“Il signor Mozart si è svegliato” di Eva Baronsky

di Marisa Cecchetti  

Il 5 dicembre 1791, dopo l’ennesimo salasso praticato dal medico, Wolfang Amadeus Mozart muore a Vienna. Il Requiem rimasto incompiuto in seguito sarebbe stato affidato dalla moglie Costanze ad un abile allievo di Mozart, Kaver Sussmayr, che completò il “Lacrimosa”e scrisse le parti restanti, dallo “Offertorium” allo “Agnus Dei”. Il giorno successivo alla morte Mozart si risveglia ma, con un balzo temporale di oltre 200 anni, siamo all’inizio del XXI secolo. E’un barbone puzzolente di birra raccolto per pietà da due estranei.  
Lui li crede arcangeli, pensa di essere nell’aldilà e non sa dire chi lo abbia portato.  

Il suo linguaggio suona arcaico, lo prendono per un tipo un po’ originale. Il suo primo pensiero è quello di finire il “Requiem”, in effetti vede della carta sul tavolino e pensa che gli arcangeli stiano in attesa.  

Quella casa ha oggetti sconosciuti, addirittura anche uno strano congegno che sputa la musica senza che si vedano strumenti! Lavora in modo febbrile, ma la pila di spartiti rimane in quella casa   quando l’ospitalità finisce e lui viene cacciato in strada. Gira sotto falso nome perché ha capito che non è conveniente dire il proprio, nessuno lo crederebbe e neppure capirebbe.  

“Il signor Mozart si è svegliato” di Eva Baronsky, (ed. Elliot) è una storia che rimanda facilmente al topos del buon selvaggio che viene a contatto con la civiltà, sfruttato anche dalla cinematografia,ma qui non se ne sente il peso, tra sorprese, divertimento e commozione. La Baronsky segue Mozart nel suo dramma,nella solitudine,nell’impresa faticosa di ridefinirsi adeguandosi ai tempi. Anche alla musica.  

Scopre il jazz e ne è entusiasta, incontra una donna che lo fa soffrire, ne incontra un’altra e conosce l’amore!  

Guadagna ma non sa usare bene il denaro, l’amico Piotr cerca di dargli delle regole,non trova più il Requiem che ha terminato,per lavorare deve esibire documenti e non li ha, non sa niente della burocrazia. Qualcosa non funziona.  

Ma lui intanto trasforma tutto in musica, un gesto, una voce,un passo,una risata, e questo dà senso alla sua vita. Il romanzo, opera prima dell’autrice tedesca, coinvolge fino a far desiderare che questa reincarnazione sia reale.  

(dal “Corriere Nazionale”)

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