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Berlusconi e “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

13 Settembre 2013

Lo ricordate questo bellissimo film del 1975 di Miloš Forman con un interprete superbo quale fu Jack Nicholson?
Difficile dimenticarlo.

Il grande attore americano interpretava la parte di un ribelle indomito, insofferente alle regole della società. Così viene rinchiuso in una specie di riformatorio – manicomio, dove si cerca di correggerlo. Ma non ci si riesce. La sua personalità è troppo forte per soccombere. Da cui la scelta di una decisione che lo domerà: quella di sottoporlo all’intervento chirurgico al cervello, onde ammansirlo. L’operazione viene eseguita e la vittima ne esce ridotta ad un vegetale.

Ieri, parlando della situazione in cui si trova Silvio Berlusconi, ho sottolineato come mi stia convincendo che egli sia afflitto da una specie di sindrome di Stoccolma, proprio perché la forza dei suoi avversari lo sta spingendo verso la sottomissione provocata dall’insorgere della paura e dal riconoscimento della sua debolezza e perciò della sua inevitabile sconfitta. La via d’uscita, in coloro che ne sono colpiti, è la totale sudditanza e la continua ricerca di compiacere e idolatrare il vincitore.

L’articolo di stamani di Adalberto Signore sul “il Giornale”  raffigura una situazione psicologicamente disastrosa, qualche giorno fa inconcepibile.

Mi pare di capire che Berlusconi sia restio non solo ad andare in carcere, ma anche a vedersi accompagnato dai carabinieri all’esilio di Arcore una volta decaduto da senatore. Una specie di onta, e perciò da evitare ad ogni costo: probabilmente anticipando il voto della giunta con le proprie dimissioni.

Ho già scritto che sono mosse politicamente sbagliate e non capisco come un leader, quale egli è considerato da molti, si faccia confondere da persone che vedono la sua situazione da altre angolazioni, dalle quali l’idea della libertà e della democrazia da rispristinare in Italia è ben lontana. Gli avvocati si preoccupano di alleggerirgli l’espiazione della pena, i figli e gli amici di famiglia si preoccupano delle loro aziende, gli esponenti del Pdl si preoccupano di mantenere le proprie poltrone. Ma mi pare che solo la coppia Santanchè – Sallusti sia la più lucida ed abbia capito che  il rivendicare da parte di Berlusconi di:  1 – scontare la pena con il carcere; 2 –  non chiedere la grazia; 3 – non rassegnare le dimissioni dal senato, rappresentano il tridente con cui gettare nell’immondezzaio il marcio che ha incrostato le nostre istituzioni.

Di che cosa ha paura, Berlusconi? Della umiliazione? Ma non si tratta affatto di subire un’umiliazione, bensì di affermare la propria dignità, come la affermarono gli altri che ho più volte citato, scegliendo di difendere la democrazia e la libertà da dietro le sbarre di un carcere in cui erano stati relegati.

Ho la sensazione che su Berlusconi stiano lavorando i ferri della stessa operazione chirurgica imposta al personaggio interpretato da Jack Nicholson. E i chirurghi ahimè sono questa volta proprio coloro che sembrano volerlo proteggere nei suoi interessi personali, e così agendo non fanno nient’affatto l’interesse di un leader che scese in campo per salvare l’Italia.

Mi domando come sopravvivrebbe Berlusconi a questa resa, a questa operazione chirurgica che lo renderebbe, politicamente parlando, un vegetale?


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Bart