Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #18/22

2 Novembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio  #18

Caro figlio,

mi √® davvero difficile perdonarti, e questa lettera l’ho scritta dopo una lunga riflessione. √ą stata tua madre a convincermi che dovevo farlo. Devi ringraziare soprattutto lei. Non mi aspettavo da te questo comportamento. Che ti abbiamo fatto? Se c’√® stato nei nostri rapporti qualcosa che ti ha offeso, devi dirmelo, perch√© non l’ho fatto apposta. Sai bene che le tue lettere mi riempivano di gioia, e che sono sempre stato al tuo fianco per ogni cosa che facevi. Anche laggi√Ļ, in quell’isola che nemmeno so dove sia, io sono al tuo fianco, approvo ogni cosa che fai. Dunque, perch√© tenermi lontano da te? Che cosa mi nascondi? Cosa c’√® che ti turba? Non sei felice? Pensi di aver sbagliato la tua vita? Se √® cos√¨ sai bene che io ti aspetto a braccia aperte, e ti aspetta ancora di pi√Ļ tua madre. Ci farai felici, tornando. Se √® il pudore ad impedirti di rivelarci questa specie di sconfitta della tua vita, ricorda che noi siamo i tuoi genitori, coloro che ti hanno creato! Ogni tua cellula, ogni tuo sentimento, ogni tuo pensiero deriva da noi, nasce prima in noi per giungere a te. Noi non avvertiamo tutto ci√≤, perch√© siamo distratti dalla nostra vita, ma se io so che ci√≤ sar√† necessario, ricordati che ogni minuto della mia vita mi metter√≤ in ascolto di te, e ti giuro, ti giuro che sapr√≤ ogni cosa della tua vita. Non nascondermi niente, perci√≤, non mi costringere ad entrare in te! Sarebbe odioso, non voglio farlo. Non costringermi ad odiarmi per tutta la vita. Ma se mi costringerai, far√≤ anche questo abominio: entrer√≤ nella tua vita, ti priver√≤ della tua riservatezza, della tua libert√†!
Giselda √® quella dopo di noi, dopo tua madre e me, che ha sofferto di pi√Ļ la tua assenza. Ci teneva a conoscerti. Poi si √® consolata raccontandoci che ti deve aver visto da bambino, ad una delle feste a cui sei andato con degli amici. Si √® consolata cos√¨, poverina, ed io credo che neanche sia vero, e che abbia inventato tutto per rasserenare noi. √ą cos√¨ sensibile. Anche Anthony era imbarazzato, √® stato per tutta la cerimonia in silenzio e sono sicuro che in qualche modo si √® sentito colpevole. Quando il sacerdote ha unito in matrimonio il mio Donato e Giselda, Anthony stava accanto a me, l’ho sentito sussultare, non piangeva, ma era commosso, e forse un senso di colpa lo pervadeva, causato dalla tua assenza! Giselda era vestita di bianco, ed aveva un lungo strascico sorretto da quattro bambine, anche loro vestite di bianco. Quando al termine della cerimonia si sono baciati, ho pensato a te, al tuo matrimonio, al bacio che hai dato alla tua Jenny. Guardavo loro e intravedevo Jenny e te che stavate baciandovi vicino a loro. √ą stata una sensazione magnifica, anche se fulminea. Come se Jenny da lass√Ļ avesse voluto ricompensare la tua assenza, perch√© sono sicuro che questa visione che mi ha colpito √® opera della tua cara Jenny. Lei s√¨ che √® buona, non altrettanto posso dire di te. La sera spesso siamo tutti e quattro davanti al televisore, Giselda e Donato stanno seduti sul divano, mentre Olema ed ¬† io ci mettiamo seduti sulle due poltrone, anch’esse di pelle, che stanno alla destra del divano, vicino alla parete, e quando i programmi non sono cos√¨ interessanti, come purtroppo accade spesso, spengiamo il televisore e ci mettiamo a chiacchierare. Di che cosa? Dei problemi quotidiani, che sono molti e non ci d√†nno pace. Ci manca la serenit√†, e sono soprattutto le tasse che ci d√†nno le maggiori preoccupazioni. Cio√®, da noi accade, in questa cosiddetta civilt√† del benessere, che se un cittadino riesce a trovare lavoro, subito lo Stato lo perseguita con le tasse. Si paga su tutto, salvo, per ora, che sull’aria che respiriamo. La nostra societ√† ci costa molto, eppure ci opprime, ci corrode, ci degrada, ma per restarvi si deve pagare, cos√¨ come una prostituta deve pagare per la sua terribile vita il magnaccio che la protegge. Ma noi da che cosa ci protegge lo Stato, se per tutto quanto di negativo e di nefasto accade lo Stato non muove un dito per noi? Dilaga la corruzione, dilaga la droga, dilaga il crimine, dilaga l’egoismo, dilaga il sospetto, dilaga l’indifferenza, scompaiono l’amicizia, la solidariet√†, la giustizia sociale, l’amore. Lo Stato √® diventato onnivoro, anzich√© mettersi a disposizione del cittadino per aiutarlo a vivere, lo opprime, lo martirizza, lo tortura fino a togliergli la serenit√†. Ogni mattina, quando vado alla cassetta della posta, ho sempre il batticuore, temo di trovarvi qualche cattiva sorpresa. E spesso √® cos√¨. Non trovo pi√Ļ le tue lettere, invece, e anche questo mi ha tolto un po’ di gioia. Quando in mezzo alle lettere sgradite, c’era la tua lettera, come tutto cambiava! Quelle le trascuravo come se non mi fossero mai giunte, e vedevo solo la tua lettera, correvo in casa ad aprirla, mi mettevo tutto solo nello studio a leggerla, a centellinare le tue parole. Ho sempre letto le tue lettere due e anche tre volte. Solo dopo pensavo a tua madre. √ą sempre in cucina tua madre, e gliele leggevo l√†, tra i fornelli, Quando tua madre √® tra i fornelli √® difficile che stia ad ascoltarmi, ma per le tue lettere ha sempre fatto un’eccezione!
Ti immagino seduto sulla sabbia in riva all’oceano, come mi hai descritto una volta. Ora il tuo sguardo ti conduce in Inghilterra dove √® il tuo Anthony, chiss√† se qualche volta ti conduce qui da noi. Un tempo ero sicuro del filo che ci univa, oggi lo devo dividere con un altro punto del nostro pianeta. Vedo le lanterne sui crocicchi delle strade sterrate del villaggio dove hai deciso di spendere la tua vita. Non so nemmeno se porti la barba. Chiss√† perch√© ti immagino con la barba, una persona importante, che incute soggezione. Da ragazzo succedeva che incutessi soggezione anche a me, oltre che a tua madre. Facevi certi discorsi troppo seri per la tua et√†. Da dove gli vengono questi pensieri? dicevo a tua madre, ammirato di avere un figlio cos√¨ precoce. Poi mi sgomentavo un po’ pensando che queste tue riflessioni ti rubavano brani della tua giovinezza, e mi arrabbiavo con la vita, perch√© volevo vederti ragazzo, fare delle monellerie, combinare le birichinate che sono proprie dei ragazzi. Ma tu avevi ben altro per la testa, sin d’allora. Un predestinato, ecco che cos’eri, che cosa sei. Sono fiero di te, anche se questo orgoglio che nutro acuisce il dispiacere del contatto che ho perduto con te, senza che ne conosca la ragione. Qualche triste pensiero a volte mi attraversa la mente. Giselda e Donato sono i primi ad accorgersene. Da quando si sono ritirati a vivere qui da noi, mi tengono sotto la loro vigile protezione. Non mi perdono di vista un istante. Sanno che la tua assenza al loro matrimonio √® un cruccio che ancora mi perseguita. Temono che cada nella malinconia. Ma io sono un uomo forte, almeno credo di esserlo, lo sono sempre stato; momenti difficili ne ho gi√† passati, voi eravate