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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

12 Giugno 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

The Road

The Road
John Hillcoat, 2009
Javier Aguirresarobe
Viggo Mortensen, Kodi Smit-Mcphee, Charlize Theron, Guy Pearce, Robert Duvall, Molly Parker, Michael K. Williams, Garret Dillahunt, Brenna Roth, Jeremy Ambler.
Venezia 2009, concorso.

Il mondo lentamente muore. Nessun animale sopravvissuto, sparite le coltivazioni. Strade popolate da profughi e bande di armati in cerca di carburante e cibo. Il cannibalismo è la grande paura. «Papà! » «È tutto ok, è solo un altro terremoto ». Padre (Mortensen) e figlio (Smit-Mcphee), sopravvissuti alla catastrofe – probabilmente ambientale, non sappiamo – vanno verso il Sud spingendo un carrello di supermercato. Il mondo è grigio, la desolazione spinge al suicidio. È stata, tra le tante, anche la sorte del personaggio interpretato da Charlize Theron. La donna ha preferito lasciare marito e figlio al loro destino: «Morì da qualche parte nell’oscurità. Non ci sono altre storie da raccontare ». Quello che una volta non era “un paese per vecchi” ora non è più un paese. Dallo stesso autore   (Cormac McCarthy) del romanzo tradotto in cinema da Ethan e Joel Coen ora il regista australiano Hillcoat (La proposta, 2005) prende il libro premiato con il Pulitzer nel 2006. Ma Hillcoat non si chiama Coen e non ha lo sguardo spietato e sarcastico dei due geniali fratelli. In The Road l’armamentario catastrofico è dispiegato con stretta diligenza, le atmosfere sono giuste (orribili, ansiogene, cupe e a volte oscure), il mix di desolazione universale e di disperazione interiore trova adeguata misura nel rapporto affettuoso e discretamente intimo di padre e figlio, impegnati nella lotta per la sopravvivenza. Ma non c’è progressione né catarsi. C’è piuttosto una serie   di flash, poco efficace sul lato emozionale, in cui con cadenza regolare Mortensen “vede” riapparire la moglie in scene di vita vissuta. Rimane la grande sofferenza, male riscattata da un finale alquanto posticcio e simbolico. Arrivati finalmente in vista dell’Oceano, accolti da un mare che ha per sempre perduto il suo colore blu, padre e figlio non possono più restare insieme. L’uomo, sfinito e ferito, muore e lascia solo il bambino. Tutto sembra perduto, ma ecco spuntare un uomo. «Tu sei dei buoni? », gli chiede il piccolo, «Hai il fuoco dentro? ». E spunta tutta la famiglia, moglie, due figli e perfino il cane. Bravi gli interpreti.

Diciotto anni dopo

Diciotto anni dopo
Edoardo Leo, 2009
Fotografia Pietro Maria Tirabassi
Edoardo Leo, Marco Bonini, Sabrina Impacciatore, Gabriele Ferzetti, Eugenia Costantini, Pasquale Anselmo, Luisa De Santis, Vinicio Marchioni, Anna D’Andrea, Tommaso Olivieri, Valario Aprea, Max Mazzotta, Carlotta Natoli.

Mirko (Leo) e Genziano (Bonini), due fratelli sulla trentina, non si vedono da 18 anni e si incontrano di nuovo alla morte del loro padre. Non si sono mai più parlati. Mirko tira avanti l’officina del genitore, ha via via accentuato la balbuzie e vive in una sorta di bamboleggiamento, supportato amorevolemente dalla moglie Mirella (Impacciatore). Genziano se n’è andato a Londra col nonno (Ferzetti), a trafficare con gli investimenti finanziari. Tra i fratelli c’è qualcosa di irrisolto, in profondità. È giallo ed è anche comico. Marcello, il defunto, ha lasciato una lettera nella quale esprime la volontà che le proprie ceneri siano trasportate a Scilla (Reggio Calabria), appunto là dove morì la moglie nell’incidente d’auto che vide coinvolti anche Mirko e Genziano. Il viaggio va fatto con la medesima auto, una Morgan spider, allora semidistrutta e poi da Marcello ricostruita pezzo per pezzo, anno dopo anno (18 anni). Genziano partecipa con riluttanza. Mirko è titubante. Partono con la Morgan resuscitata (non pensate alla Gran Torino di Kowalski, né Leo né Bonini sono Eastwood) e alla fine del viaggio tutto sarà cambiato, i loro nodi saranno sciolti, la loro vita potrà riprendere, ridimensionata,   rigenerata. Il nonno, intanto, avrà rivelato a Mirella ed a noi i segreti di quel lontano incidente. Il nipotino, figlio di Mirko e Mirella, avrà preso una certa confidenza con i temi della morte. Perfino una giovane viandante (Costantini) in cerca dell’amore perduto, incontrata dai due fratelli per le strade calabresi, si sarà resa utile alla sceneggiatura. E allora? Si capisce che l’intento di Leo e Bonini, bravi attori al debutto autoriale, sarebbe di non scherzare più di tanto.   Il concreto e l’astratto, il paradosso, l’assurdo e il verosimile si rincorrono in una giostra semimacabra. Lo spettatore attento e volenteroso coglierà varie indicazioni per lo studio dei caratteri e per la lettura psicoanalitica del loro sviluppo. Però il risultato artistico segna una prevalenza della macchietta. E i tempi delle sequenze sono quelli del nonno Ferzetti, molto più “ironico” che nell’Avventura di Antonioni, ma molto più “posato”.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart