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Ci guadagna solo Casini

11 Novembre 2011

E proprio questo dimostra che il cammino all’indietro verso la prima Repubblica sta per raggiungere il traguardo. Tutti ci cercano, va dicendo Casini, e ci credo.
La mossa di Napolitano, che continuo a giudicare un errore (e gli avvenimenti di queste ore lo stanno dimostrando) ha provocato un’esplosione che, a mio avviso, non era prevista di tale portata.

Il percorso che ci ha portato al bipolarismo, ancorché imperfetto, è stato ostruito da una frana e non si può più andare avanti, ma solo voltarsi per tornare indietro.
Ciò che si era sedimentato nella direzione di un sistema bipolare si è frantumato e nessun collante potrà più rimetterlo in piedi.

In questo totale sbandamento, i pavidi cercano Casini. Chi meglio di lui può guidare il cammino a ritroso? Nessuno. Casini non solo viene da lì, ma non se ne è mai allontanato. È il padrone di casa della prima Repubblica, l’uomo che vi si muoverà a suo agio, disponendo come un monarca assoluto dei sì e dei no.

Nel caos in cui l’ipotesi del governo Monti ha gettato le forze bipolari, dà agli sbandati un’unica certezza, rispetto alle incognite che li attendono: la prima Repubblica. Essa è un madre conosciuta e sperimentata. I suoi guasti non se ne sono mai andati, anzi sono stati introiettati e hanno fatto da humus alla politica incerta di questi anni. Essa ha dimostrato di essere, pur piena di vizi e di difetti, indistruttibile.
Così Casini in questi giorni sta assumendo agli occhi di costoro la figura di un nume tutelare, la cui protezione potrebbe essere garanzia di immortalità.

Anch’io credo che per scongiurare questo ritorno e poter arginare la paura e lo sbandamento che sta invadendo il mondo politico, l’unica soluzione siano le elezioni anticipate.
Si dice che i mercati non aspetteranno di qui a febbraio, e ci faranno fallire.
Il mio punto di vista è che le conseguenze non cambieranno sia nell’ipotesi di varare il governo Monti sia con la scelta delle elezioni anticipate.
Il motivo è semplice. Da ciò che sta accadendo in queste ore, dalle liti e dai distinguo che si vanno concretizzando, io non credo che Monti riuscirà a cavare un ragno dal buco. Durerà molto poco e tra contrasti arcigni e insormontabili.

Se fossi un mago e potessi, attraverso la sfera di cristallo, vedere che Monti riuscirà a fare gli interventi richiesti dall’Ue e mettere in sicurezza il nostro Paese, mi piegherei, anche se malvolentieri, allo sconquasso politico che si va prefigurando. Ma io non credo che l’eventuale governo Monti possa fare alcunché. Anzi, la mia speranza è che Monti si renda subito conto delle difficoltà e non accetti neppure l’incarico, in modo da spianare la strada al male minore, le elezioni anticipate.
Un governo Monti nel pieno delle sue funzioni, ossia consacrato dalla fiducia delle Camere, che fallisse la sua missione, provocherebbe un boato sui mercati, assai più pericoloso e dannoso dell’annuncio delle elezioni anticipate.

Va sottolineato che se Monti, avvertito delle difficoltà, rinunciasse all’incarico prima della fiducia, toccherebbe al premier dimissionario Berlusconi condurci alle elezioni anticipate.   Ottenuta la fiducia, toccherebbe invece a Mario Monti.

Non vi è dubbio, peraltro, che le elezioni anticipate restano anch’esse un’incognita. Soprattutto perché tutti i sondaggi danno vincente lo schieramento di sinistra. È molto probabile, perciò, che sarà difficile che gli impegni richiesti dall’Europa siano soddisfatti da questo tipo di governo.
E allora? Che cosa accadrebbe? È una risposta che, permettetemi, non voglio, per timore, dare.

L’unica soluzione, la meno dannosa, sarebbe quella che gli elettori tornassero a premiare il centrodestra (con o senza Berlusconi) con una maggioranza schiacciante, così da mettere il nuovo governo nella condizione di adempiere a tali impegni.

Accadrà?
Ci credo poco, ma è anche vero che la speranza è l’ultima a morire.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“Operazione verità sul domani” di Emanuele Macaluso. Qui.

Il Financial Times sulla crisi. Qui.

“Fini disse: “Mi dimetto quando Silvio lascia” Perché ora non lo fa?” di Andrea Indini. Qui.


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