piccoli, i denari ci mancavano e spesso i primi tempi del matrimonio faticavo a mettere insieme il pranzo con la cena, ma l’ostinazione che avevo di vincere le difficolt√†, di dare uno schiaffo alla sfortuna, di sfidarla, era cos√¨ prepotente, sgorgava con tale impeto che tutto riuscivo a superare chiss√† per quale miracolo. Era come se la disperazione avesse fatto un patto con me, dovevo scendere cio√® fino al punto pi√Ļ basso, fino all’abisso, vicino all’annientamento, e se fossi riuscito in questo essa mi avrebbe ricompensato con il premio della fortuna. Giornate difficili, ma memorabili! Se ci ripenso, mi inorgoglisco, mi meraviglio di aver compiuto questi miracoli. Chiss√† se ti ricordi niente della tua infanzia dentro queste mura. Ora sei davanti all’oceano, hai conosciuto abitudini diverse, spazi piccoli e immensi, sentimenti forti, anche quando sono nauseabondi e si vorrebbe disperderli, e invece entrano dentro le narici come il profumo di una rosa, sempre! Tu hai conosciuto i confini dell’anima a cui io non sono mai pervenuto. Ho dell’ammirazione, te l’ho detto qualche altra volta, mi pare, ma non mi stanco di ripeterlo. Perch√© allora non mi scrivi, perch√© mi lasci privo di una ricchezza che promana da te, una ricchezza che nasce nel momento in cui tu mi fai sentire che sono ancora e sar√≤ per sempre tuo padre. Non lasciarmi, non privarmi della tua vita. Nella cassetta della posta voglio trovare la tua lettera, voglio che mi aiuti a ritrovare una parte di me, quella parte che ti ho lasciato e che vive in te. Tuo padre Efisio.

¬ęSedetevi qua, e state a sentire. ¬Ľ Giselda e Donato erano entrati in casa sorridenti. Olema era come al solito in cucina. Si affacci√≤, forse cap√¨. Efisio stava davanti al televisore e ascoltava, come faceva tutte le sere, le notizie del telegiornale. Senza alzarsi si volt√≤ verso la coppia.
¬ęDevi aver vinto al superenalotto! ¬Ľ disse scherzando.
¬ęDi pi√Ļ! ¬Ľ disse Giselda. Olema svelta svelta si era andata a mettere a sedere sull’altra poltrona di pelle. Giselda e Donato stavano gi√† seduti sul divano. Avevano fatto una pausa. Era calato un velo di silenzio.
¬ęGiselda aspetta un bambino ¬Ľ disse Donato.
¬ęLo sapevo! ¬Ľ esclam√≤ Olema.
¬ęDavvero aspetti un bambino? ¬Ľ domand√≤ con un filo di voce Efisio.
¬ę√ą proprio vero, babbo ¬Ľ disse Donato che non riusciva pi√Ļ a contenere la gioia. Baci√≤ la sua Giselda.
¬ęAllora avr√≤ presto un nipotino. ¬Ľ
¬ęDiventerai nonno per la seconda volta, Efisio ¬Ľ disse Olema.
¬ę√ą come se fosse la prima volta, non √® vero Olema? ¬Ľ Le sorrise, Efisio.
¬ęAnthony lo abbiamo avuto quando era gi√† grandicello. Questo qui ce lo godremo sin dal principio! ¬Ľ disse Olema.
Pensarono un momento a questa loro nuova condizione, che stava per avverarsi. Si capiva che ci stavano pensando, e anche Giselda e Donato capirono, e fecero cadere un’altra breve pausa di silenzio. Poi Giselda torn√≤ a sorridere e a guardare soprattutto Olema, per vedere quanto fosse contenta. Olema traboccava di piacere. Dagli occhi si vedeva, e dal corpo che si agitava tutto. Se avesse potuto, avrebbe voluto gi√† tenerlo sulle braccia quel nipotino! Efisio invece correva con la fantasia, lo immaginava che gi√† camminava e stava sempre attorno a lui, e domandava questo e domandava quest’altro, un monello, un vero birichino che non gli dava pace e non gli permetteva pi√Ļ di avere un momento tutto per s√©. Lo vedeva con i suoi calzoncini corti, con le bretelle, le magliette colorate. Biondo o moro, aveva gli occhi furbi.
