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Berlusconi, Mills, Mesiano e la giustizia

15 Novembre 2009

Uno dei privilegi di cui gode la magistratura è quello di poter interpretare le leggi. E’ vero che in cima alla piramide vi sono a verificare e a correggere la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale, ma, visti i tempi matusalemmici, quando esse intervengono la frittata è già bell’e consumata.

Leggo qui un articolo che, pur firmato dalla Redazione, ha tutta l’aria di essere stato scritto da qualcuno che di leggi e di procedure se n’intende. Il titolo è perentorio: “Sentenza Mills, ecco perché non vale contro il premier”

In buona sostanza, indica elementi giuridici in forza dei quali la condanna di David Mills non può assolutamente avere alcun riflesso sulla posizione di Silvio Berlusconi, poiché nessuno degli atti formatisi nel corso del giudizio che ha portato alla condanna dell’avvocato inglese, può essere utilizzato contro Silvio Berlusconi.

Uno dei passaggi significativi è questo:

“In sostanza le dichiarazioni e la confessione di avere intascato i soldi dal Cavaliere (ammissione che poi Mills si è rimangiato), hanno valore pari a zero in un eventuale processo contro il premier. A meno che (paradosso) non sia lo stesso premier a chiedere di acquisirle. Questi verbali possono essere utilizzati a processo solo allo scopo di accertarne la veridicità. Soltanto per verificare se Mills era credibile, ma non potranno essere esibiti contro Berlusconi, perché il suo difensore era assente quando Mills ha parlato, non ha partecipato alla loro formazione.
La sentenza di condanna per corruzione pronunciata dai giudici d’Appello nei confronti di David Mills, non sfiora neanche di striscio Silvio Berlusconi. Il quale non ha affatto bisogno che il nuovo ddl sul processo breve diventi legge, per sfuggire alla giustizia.”

Se le cose stessero così, proviamo a calarci nell’altra causa conosciuta come Lodo Mondadori, in cui il giudice Mesiano ha condannato poco più di un mese fa la Fininvest a pagare 750 milioni di euro, sostenendo che la corruzione del giudice Metta, sancita con sentenza definitiva, non poteva che farsi risalire al corruttore Silvio Berlusconi. Il quale Silvio Berlusconi nemmeno è stato citato e nemmeno è entrato nel processo in cui il giudice Metta è stato dichiarato corrotto.

Mesiano avrebbe, dunque, violato norme chiaramente scritte, permettendosi una interpretazione che la legge non gli consente?

Perché il giudice Mesiano è stato promosso, allora, se ha preso una così solenne cantonata?
Quelle dichiarazioni contro Berlusconi fatte nel corso di una cena in un pubblico locale, denunciate da Il Giornale, e poi dimenticate dallo stesso quotidiano, possono essere la spiegazione di un comportamento così palesemente violatorio?

L’estensore dell’articolo ha ragione o sta scrivendo delle baggianate? Se ha ragione, la sentenza di Mesiano è praticamente un colpo di mano e un vulnus della giustizia.

Come si può capire, la legge e le procedure per applicarla sono diventate un inestricabile guazzabuglio. Non da ora. Ma con l’accanimento giudiziario tenuto dalla magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi, tutti i topi che hanno appestato la giustizia sono usciti dalla stiva e sono saliti in coperta, alla luce del sole.

Non vi è dubbio che questo strapotere interpretativo porta con sé una corrosività in grado di sovvertire, almeno fino al momento in cui il processo giunge al vertice della piramide, la legge stessa.

Una intesa più o meno esplicita tra il pm e il giudice può arrivare senza alcun ostacolo sostanziale addirittura ad assolvere o a condannare un uomo rispettivamente colpevole o innocente, traducendosi di fatto in una discrezionalità che non è affatto consentita.

Come si possa rimediare, non so, ma sicuramente la separazione delle carriere, così che il giudice sia equidistante da accusa e difesa, è una soluzione necessaria. Ma necessario è pure l’accorciamento dei tempi di durata dei processi, così che se un giudice ha fatto i cavoli suoi di una legge, si possa, in tempi ragionevoli e molto più brevi degli attuali, rimediare ad una disinvolta e perfino, a volte, colpevole discrezionalità, e ridurne conseguentemente i danni.

Articoli correlati

Per avere un esempio delle contraddizioni in cui incorrono i magistrati, si veda qui, in cui si legge:

«La Corte d’appello di Milano (nella sentenza di condanna di Mills, ndr ) ha detto che si tratterebbe di corruzione susseguente in atti giudiziari senza che ci fosse accordo precedente. Ci sono due sentenze della Cassazione: una dice che la corruzione in atti giudiziari susse ­guente non esiste, l’altra dice il contra ­rio. Ecco, una norma ordinaria interpre ­tativa potrebbe chiarire. Però è il lodo per via costituzionale la strada mae ­stra ».

” La Giustizia? Una piovra”, intervista al Prof. Marco Morin, a cura di Stefano Lorenzetto. Qui.

Sui ritardi della giustizia scrive Anna Maria Greco. Qui.

“Alfano: “Non la faremo sotto dettatura dell’Anm”. Qui.


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