Faccia, Bocchino, quel che vuole. Gli elettori di Berlusconi lo hanno scelto pur conoscendo i suoi peccati, quelli grossi e quelli piccoli. Gli hanno affidato il governo del Paese, convinti che solo lui possa modernizzarlo. Non si faranno intimidire dalle smargiassate di un Bocchino alla fine, probabilmente, della sua carriera. Chi tornerà a votarlo, infatti?
Bocchino avrà la responsabilità di aver sollevato un inutile polverone, che potrà servire solo a nuocere al Paese.

Una cosa, infatti, è smascherare una carica istituzionale che intrallazza in forza del suo potere. Un’altra quella di rispolverare accuse notissime ovunque, anche all’estero, su operazioni commesse da un uomo prima di scendere in politica, i cui rilievi penali non hanno ancora ricevuto il giudizio definitivo della magistratura.

Se con certi finiani sembra di poter trattare, bisogna che questi si distinguano da Bocchino, Granata, Briguglio e qualche altro, e vengano allo scoperto. Li isolino come fomentatori di odio. I tre moschettieri rimarranno i soli ad abbaiare alla luna, rendendosi ridicoli. Ragazzini sono, e ragazzini resteranno.

La risposta più adeguata da parte del premier è quella di tornare al voto. Le alternative, in assenza di un ripensamento di molti finiani pentiti, non ci sono, oppure sono pericolose e dilatorie. Del resto, ormai ne è convinto anche Bossi.

Vedremo, allora, come gli elettori risponderanno alle smargiassate di questo piccolo Pierino.


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Bart