Pensarono per un momento al loro Anthony.
¬ęDove sar√†, ora? ¬Ľ
¬ęA studiare! Medicina √® una facolt√† impegnativa anche in Inghilterra, anzi laggi√Ļ sar√† ancora pi√Ļ difficile. ¬Ľ Era Olema.
¬ęMi fa pena pensare che forse non ha pi√Ļ tempo per svagarsi. Chiss√† se avr√† conosciuto qualche ragazza. Penser√† ancora a Rosa? ¬Ľ
¬ęPare di s√¨ ¬Ľ disse Giselda. ¬ęIeri Rosa mi ha mostrato una cartolina di Anthony. Sapete cosa c’era scritto? Ti abbraccio e ti ricordo sempre! Avete capito? Rosa era cos√¨ contenta! Non √® nemmeno arrossita nel mostrarmela. Anzi, sembrava fiera che Anthony le avesse dichiarato in questo modo cos√¨ scoperto il suo amore. ¬Ľ
¬ęSono ancora bambinate! ¬Ľ disse Efisio.
¬ęNon lo sono ¬Ľ disse Giselda. Donato le mise una mano sulla spalla.
¬ęSono d’accordo con Giselda. Rosa sar√† la sposa di Anthony. ¬Ľ
¬ęNe sei proprio sicuro? ¬Ľ Era Olema.
¬ęCi posso scommettere. ¬Ľ
¬ęCi scommetto anch’io. ¬Ľ Era Efisio.
Si sedettero a tavola pi√Ļ tardi del solito. Olema in cucina non si raccapezzava pi√Ļ, lasciava cuocere troppo o troppo poco. Giselda and√≤ subito a darle una mano. Anzi, a poco a poco si mise lei a preparare. Olema allora and√≤ a sedersi. Pos√≤ i gomiti sul tavolo, appoggi√≤ il viso sulle mani aperte. Sognava.

Dear Dad, Dear Son #18  

Dear son,

¬† ¬† ¬† It’s hard to forgive you and I’m writing this letter only after much thought. It was your mother who persuaded me I must, so she’s the one you must thank. I would never have expected this kind of behaviour from you. What have we done to you? If there’s something in our relationship that has offended you, you must tell me because I didn’t do it on purpose. You know your letters give me joy and that I’ve always supported you in everything you’ve done. I’m at your side even on that island whose whereabouts I don’t know and I approve of everything you do. So why do you keep me at a distance? What are you hiding from me? What’s worrying you? Aren’t you happy? Are you thinking you made a wrong choice in your life? If so, you know I await you with open arms and so does your mother. You’ll make us happy if you come back. If shame prevents you from telling us of some defeat in your life, remember we are your parents, the people who created you. Your every cell, feeling, thought comes from us, was born in us and passed on to you. We don’t notice all this because we’re distracted by our own life but if I find it’s necessary, I swear to you I’ll find out everything about your life. So don’t hide anything from me so as not to force me to enter into you! It would be hateful. I don’t want to do it. Don’t compel me to hate myself for the rest of my life. But if you do force me, I will do this abomination – I will enter into your life and deprive you of your privacy and your liberty. ¬†
¬† ¬† ¬† After your mother and me, Giselda was the one who suffered most from you not being at the wedding. She felt she knew you. She comforted herself by telling us she must have seen you as a child, at one of the parties you went to with your friends. She comforted herself, poor girl, but I believe it’s not true and that she made it up to make us feel happier. She’s very sensitive. Anthony was embarrassed too. He was silent throughout the ceremony and I feel sure he somehow felt guilty. When the priest united Donato and Giselda in matrimony, Anthony was beside me and I felt him give a little start. He wasn’t crying but he was moved and perhaps he felt some guilt because you weren’t there.
