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Berlusconi ricordi “Qualcuno vol√≤ sul nido del cuculo”

9 Agosto 2013

Non so quanto la giornalista di Libero, Barbara Romano, sappia realmente di ciò che sta accadendo intorno a Berlusconi, sia nella sua casa domestica che in quella politica.

Ne scrive con accorata preoccupazione. Rivela che Berlusconi è afflitto da una crisi di nervi che lo tiene in forte agitazione da giorni, dal momento, ossia, in cui il discusso magistrato Antonio Esposito ha emesso la sentenza di condanna definitiva che lo scaccerà violentemente dalla scena politica.

Sta aspettando che Napolitano gli conceda una via di uscita: o la grazia o un geniale salvacondotto che lo rimetta a cavallo.
I suoi consiglieri stanno consumando tra andate e ritorni la strada che conduce al Quirinale, e cos√¨ Berlusconi √® costretto ad andare in su e gi√Ļ per la sua stanza, logorato dall’attesa, un po’ come succede all’anatra padre che sta aspettando la nascita dei suoi anatroccoli nel celebre cartone animato di Walt Disney, Il brutto anatroccolo.

Che errore, se davvero questa fosse la realt√†! Spero che la giornalista abbia lavorato un po’ di fantasia e che, al contrario del suo racconto, Berlusconi abbia le idee ben chiare su ci√≤ che politicamente deve fare.
Aspettarsi che Napolitano o il Pd gli gettino la scialuppa di salvataggio è una pura illusione e attaccarsi ad una simile speranza ha il grave effetto di provocare danni fisici e psicologici a lui e non ai suoi avversari, tra i quali vanno compresi i magistrati che stanno godendo della sua condanna.

Gli altri gongolano e lui paga il fio. Vi sembra che sia la situazione pi√Ļ conveniente per un leader di partito?
Lasciare che gli avversari stiano quieti a contemplare la candela che va rapidamente consumandosi alla fiamma della sentenza emessa da un magistrato rivelatosi assai discutibile, non è la reazione che ci si aspetta da un leader.
Un leader sa che ci si attende da lui dignità e resistenza, oltre che la capacità di una pronta e adeguata reazione.

Accucciarsi dopo la mazzata ricevuta alle spalle, e finire poi inginocchiato davanti agli avversari, supplicando la piet√†, ovvero la grazia o un salvacondotto, √® un comportamento spregevole, che costerebbe a Berlusconi la simpatia e l’affetto di molti suoi elettori. I quali si aspettano ben altro. Vale a dire, che egli sappia volgere a suo favore la condanna, provocando il crollo degli avversari.

Vi è un solo modo per ottenere un tale risultato. Andare fino in fondo nel gioco vile e proditorio preparato dai nemici, seguirne gli effetti e lavorare perché essi implodano contro chi ha tramato.
Per agire secondo questo disegno, si deve restare a testa alta, così come è tenuto a fare chi ambisce a conservare presso gli altri la sua dignità e il suo carisma. Dunque niente ricerca di compatimenti, niente attese di clemenza, che sono la spia di una debolezza non gradita, ma il combattimento senza resa, fino in fondo.

La sentenza condanna Berlusconi al carcere? Ebbene, Berlusconi vada in carcere. Ciò avrà il significato non di una umiliazione e di una resa, ma della volontà di combattere, e di dimostrare al mondo intero di quale orribile trama si è macchiata la nostra democrazia.

Con i dovuti distinguo, i Gandhi e i Mandela non hanno mai chiesto la grazia dagli avversari, ma hanno assecondato le loro condanne e sono finiti in carcere per anni e anni. Finché la loro condanna non è diventata uno scandalo agli occhi del mondo. Gandhi e Mandela sono diventati eroi e simboli della libertà e della democrazia. I poteri che hanno cercato di umiliarne e demolirne la dignità e la leadership sono stati macchiati per sempre da una colpa che la storia non perdonerà mai.

Vada in carcere, Berlusconi, e continui a combattere da dietro le sbarre. Rifiuti gli arresti domiciliari o i servizi sociali. Comprenda che queste offerte sono finalizzate a spuntare le sue armi, ad opacizzare ci√≤ che di osceno √® stato ordito sul suo conto per eliminarlo dalla scena politica, quale avversario temibile e scomodo, nonch√© imbattibile nell’alto consenso continuamente confermato dai suoi elettori.

Credo che sia suo diritto non accettare le offerte della procura di Milano e pretendere, invece, di scontare la sua pena nell’unico modo che gli conservi la propria dignit√† e il proprio carisma.
Ne ha diritto poich√© non √® un condannato comune, ma un leader di partito che ha segnato, nel bene e nel male, la storia italiana dell’ultimo ventennio.
L’accettazione di un qualunque ammorbidimento della pena, o addirittura della grazia o del salvacondotto, sarebbe una mutilazione: andrebbe ad incidere sulle qualit√† e sui valori che distinguono un leader da un uomo normale. Gli avversari otterrebbero pi√Ļ di quanto sperassero con la condanna, vale a dire otterrebbero non solo l’uscita di scena di Berlusconi in forza di conseguenze imposte dalla legge (incandidabilit√† e interdizione), ma la sua morte politica con l’espoliazione di tutti i valori che fanno di un uomo un leader: in primis dignit√†, coraggio, combattivit√†, fermezza, resistenza. Tolti a Berlusconi questi valori egli farebbe la fine del Jack Nicholson del film del 1975 di Milo√Ö¬° Forman, ‚ÄúQualcuno vol√≤ sul nido del cuculo‚ÄĚ, ridotto a uomo impotente, senza volont√†, portato in braccio, compassionevolmente, da un suo compagno.

Se Berlusconi non vuole diventare un Randle Patrick McMurphy (il personaggio interpretato da Jack Nicholson), vada in carcere. Lotti in tutti i modi affinché il regime non riesca nel suo intento di nascondere al mondo le proprie infamie.


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3 Comments

  1. Commento by Franco Cattaneo — 9 Agosto 2013 @ 14:04

    I magistrati mi sono sempre sembrati degli omuncoli meschini, con le loro invidie nei confronti dei colleghi (continui ricorsi contro le nomine di colleghi) e dei disgraziati che avevano la sventura di capitare ¬†sotto le loro grinfie, ¬†ed il loro aspetto (provate a guardarli in faccia, Lombroso ¬†avrebbe potuto scrivere un trattato sulle loro sembianze, mica che ce ne sia uno con una faccia normale). Per√≤ da quanto si viene a sapere sul presidente di sezione della cassazione Esposito, a parte il doppio lavoro (redditi ¬†certamente dichiarati al fisco), a parte il negare l’evidenza (sia davanti al CSM nel ’98, che oggi appigliandosi a particolari insignificanti “sessanta allievi e non ¬†settanta”) quello che pi√Ļ mi colpisce √® che costui circa quindici anni fa (quindi, se non erro, all’et√† ¬†di 58 anni – non certo un pivello di primo pelo) fosse ancora pretore a Sala Consilina e Sapri ¬†(non certo metropoli in cui si trattano ¬†cause da aver diritto a citazione nella giurisprudenza) ed adesso, grazie agli scatti di carriera automatici sia presidente di sezione della cassazione, essendovi giunto nonostante ¬†precedenti che sembrerebbero non proprio limpidi (anche se l’ha sfangata), e nonostante la sua grande esperienza di maestro dello iurem dicere.
    Cordialità
     
    Franco Cattaneo      

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Agosto 2013 @ 08:19

    Mi sono sempre chiesto come sia possibile che circa il 90% di magistrati che – a detta del magistrato Sisto del Pdl – svolge con seriet√† e competenza il proprio lavoro, nell’assoluto silenzio, lasci ad una minoranza effimera libero il campo per screditare l’ordine a cui appartiene.

    Possibile che nessuno in questo 90% abbia la schiena diritta per far sentire la propria voce e fermare la deriva giustizialista?

    E’ anche questo un motivo di grande preoccupazione.

  3. Commento by zarina — 10 Agosto 2013 @ 09:30

    Non so con quanta intima ¬† convinzione vengono stimati ¬† questi rapporti di forza all’interno della magistratura. Ma se la giustizia √® a questo punto di degrado (e chiss√† quante cose non si conoscono e non si conosceranno mai) ¬† non sar√† che ¬† le proporzioni sono esattamente ¬† l’opposto e che per ipocrisia ¬† o convenienza ¬† si preferisce non ammettere? ¬†

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