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Bisognerebbe che Sergio Romano…

6 Agosto 2011

Bisognerebbe che Sergio Romano fosse un po’ meno pavido e completasse il suo ragionamento che il lettore può trovare qui.

L’altra volta, dopo l’articolo di Polito che bacchettava Bersani, il Corriere della Sera pensò bene di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, chiamando Sergio Romano a bacchettare con ben due articoli il ministro Tremonti.
Il compito non era affatto difficile, dovendosi bacchettare un uomo di centrodestra, visto che è risaputo che a bacchettare uomini di sinistra il giornalismo nostrano ha una speciale allergia.

Ce l’ha anche, ovviamente, Sergio Romano, acuto notista di cose politiche, ma anche lui colpito dal viziaccio di chinare la testa ogni volta che incontra un uomo di sinistra.
Anche se pensa male dell’azione politica di quest’uomo, lo schiva, s’ingobbisce, rasenta il muro, finge di non conoscerlo. Mentre, se di là dalla strada, sullo stesso lato dell’uomo di sinistra, vede un uomo di centrodestra, ne annota tutti i difetti per scriverne il giorno dopo. Perfino se la cravatta è stonata con il vestito.

La lezioncina che con l’articolo di stamani ci ha voluto dare è di quelle che non fanno male a nessuno. Sono anzi abbastanza gradite, pure se Romano ci mette un ma. Ce lo mette sin dal titolo: “Bene ma non basta”.
E quando elenca le altre cose che mancano all’azione di governo, condivisibili, tralascia di indicare la più importante. La tralascia perché sarebbe un fervorino da rivolgere alla sinistra, e Romano non se la sente proprio di farlo.

Come potrebbe rivolgere alla sinistra, e a Bersani in modo speciale, l’invito a collaborare per uscire dalla tempesta che si è scatenata sull’Italia?
Come potrebbe rivolgere alla sinistra, e al Pd in modo particolare, che non è il caso di chiedere, in questa devastante congiuntura internazionale, una crisi di governo?
Bersani si irriterebbe. Gli passerebbe subito la ancor fresca soddisfazione provata l’altro giorno quando l’illustre ex ambasciatore pontificava sui guai del ministro Tremonti.

Per fortuna ci ha pensato Prodi a dire ciò che Romano stamani non ha voluto scrivere, quel Prodi che di solito è uno che sa mettere bene i piedi in due staffe, il quale questa volta però pare sia stato folgorato dalla Provvidenza.
Ci ha pensato anche Casini, che addirittura in parlamento, in diretta davanti a tutti gli italiani, ha invitato Bersani a smetterla di chiedere le dimissioni del premier, dicendogli chiaro e forte che il delicato e difficile momento richiede, al contrario, la collaborazioni di tutte le forze politiche con l’attuale governo.

A questo appello manca ancora quello dell’acuto Sergio Romano.
Difficile che non ci abbia pensato. Perché è troppo intelligente per non averci fatto un pensierino mentre scriveva l’editoriale di stamattina. Però in quel momento la tastiera deve aver fatto flop, come il circuito telematico delle borse qualche giorno fa.

Allora gli faccio io l’invito: la prossima volta prenda il coraggio a due mani, non abbia timore e dica a Bersani che è l’ora di finirla con il suo monotono refrain. Si rimbocchi le maniche e si dichiari disponibile per un incontro con il governo lasciando perdere saggiamente la richiesta di una crisi che danneggerebbe ancora di più l’Italia.

La speculazione si accanisce contro l’Italia, non tanto perché l’Italia è in fallimento, come ama dire la sinistra, ma perché la speculazione ha individuato nell’antiberlusconismo viscerale la debolezza dell’Italia. Una debolezza che impedisce al governo di operare nel pieno delle sue prerogative.

Spero di leggere l’invito di Romano quanto prima. Che sia però un invito netto, chiaro, convinto, come quello, ad esempio, che all’opposizione rivolge Alessandro Sallusti.

Altri articoli

“Bersani soffia sulla crisi ma tace sulle inchieste: “Tremonti dica chi paga”. Qui.

“Crisi globale, è allarme. Vertice d’emergenza del G7”. Qui.


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Bart