¬† ¬† ¬† Giselda wore white with a long train held by four little girls also dressed in white. When the couple kissed at the end of the ceremony, I thought of you and your wedding and the kiss you gave Jenny. I was watching them and near them I caught a glimpse of you and Jenny kissing each other. It was a wonderful though fleeting moment. As if Jenny in heaven wanted to make up for your absence, because I’m certain the vision I had was the work of your dear Jenny. She’s good but I can’t say the same of you.
¬† ¬† ¬† In the evenings sometimes all four of us watch TV together, Giselda and Donato together on the leather couch and Olema and I in the leather armchairs on the right of the couch near the wall. When the programmes aren’t very interesting (which is often) we turn off the TV and chat. What about? About the day-to-day problems which are numerous and persistent. There’s no peace of mind and it’s taxes that are the most worrying. When someone finds work in this so-called affluent society, the state immediately hounds him for taxes. We pay taxes on everything except the air we breathe… so far, that is. Our society costs us dear while it oppresses, corrodes and degrades us, but we have to pay to live here, like a prostitute has to pay her pimp for protecting her and the wretched life she leads. And what does the state protect us from when it doesn’t lift a finger whenever anything negative or wicked happens? Corruption, drugs, crime, selfishness, suspicion and indifference are rife while friendship, solidarity, social justice and love are disappearing. The state is now omnivorous and instead of being there to help people to live, it oppresses, makes martyrs and tortures so all peace of mind is destroyed. When I go to the post box in the morning, my heart thuds because I fear I may find some horrid surprise. And often I do.
¬† ¬† ¬† And now I don’t find any letter from you and this too has diminished my happiness. When I used to find a letter from you in amongst the unpleasant ones, everything would change. I ignored the others as if they’d never arrived. I’d run to the house, shut myself up in my study and read it, savouring every word. I always read your letters two or even three times. Only then would I think of your mother. Your mother’s always in the kitchen and I’d read them to her there, at the cooker. When your mother’s got pots and pans on the cooker, she hardly hears me but she always made an exception for your letters.
¬† ¬† ¬† I picture you sitting on the beach beside the sea as you once said in a letter. Now your gaze turns in the direction of England where Anthony is. Who knows, perhaps he’ll bring you here one day. At one time I was sure of the tie between us but now I must share you with another part of the planet. I see the lamps at the crossroads of the dirt roads in the village where you’ve decided to spend the rest of your life. I wonder if you have a beard. I’ve no idea why I imagine you with a beard – like an important person, a man who inspires respect. Even as a boy you sometimes had this effect on me as well as your mother. You talked about things that were too serious for a boy of your age. “Where does he get these ideas?” I’d say to your mother, in admiration of such a precocious child. Then I’d be rather dismayed and think your thoughts were robbing you of part of your childhood and I’d be angry with life because I wanted you to be a boy like any other boy, getting up to mischief and playing pranks as boys do. But you had quite different things in your head, even then. A man of destiny, that’s what you were and what you are. I’m proud of you but this pride I have sharpens my regret that I’ve lost touch with you without knowing why.
¬† ¬† ¬† Giselda and Donato were the first to notice this. They’ve been keeping a watchful eye on me since they came to live here with us. They hardly let me out of their sight. They know it still distresses me that you didn’t come to the wedding. They’re afraid I’ll become depressed but I’m a strong man (at least I think I am) and always have been. I’ve had difficult times. When you boys were little, we had very little money and often in the early years of our marriage, it was hard to put a proper dinner on the table. But the obstinacy I had in overcoming our difficulties, in cocking a snook at misfortune, was so strong and poured out of me with such force that I overcame them all by some kind of miracle. It was as if desperation had made a pact with me – I had to reach rock bottom, go down into the abyss and almost to extinction and if I survived that, it would reward me with good fortune. Difficult times but memorable. When I think about them, I’m proud and I marvel at the way I did those things.
¬† ¬† ¬† I wonder if you remember anything of your early childhood within the Walls. Now that you live by the ocean, you’ve encountered new customs, small and immense spaces and strong feelings. Even when these are repulsive and you’d rather be rid of them, they always find a way in. You’ve known frontiers of the spirit that I never have. I admire this, as I think I’ve told you before, but I don’t tire of repeating it. Now that you don’t write to me any more, you leave me without the richness that emanates from you, the richness I found when you made me feel that I am still and always will be your father. Don’t abandon me, don’t deprive me of your life. I want to find a letter from you in the letter box, I want you to help me find a part of me, that part which I bequeathed to you and which lives in you.
Your father
Efisio

“Sit down in here, both of you, and listen.”
      Giselda and Donato had come into the house smiling. Olema was in the kitchen as usual but she came into the sitting room now. Perhaps she had guessed. Efisio was sitting in front of the television watching the news as he did every evening. Without getting up, he turned towards the couple.
¬† ¬† ¬† “You look as if you’ve won the lottery!” he said jokingly.
¬† ¬† ¬† “Better than that!” said Giselda.
      Olema quickly sat down in an armchair. Giselda and Donato were already sitting on the couch. There was a pause.
¬† ¬† ¬† Then Donato said, “We’re expecting a baby.” ¬†
¬† ¬† ¬† “I knew it!” Olema exclaimed.
¬† ¬† ¬† “Are you sure?” asked Efisio in a whisper.
¬† ¬† ¬† “It’s true, dad,” said Donato who couldn’t suppress his joy any more. He kissed Giselda.
¬† ¬† ¬† “So I’ll soon have a grandchild.”
¬† ¬† ¬† “You’ll be a grandpa for the second time, Efisio,” Olema said.
¬† ¬† ¬† “It’s feels like the first time, don’t you think, Olema?” He smiled at her.
¬† ¬† ¬† “We had Anthony when he was already a boy,” she said. “This time we’ll enjoy the baby from the beginning.”
¬† ¬† ¬† They both thought for a moment of the new state they were about to enter into. Giselda and Donato understood what they were thinking and were silent for a while. Then Giselda smiled again and looked at her mother-in-law to see if she was really happy but Olema was overflowing with delight. You could see it in her eyes and in her trembling body. If she could, she would already have been holding her grandchild in her arms. Efisio’s imagination, on the other hand, was running away with him. He saw the child already walking, always with his grandpa, asking questions about this and about that, a scamp of a child, a little monkey who gave you no peace and never let you have a moment to yourself. He saw him in little trousers with braces and a brightly-coloured T-shirt. Dark hair or fair, he had roguish eyes.
      For a moment they all thought of Anthony.
¬† ¬† ¬† “I wonder where is he now,” said Efisio.
¬† ¬† ¬† “At his books!” Olema said. “Studying medicine is very demanding in England, even more than it is here I’ve heard.”
¬† ¬† ¬† Efisio said, “It worries me to think that perhaps he doesn’t have time to enjoy himself any more. I wonder if he’s met any girls. Is he still thinking of Rosa, do you think?”
¬† ¬† ¬† “It seems so,” said Giselda. “Yesterday she showed me a postcard from him. Do you know what it said? ‚ÄėI send you a hug and I’m always thinking of you.’ Do you understand? Rosa was so happy. She didn’t even blush when she showed it to me. Quite the contrary. She seemed proud that Anthony had declared his love so openly.”
¬† ¬† ¬† “But they’re still children!” said Efisio.
¬† ¬† ¬† “No,” said Giselda, “they’re not.”
¬† ¬† ¬† Donato put a hand on her shoulder. “I agree with Giselda. Rosa will be Anthony’s wife.”
¬† ¬† ¬† “Are you really so sure?” Olema asked him.
¬† ¬† ¬† “I’d bet on it.”
¬† ¬† ¬† “So would I,” said Efisio.
¬† ¬† ¬† They sat longer at the dinner table than usual that evening. In the kitchen, Olema couldn’t concentrate, letting some things cook too long and others not long enough. Giselda went to give her a hand and eventually she did it all while Olema went and sat down. She put her elbows on the table and rested her face on her hands. She was dreaming.


Letto 4392 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Commento by Mike Harmon — 2 Novembre 2008 @ 06:15

    Great post. I will read your posts frequently. Added you to the RSS reader.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart